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La Repubblica Rassegna Stampa
21.03.2022 Ecco i sostenitori di Putin in Italia
Cronache di Lorenzo De Cicco, Giuliano Foschini

Testata: La Repubblica
Data: 21 marzo 2022
Pagina: 10
Autore: Lorenzo De Cicco - Giuliano Foschini
Titolo: «'Non ascolteremo Zelensky'. La fronda filo russa alla Camera - Dalla senatrice ai profili fake la campagna d’Italia del Cremlino»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 21/03/2022, a pag. 10, con il titolo " 'Non ascolteremo Zelensky'. La fronda filo russa alla Camera" la cronaca di Lorenzo De Cicco; con il titolo "Dalla senatrice ai profili fake la campagna d’Italia del Cremlino", la cronaca di Giuliano Foschini.

Ecco gli articoli:

Lorenzo De Cicco: "'Non ascolteremo Zelensky'. La fronda filo russa alla Camera"

La proposta di Veronica Giannone: statalizzare le false accuse - La Fionda
Veronica Giannone (ex M5S, ora Forza Italia)

In teoria c’è posto per tutti: Roberto Fico, per il collegamento con Zelensky di domani, ore 11, a Montecitorio, ha chiesto al cerimoniale della Camera di rispolverare la “modalità Mattarella” e cioè di sistemare deputati e senatori in ogni strapuntino ricavabile nell’emiciclo, tra scranni e tribune, come per il giuramento del presidente della Repubblica del mese scorso. La formula è quella delle grandi occasioni, anche perché il fatto in sé è storico: anche se stavolta sarà in video-call e il presidente ucraino apparirà sui due maxi- schermi accanto al bassorilievo bronzeo di Calandra, è la terza volta che un capo di Stato estero parla alla Camera, dopo re Juan Carlos e papa Giovanni Paolo II. A tutti i parlamentari è stata spedita una mail per confermare o meno la presenza, scadenza a mezzogiorno di oggi. Ma non tutti ci saranno. Almeno una ventina di posti rimarranno vuoti. E non è un caso che i forfait arrivino dai deputati che non hanno votato a favore del decreto Ucraina giovedì scorso o dai senatori che si accingono a fare lo stesso ora che il testo è in dirittura d’arrivo a Palazzo Madama. Qualcuno lo ha già fatto sapere, come Simone Pillon della Lega ed Enrica Segneri del M5S, che bolla l’intervento di Zelensky come «inopportuno ». O Veronica Giannone, ex grillina traslocata in Forza Italia: «Non sono tra quelli che dicono: allora venga anche Putin», come aveva fatto il pentastellato Nicola Grimaldi, ma è convinta, Giannone, che sia una «spettacolarizzazione». E confida: «Molti colleghi sono rimasti spiazzati all’annuncio di questo collegamento ». Soprattutto quelli con simpatie filorusse, più popolosi nelle file di M5S e Lega. Marcherà visita anche la senatrice del Misto, ex pentastellata, Bianca Laura Granato. Altri in queste ore si arrovellano nel morettiano “mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”. Matteo Dall’Osso, altro ex M5S ora in FI, spiega: «Sono orientato a non esserci, si dà visibilità solo a una parte. Anche Putin in Aula? Chi lo chiede fa bene!». Si sfila pure Emanuele Dessì, sempre ex Movimento, ora nel Partito comunista. È appena tornato dalla Bielorussia, dove ha incontrato i luogotenenti di Lukashenko. Il senatore Gianluigi Paragone, che dopo i 5 Stelle ha fondato Italexit, ha già detto: «Alla Camera né Zelensky, né Putin ». Difficile che ci sia Vito Comencini della Lega, che fino a qualche giorno fa rilasciava dichiarazioni dalla Russia, dicendosi pronto a partire per il Donbass. Probabile che il presidente ucraino se ne faccia una ragione. L’intervento, che durerà circa un quarto d’ora, sarà trasmesso su Rai1, preceduto da 2 minuti a testa per Fico e la presidente del Senato Casellati. Poi parlerà il premier Draghi. Intanto la Farnesina - ma la pratica è seguita da vicino anche al Quirinale - è al lavoro per capire come revocare le due onorificenze attribuite ad Alexei Paramonov, l’alto dirigente del ministero degli Esteri russo che sabato ha minacciato l’Italia di «conseguenze irreversibili» in caso di nuove sanzioni, attaccando il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini. Le onorificenze sono due: la prima è del 2018, un cavalierato al Merito, la seconda del 2020, l’Ordine della Stella d’Italia. Entrambe su proposta del Ministero degli Esteri, guidato prima da Enzo Moavero, tecnico del governo giallo-verde, poi da Luigi Di Maio. Proprio Di Maio il primo marzo ha annunciato la linea dura: saranno ritirate le decorazioni assegnate negli anni a una serie di cittadini russi. E ora l’intenzione è di inserire nel pacchetto anche Paramonov. Tocca capire come: per prima cosa servirà una richiesta formale, da Palazzo Chigi e dalla Farnesina. Resta da capire se servirà anche la consegna di una memoria difensiva da parte di Paramonov. Direttamente da Mosca.

Giuliano Foschini: "Dalla senatrice ai profili fake la campagna d’Italia del Cremlino"

I crimini contro i No vax saranno vendicati»: censura in Senato per l'ex  M5s Granato - Open
Bianca Laura Granato (ex M5S, ora Gruppo Misto)

Ventiquattro ore fa la senatrice Bianca Laura Granato, eletta nel Movimento 5 Stelle e poi passata al Misto, ha consegnato alle agenzie una sua dichiarazione: «Dopo Zelensky, ascoltiamo in Parlamento anche Vladimir Putin». Messa così la posizione sembrerebbe insignificante, non fosse altro che, al di là del ruolo istituzionale, Granato - insegnante calabrese 50enne, eletta nel collegio di Catanzaro e allontanata dal Movimento dopo non aver votato la fiducia al governo Draghi - elettoralmente rappresenta poco più che sé stessa. Eppure la sua dichiarazione è rimbalzata vorticosamente su Facebook, su Telegram, registrando centinaia di migliaia di visualizzazioni. Ma come mai il pensiero della senatrice Granato interessa così tanto? La risposta è complessa. Non fosse altro perchè potrebbe contribuire a svelare il metodo della macchina disinformazione russa che, da più di un mese, ha concentrato le proprie attenzioni sul nostro Paese. Concentrando risorse e riattivando canali dormienti. In sintesi: come Repubblica ha raccontato nelle scorse settimane, già nei giorni precedenti all’invasione russa, abbiamo assistito nel nostro Paese a un curioso fenomeno. Tutte le chat, i gruppi Facebook che in questi ultimi due anni erano stati concentrati sulla pandemia (prima contro i lockdown, poi sui vaccini e infine contro il Greenpass) improvvisamente avevano virato la propria attenzione alla politica estera. E avevano cominciato a diffondere materiale anti ucraino e filo russo. La narrazione era sempre la stessa: gli ucraini mentono, stanno usando i civili come scudi, i russi liberano la popolazione oppressa dai nazisti. Su questo è stata costruita una campagna sofisticata con materiale destinato espressamente al target italiano. I video diffusi erano infatti accuratamente sottotitolati, e in alcuni casi anche doppiati nella nostra lingua. Di più: veniva chiesto ad alcuni nostri connazionali, che da tempo combattono con le truppe di Putin in Donbass, di girare materiale che qualcuno avrebbe provveduto poi a diffondere. Come? Attraverso le chat, i gruppi Facebook con centinaia di migliaia di iscritti che, appunto, in questi due anni erano stati molto attivi sulle posizioni no vax e no pass. E che, evidentemente, sono gestiti da chi non ha interesse su argomenti specifici. Ma ha finalità eversive, in senso generale. L’importante non è l’oggetto. Ma creare un dissenso, anche attraverso fake news. I canali che svolgono questo tipo di lavoro, già individuati, sono una dozzina. I gruppi Facebook più attivi cinque. Ma c’è di più: gli analisti che già nel 2018 avevano lanciato l’allarme sull’ingerenza della Russia nella vita politica italiana, stanno monitorando un centinaio di profili fake che hanno il compito di twittare, in Italiano, notizie specifiche. L’operazione non è banale. Perché non vengono diffuse notizie chiaramente false. Ma interventi di alcuni opinionisti nelle trasmissioni televisive italiane, approfondimenti con un taglio preciso pubblicati da un paio di blog oltre a video dal fronte: in comune le posizioni filo putiniane. I tweet o i post pubblicati da questi profili sono circa 30 al giorno. Alcuni diventano molto virali, anche perché vengono spammati nei commenti agli articoli che raccontano della guerra pubblicati sui social da Repubblica , Tgcom, Rai e da tutte le pagine dei media che hanno più seguito. E qui, torna la senatrice Granato. I nostri servizi di intelligence hanno notato, già in un’annotazione del 7 marzo scorso, che gran parte di questo materiale, diciamo di provenienza sospetta, venga rilanciato costantemente dalla nostra parlamentare sui suoi canali. «La senatrice – scrivono – appare fortemente coinvolta nella campagna di disinformazione russa, anche se non è chiaro se sia frutto di una scelta consapevole o di una manovra di manipolazione russa ». Oggi il quadro sembra essere più chiaro. Ieri, per dire, nel corso di un video per un canale Telegram da 111mila iscritti, Dentro la Notizia , una raccolta di deliri che spaziano dai vaccini alle scie chimiche, passando per «il progetto genocida pensato nei laboratori di Wuhan e Ucraina », la Granato ha detto che Putin «sta conducendo un’importante battaglia per tutti noi, perché non ha accettato l’agenda globalista di Biden, incluso l’obbligo di sieri sperimentali ». Così, di botto.

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