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Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


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Deborah Fait
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Il mondo dimentica che l'aggredito è Israele 30/06/2024

Il mondo dimentica che l'aggredito è Israele
Diario di guerra di Deborah Fait

Terroristi di Hamas atterrano in Israele a bordo dei velivoli ultra-leggeri: è l'inizio del pogrom del 7 ottobre. Il mondo lo ha dimenticato. Così come dimentica che Israele è continuamente sotto attacco, da allora ad oggi e sta combattendo una guerra per la sopravvivenza. Perché i nemici puntano allo sterminio degli ebrei.

Non riesco a trovare sui media italiani notizie sulla situazione in Israele. Chi legge i giornali, ascolta la TV, viene informato solo sulle sofferenze degli abitanti di Gaza. Certo, soffrono, le bombe colpiscono, ma nessuno che si ricordi di chi è la colpa di tutto questo dolore. Un’ inchiesta del giornale BILD tedesco e Israel Hayom israeliano ha rivelato pagine contenenti le istruzioni ai capi della Nukhba (il braccio armato di Hamas) diffuse qualche ora prima del 7 ottobre. Il piano era l'occupazione di 221 centri abitati tra cui le città di Sderot e Ofakim. Di prendere più ostaggi possibile con preferenza di donne, bambini e soldati. Quel maledetto giorno alle 6.29 della mattina Israele è stato invaso da orde di feroci esseri disumani.

Più di 6000 dei “pacifici abitanti” di Gaza entrarono nei villaggi e piombarono sul Nova Festival dove tanti giovani festeggiavano la fine di Sukkot, per compiere il peggior massacro che si ricordi dopo la Shoah. Da quel momento ebbe inizio l’incubo di Israele che questa guerra non se l’aspettava, non la voleva, non l’aveva cercata. Oltre ai massacri compiuti in Israele, da Gaza piovevano missili sulle nostre teste, a centinaia ogni giorno. Il fine era l’inizio del genocidio del popolo di Israele, come scritto sulla Carta di Hamas e dell’OLP. Il giorno successivo al pogrom nel sud di Israele, Hezbollah (“l’esercito di Allah” comandato dall’Iran) ha incominciato a colpire le città e i villaggi del nord di Israele. Le notizie sui media italiani su quello che accade al nord sono date col bilancino, meno si sa sulle sofferenze degli israeliani, meglio è. Il nord di Israele brucia, signori miei, nessuno ve lo dice , pochi lo sanno.

Metulla, una città a ridosso del confine libanese è completamente distrutta, bruciata dai droni incendiari che Hezbollah manda ogni giorno, a centinaia, su Israele. La città è stata evacuata. Dal 7 ottobre più di 170.000 israeliani sono stati portati verso il centro di Israele ma hanno perso tutto, case distrutte, campi e coltivazioni dati alle fiamme.  Da 9 mesi queste persone che non avevano fatto niente, se non lavorare, vivono qua e là, ospiti di amici, parenti o  negli alberghi che sono  aperti per loro,  col pensiero di essere  rimasti senza niente, senza casa, senza lavoro, solo con la speranza di  ritornare  a  ricostruire il loro mondo. Perché Hezbollah che non doveva spostarsi a sud del fiume Litani, per ordine dell’ONU, è arrivato fino ai confini di Israele per bombardarci? La risposta è semplice e tragica, vogliono dare man forte a Hamas per arrivare all’eliminazione di Israele. L’Iran lo ha detto “Colpiremo ogni angolo dell’entità sionista, sarà guerra di sterminio”.

Angelica Calò Livnè, un’educatrice, operatrice di pace fra ebrei e arabi, una cara amica, vive nel Kibbutz Sasa. Un kibbutz bellissimo che conosco molto bene, a poco più di un chilometro dal confine. Lei non è andata via da casa sua, è rimasta, con il marito. “Il kibbutz ospitava 450 abitanti-dice Angelica in un’ intervista a La Ragione- siamo rimasti in 40. Gli attacchi degli Hezbollah sono aumentati, gli ultimi missili hanno colpito anche la nostra fabbrica e l’auditorium” Angelica da 24 anni gestisce un teatro di ragazzi e adulti, ebrei e arabi della Galilea che lavorano insieme. “Gli israeliani non sono un popolo che si piange addosso-continua- anche in questa circostanza abbiamo organizzato una scuola improvvisata nella zona del lago di Tiberiade che accolga bambini e giovani da zero a 18 anni provenienti da tre kibbutz che sono stati evacuati” La scuola, la cultura, il sapere, gli eterni valori del popolo ebraico, quelli che ci hanno permesso di non scomparire a causa delle persecuzioni di più di 2000 anni. L’Europa si è impoverita culturalmente durante il nazismo quando le menti più brillanti sono dovute fuggire o sono state annientate nei forni crematori. Ma il desiderio di sapere, proprio del popolo ebraico, l’unico che mai nella storia ha sofferto l’analfabetismo, si fa sentire anche in occasione di questa terribile guerra che ci ha colpiti. La prima cosa cui gli israeliani pensano, una volta in salvo, è far studiare i giovani. Se lo facessero anche gli arabi, avremmo meno guerre. A Gaza i soldati dell’IDF hanno trovato in case private edizioni del Mein Kampf di Adolf Hitler…(vedete, anche loro amano i libri)  e vari giochi di società (tipo l’innocente Monopoli) che insegnano ai più piccoli come diventare terroristi. Il gioco si chiama “Serpenti a scale” e incoraggia al terrorismo contro gli ebrei. Il gioco da tavolo mostra immagini di missili e carri armati che colpiscono diverse località in tutto Israele e altre immagini di terroristi di Hamas, gli eroi dei bambini di Gaza, che attraversano i tunnel. Questa è la loro cultura e questi sono i suoi risultati, morte e violenza. Angelica non demorde, lei crede ancora nella pace. Prima di tutto devono essere liberati gli ostaggi nelle mani di Hamas, dispersi, se vivi,  nei cunicoli dei tunnel o in case private. Pace è una bella parola difficile da raggiungere finché esisterà l’odio antisemita non solo nell’anima degli arabi ma in quella degli occidentali che non perdono occasione per demonizzare Israele e giustificare i terroristi. Bene, signori, Israele brucia, i suoi abitanti continuano coraggiosamente a vivere e a creare qualcosa di utile anche nella tragedia, la crisi economica sta colpendo il paese, 120 israeliani ,anche bambini, sono nelle mani insanguinate di Hamas da 9 mesi. Ditele queste cose, scrivetele! Anche Israele soffre e non per colpa sua, se non c’era il 7 ottobre non ci sarebbe stata nessuna guerra! Angelica dice che i terroristi non vogliono la pace. No, Angelica, non solo i terroristi. La maggior parte dei palestinesi non vuole la pace. Io non posso dimenticare le urla di gioia, i calci e gli sputi che hanno accolto a Gaza i nostri ostaggi mezzi morti e sanguinanti. Non erano terroristi quelli che applaudivano pazzi e isterici dalla felicità. Erano donne e bambini. E non posso dimenticare i calci e le maledizioni contro i primi ostaggi liberati mesi fa. Correvano dietro alle ambulanze tirando sassi. Non erano terroristi, Angelica, erano donne e bambini di Gaza. La pace non si farà finché leggeranno Mein Kampf e insegneranno ai loro figli come si ammazzano meglio gli ebrei. La pace non ci sarà finché anche l’Occidente non capirà che il popolo ebraico ha diritto di vivere a casa sua, in Israele, e che “dal fiume al mare” non è un semplice slogan urlato da migliaia di odiatori inferociti ma un vero e proprio invito alla distruzione di Israele.

Deborah Fait
Deborah Fait


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