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AA.VV. - La dieta kasher - 15/07/2015 -

La dieta kasher
AA.VV.
A cura di Rossella Tercatin
Prefazione Giorgio Mortara
Giuntina

Nei giorni della più importante liturgia giudaica, quella della Pasqua (Pesach, quest’anno dal 4 all’11), la lettura del libro La dieta kasher, storia, regole e benefici dell’alimentazione ebraica (La Giuntina) introduce alla comprensione dei testi sacri del popolo eletto, dalla Torà al Talmud, e dell’intero corpus di regole che da essi deriva. E rende più suggestivi i rituali: erbe amare, agnello e pane azzimo sulla tavola imbandita, recitando l’«Haggadah», omelia rabbinica pasquale.

L’opera enumera, esplora e spiega le norme sull’alimentazione kasher, ovvero sul cibo idoneo a essere consumato dagli ebrei. E racconta origini ed evoluzioni del pensiero della Terra d’Israele. Tutto parte da un concetto fondamentale: ciò che mangiamo influenza profondamente la nostra natura morale. Il filosofo, rabbino e medico spagnolo Mosè Maimonide (XII secolo), conoscitore di Ippocrate e della medicina islamica, disserta di igiene e salute, cibo e bevande, conciliando il pensiero aristotelico con la Torà. Parla di meditazione e psicosomatica.

Quantità e qualità del cibo, attività fisica e regolare espulsione delle scorie i punti fondamentali della sua scienza medica. Che, insieme, alle altre prescrizioni bibliche, sono rimati invariati nei secoli: oggi le procedure, le ispezioni sulle filiere e le certificazioni dei prodotti fanno della kasherizzazione uno stile alimentare sano e affidabile, adatto anche ai vegani, ai vegetariani e a chi soffre di intolleranze.

In America è un boom: su 6 milioni di ebrei, i consumatori kasher sono più del doppio. Le Comunità Ebraiche Italiane sono impegnate in un progetto per la certificazione Kasher dei prodotti Made in Italy. I testi raccolti nel libro, a cura di Rossella Tercatin, con il contributo dell’Associazione medica ebraica (la prefazione è del Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni), affrontano temi cruciali. La proibizione in natura di incroci e castrazioni, il divieto di causare dolore agli animali: si ricorre alla Shechità, la macellazione rituale su ovini, bovini e caprini. O le contaminazioni culturali provocate dalla diaspora, da cui sono nate le forme ibride di cucina: quella ebraico libano-siriana, la spagnola, la turca, la marocchina, la polacca, l’italiana.

Come spiegare, infine, le differenze tra ricette ashkenazite, dell’Est europeo, e quelle sefardite, provenienti dalla penisola iberica (e quindi tra kòsher, nella pronuncia ashkenazita, e kashèr)? La questione è identitaria: le divide il mar Mediterraneo

Donata Marrazzo - Il Sole 24 Ore

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Ci scrive l'inventore della carta stampata.. 28/07/2014 -
Il cinema israeliano contemporaneo 04/01/2010 -

Il cinema israeliano contemporaneo
a cura di Maurizio G. De Bonis, Ariel Schweitzer, Giovanni Spagnoletti
Marsilio

Ormai da circa dieci anni, il cinema israeliano è ospite fisso delle maggiori manifestazioni cinematografiche internazionali e riscuote sempre maggiore interesse anche in ambito critico.
Questo studio approfondito su una cinematografia “nuova ed emergente”, è il primo volume pubblicato sull’argomento nel nostro paese e analizza il fenomeno di una cinematografia che, pur avendo a disposizione modeste risorse economiche, è stata in grado in poco tempo di dar vita a un significativo cinema d’autore dalle caratteristiche critico-innovative. Il tutto evidenziando le tematiche che attraversano la società israeliana: dal problema del conflitto con il mondo arabo-palestinese alla condizione della donna, dai rapporti tra religione e laicità dello Stato ai temi della violenza e della guerra. Si tratta, dunque, di un testo importante per gli studiosi ma anche per quel pubblico curioso che non vuol fermarsi alle apparenze e alle notizie superficiali ma che intende invece affrontare tematiche altrimenti sconosciute.

AA.VV. - Pro Armenia. Voci ebraiche sul genocidio armeno - 21/04/2015 -
Viva Israele 10/08/2009 -

Magdi Allam
Viva Israele.
Dall'ideologia della morte alla civiltà della vita: la mia storia
Mondadori

In questo libro autobiografico Magdi Allam, giornalista e saggista che da anni si occupa di eventi politici, economici e culturali dell’area mediorientale, parla alle coscienze di tutti; dietro l'intransigenza con cui si tutela il diritto di Israele all'esistenza e alla pace c'è la fermezza con cui si protegge la nostra società dai pericoli di infiltrazione e legittimazione dell'ideologia della morte. In queste pagine l’autore racconta il suo lento e sofferto percorso esistenziale dall’ideologia della menzogna, della dittatura e della morte alla civiltà della verità, della libertà e della pace fino a maturare il convincimento che, oggi più che mai, la difesa del valore della sacralità della vita coincide con la difesa del diritto di Israele ad esistere.

Perché i tedeschi? Perché gli ebrei? 01/08/2013 -

Goetz Aly
Perché i tedeschi?  Perché gli ebrei?
Einaudi

Da quasi settant'anni gli storici di tutto il mondo si arrovellano per cercare di capire come sia potuto accadere che un paese civilissimo come la Germania sia sceso a un livello di barbarie tanto abietto da mettere in atto lo sterminio di sei milioni di ebrei. Una risposta convincente arriva dal saggio di Aly che prende in esame la storia tedesca dal 1800 al 1933 e giunge alla conclusione che il motore principale dell'antisemitismo germanico è stato il "Neid", l'invidia. "Nel 1900 i ragazzi ebrei berlinesi con la maturità in tasca erano dieci volte più numerosi di quelli di religione cristiana", dice l'autore, e i tedeschi soffrivano di un "complesso di inferiorità", di un'invidia provocata dalla "sensazione di debolezza", e per questo si avvicinarono all'associazionismo, non solo di tipo privato, ma anche politico, che avrebbe portato al nazionalsocialismo. Un libro per leggere la storia tedesca ed europea senza incorrere nell'errore di credere "che gli antisemiti di ieri siano persone tanto diverse da quelle di oggi".

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