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Deborah Fait
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Un Occidente che non sa difendersi è già defunto di fronte alla prepotenza islamica 27/05/2024

Un Occidente che non sa difendersi è già defunto di fronte alla prepotenza islamica
Diario di guerra di Deborah Fait

Massimo Gramellini intervista l'imam Brahim Baya, quello della preghiera islamica e anti-Israele all'Università di Torino. Uno dei momenti peggiori della televisione italiana. O l'Occidente si sveglia sul pericolo islamico, o è destinato a soccombere. E noi con lui.

Ricordiamoci che nel 2008 a Papa Ratzinger fu impedito di parlare alla Sapienza di Roma in nome della laicità degli atenei. Si vede che nel corso degli anni le idee sono cambiate, l’islam con la prepotenza che lo contraddistingue, è diventato ormai la religione preponderante in Italia. La guerra di Gaza provocata dal pogrom di Hamas in Israele, ha rotto gli argini della civiltà e del buon gusto e siamo arrivati sull’orlo dell’abisso. Le dimostrazioni antisemite non si contano più, gli  studenti ebrei hanno paura, in una scuola del Veneto gli studenti musulmani  sono esentati dallo studio della Divina Commedia. Dante Alighieri è messo al bando perché offensivo per l’islam dal momento che mette Maometto all’inferno. Si levano le croci dai tetti delle chiese  perché a qualche musulmano non venga il coccolone  nel vederle. E. dulcis in fundo, nelle università, un tempo supposti templi della laicità, va a parlare un imam. Parlare… è una parola grossa. L’imam Bahim Baya, entrato senza il permesso del rettore all’università di Torino, ha fatto un sermone politico contro Israele parlando di genocidio e di “lotta doverosa contro lo stato ebraico” . L’imam è stato invitato dagli studenti musulmani, ormai padroni degli atenei italiani grazie al potere che ha dato loro la propaganda e l’odio comune  per Israele. Sentire l’intervista di Brahim Baya da Massimo Gramellini nella trasmissione “Altre parole”, è stato addirittura rivoltante e non esagero. Persino Gramellini, che non si può dire sia un brutto e cattivo islamofobo, ha avuto brevi momenti di disagio ma sempre troppo pochi. Non bisogna irritare i musulmani, è la parola d’ordine per i conduttori delle TV italiane. Durante l’intervista l’imam era sempre celestiale, con il sorriso sulle labbra, quel sorriso mellifluo e viscido che hanno sempre quei signori quando parlano in TV e presentano la loro cultura violenta e sciovinista come la migliore del mondo. “L’islam è pace e amore” o “Questo non è l’islam” a chi ricorda loro come trattano le donne, come ammazzano i gay e gli infedeli, come tutti i terroristi siano musulmani. Non è l’islam, dicono sorridendo subdolamente, e gli imbecilli ci credono, è così che finirà l’Europa. A questa gente la TV italiana dà sempre e malauguratamente un palco per esibirsi. L’imam Baya parlava di odio sorridendo calmo , è questo che inganna, è questo uso della taqyya cui noi occidentali non siamo abituati, che ci porterà a perdere la nostra libertà.  Baya è stato sempre calmo e grondante miele. Una cosa disgustosa. Pregare, ha detto,  non ha bisogna di permessi e, a una giovane  che, dallo studio, gli faceva notare che le ragazze erano segregate  dietro una rete, ha avuto l’ardire di negarlo. Le ragazze non erano separate da una rete, la rete era là per caso, come la bandiera della Palestina, qualcuno l’aveva messa alle sue spalle, lui non ne sapeva niente, per carità. Il suo, ha continuato inarrestabile e nessuno ha avuto il coraggio di zittirlo, non è stato un sermone antisionista, ha precisato l’imam, semplicemente ha detto la verità, cioè che i sionisti (chissà chi sono…forse ebrei marziani?) stanno commettendo genocidio a Gaza. Cosa negata proprio e persino dalla Corte Penale dell’Aja e dall’ONU. Insomma, lui non ha chiesto il permesso al rettore, per pregare non serve nessun permesso e, ha precisato,  gli stessi studenti lo hanno invitato. Stranamente hanno invitato solo un imam, ma, se avevano  bisogno di spiritualità, perché  non un prete o un rabbino?

A proposito di rabbini, il signor Baya ha detto di essere un grande amico di Dario Disegni (presidente della Comunità Ebraica di Torino) che “lo invita in sinagoga ad ogni funzione importante” Tutto questo sorridendo e spargendo intorno schizzi di miele avvelenato con il permesso del padrone di casa e della televisione italiana.

Mentre in Europa dei mascalzoni parlano di genocidio a Gaza, Israele viene colpito ogni giorno da decine di missili, quasi 200.000 persone sono sfollate perché hanno dovuto abbandonare le loro case, i kibbuzim e le coltivazioni nei campi stanno morendo. Un video sulla tortura e l’assassinio di un gruppo di soldatesse sta circolando anche in Italia, solo 3 minuti sui 10 dell’intero video. Oggi informazionecorretta pubblica un “docufilm” della durata di 1 ora sul 7 ottobre, in integrale  edizione italiana. Non conoscono i palestinesi, non sanno di cosa sono capaci ma  li amano e vogliono premiarli per il male fatto. I paesi che, il 28 maggio, vogliono riconoscere una fantomatica e inesistente Palestina non hanno avuto il coraggio, o meglio, l’umanità di chiedere anche il rilascio degli ostaggi, vivi e morti, nelle mani dei mostri da quasi 8 mesi. Quello che è accaduto all’Università di Torino, le dimostrazioni antisemite, il servilismo dell’Europa dinnanzi alla religione dell’odio, la paura e la codardia messe di fronte alla prepotenza e alla violenza islamica sono il quadro di un Occidente futuro. Una grande cultura distrutta e annullata da quella “cancel culture” che vuole il bene colorato di scuro, Dante cancellato dai programmi scolastici, manipolare con il brainwashing i bambini delle elementari e infine l’eliminazione di Israele come estrema conquista.

Deborah Fait
Deborah Fait


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