venerdi 09 dicembre 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Dubai ricorda la Notte dei Cristalli (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






Il Foglio Rassegna Stampa
01.06.2022 Prigionieri di Erdogan
Analisi di Paola Peduzzi

Testata: Il Foglio
Data: 01 giugno 2022
Pagina: 1
Autore: Paola Peduzzi
Titolo: «Prigionieri di Erdogan»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 01/06/2022 a pag.1, con il titolo "Prigionieri di Erdogan", l'analisi di Paola Peduzzi.

Risultati immagini per paola peduzzi
Paola Peduzzi

Chi è Erdogan, il Sultano di Ankara che ha invaso la Siria e guarda alla  Libia
Recep T. Erdogan

Milano. Recep Tayyip Erdogan, presidente della Turchia, ha pubblicato un articolo sull’Economist per spiegare perché si oppone all’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. Tra le righe si legge la sua reale intenzione: dettare le condizioni per costringere l’Alleanza a dargli quello che vuole, per evitare il boicottaggio. La strategia del ricatto è la stessa utilizzata dall’Ungheria di Viktor Orbán nelle dinamiche dell’Unione europea, e questo fa dire a molti esperti che di fatto Ankara, proprio come Budapest, sta facendo un gran favore a Vladimir Putin – e si farà risarcire anche per questo. Se l’approccio è lo stesso, il peso specifico della Turchia all’interno della Nato è ben diverso da quello che ha l’Ungheria nell’Ue, e questo aumenta il potere di Erdogan, che pure, a livello generale, non sarebbe così rilevante: la Turchia è un paese in declino. Ma il presidente turco è molto deciso a far valere il suo voto sull’allargamento della Nato e lo fa pubblicando un articolo proprio sull’Economist: alla fine del 2019, Emmanuel Macron, presidente francese, disse proprio in un’intervista al magazine britannico che la Nato era in stato di “morte cerebrale” anche a causa della stessa Turchia, un alleato che conduceva un’offensiva autonoma in Siria dove il resto degli alleati difendeva altri interessi (Erdogan gli disse: controllati il tuo di cervello invece che pensare a quello della Nato). Due anni e mezzo dopo, il presidente turco prende la parola sull’Economist e dice a Macron e agli altri detrattori di non aver capito nulla della strategicità della Turchia, rivendica di essere membro della Nato da settant’anni, di essere una forza stabilizzatrice che si è spesa molto nelle missioni internazionali, quindi generosa, e di aver spesso ripetuto agli alleati le minacce in arrivo, ma di essere rimasto inascoltato.

E qui inizia il ricatto che si fonda su due pilastri: non c’è eguaglianza dentro alla Nato, e molti considerano le proprie minacce alla sicurezza del loro paese superiori alle minacce che subisce la Turchia. Secondo pilastro: Ankara lotta contro il terrorismo, ma per voi altri alleati esiste soltanto un genere di terrorismo, e non ne comprendete altri. Erdogan va al fondo del problema che oggi la Nato ha con la Turchia: un’alleanza di difesa può esistere se non si condividono gli stessi valori di base? In controluce si vede l’approccio occidentale di questi ultimi decenni con le sue crepe: se stiamo negli stessi consessi, se dobbiamo collaborare per essere più sicuri, resteremo in pace e in equilibrio. Invece no: oggi esiste un embargo sulle armi da parte di molti paesi della Nato (tra cui Svezia e Finlandia) contro un paese che pure fa parte della Nato, la Turchia. E questa dissonanza è dovuta ai curdi del Pkk, che secondo Ankara sono dei terroristi da combattere, contenere ed eliminare mentre in altri paesi della Nato vengono accolti e anzi eletti nelle proprie istituzioni. Si può continuare a convivere? Sì, dice Erdogan, ma soltanto se mi date quel che voglio: estradate i curdi che avete accolto (ha mandato un elenco, la Finlandia dice che uno della lista è morto sette anni fa, un altro non vive in Finlandia, insomma è un elenco problematico), levate l’embargo delle armi, e lasciatemi comprare i mezzi, soprattutto i cacciabombardieri americani, di cui ho bisogno per mantenere la sicurezza della Turchia. La Nato è disposta al negoziato, anzi cerca di minimizzare le minacce turche: la guerra di Putin in Ucraina costringe tutto l’occidente a una strategia di compensazione che va dall’energia, al grano fino ai rapporti diplomatici. Dobbiamo proprio farlo? La risposta per ora è sì, è più conveniente, e conviene trovare un accordo prima del vertice di Madrid della Nato a fine giugno per evitare uno scontro pubblico che farebbe piacere soltanto a Putin. Molti si augurano che le concessioni non siano alte come quelle a Budapest, ma la barra è posta in alto, perché l’ingresso di Finlandia e Svezia è molto rilevante. Non foss’altro perché, al contrario di quanto sostiene Mosca, Putin ha invaso l’Ucraina non perché questa voleva entrare nella Nato, ma proprio perché non faceva parte della Nato.

Per inviare al Foglio la propria opinione, telefonare: 06/5890901, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

lettere@ilfoglio.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT