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Deborah Fait
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Tra sogno e realtà 30/08/2022
Tra sogno e realtà
Commento di Deborah Fait

A destra: Theodor Herzl

Sono passati 125 anni da quando Theodor Herzl scrisse la famosa frase “Se lo vorrete non sarà un sogno”. Dopo due guerre mondiali, dopo la Shoah e il tentativo quasi riuscito di eliminare il popolo ebraico dal pianeta, quel sogno divenne realtà per trasformarsi quasi subito in un altro incubo. L’ennesimo tentativo di genocidio questa volta fu patrocinato dai popoli arabi, che, pervasi dall’ideologia nazista e da secoli di odio contro gli ebrei, invasero Israele il 15 maggio 1948. Se, prima, gli ebrei furono il popolo più odiato al mondo, dopo quella data, Israele, suo malgrado, divenne il paese più odiato al mondo. L’antisemitismo storico si trasformò in antisionismo, all’odio per gli ebrei si aggiunse l’odio per Israele. Non si scappa da questa parola, odio, è il macabro ritornello che accompagna da sempre il popolo ebraico. Fino alla guerra dei 6 giorni, nel 1967, Israele fu tollerato dal mondo occidentale, a volte persino ammirato per la capacità degli ebrei di reinventarsi in ogni occasione e di risollevarsi dopo ogni pogrom, ogni guerra, ogni persecuzione, senza lasciarsi mai opprimere dal peso dell’odio e dalla disperazione del proprio destino. Nel 1964 incominciò la pesantissima propaganda anti israeliana made in URSS, organizzata dal KGB con l’aiuto dell’egiziano Arafat che, con l’invenzione del popolo palestinese, fecero il colpo grosso, il colpaccio più diabolico della storia moderna. Arafat incominciò la sua carriera di terrorista più feroce e più amato dagli antisemiti di tutto il mondo. L’occidente, messo di fronte al dilemma: gli ebrei o un “popolo altro” inventato, scelse “gli altri” senza esitazione. Gli ebrei furono ancora una volta trasformati in esseri odiosi, in coloni, in usurpatori, in “non hanno imparato niente dalla Shoah”, in “le vittime sono diventate carnefici”. Di guerra in guerra, di terrorismo in terrorismo, di odio in odio siamo arrivati ad oggi. Questi giorni viene ricordato il cinquantesimo dalla strage di Monaco quando 11 atleti israeliani furono torturati, letteralmente fatti a pezzi dai terroristi palestinesi di Settembre Nero. “La strage dimenticata”, è così che giustamente viene chiamata per l’indifferenza con cui è stata accolta dal mondo di allora, per il rifiuto di bloccare quelle Olimpiadi, e per essere stata ricordata, per la primissima volta, solo dopo 49 anni, alle Olimpiadi di Tokyo nel 2021. Monaco non è l’unica strage di ebrei a passare in secondo piano. Chi ricorda gli atti di terrorismo fatti dai palestinesi? Chi ricorda Stefano Tachè? Quando io ne scrivo qualcuno reagisce persino con fastidio. Il 23 agosto abbiamo commemorato l’assassinio di Rina Schnerb avvenuto nel 2015. Aveva 17 anni, era in gita col padre e il fratello quando delle bombe scoppiarono in mezzo a loro. Rina rimase uccisa, il papà e il fratellino furono gravemente feriti. I terroristi che hanno commesso il crimine fanno parte delle 7 ONG ( le sette sorelle del terrore) i cui uffici di Gerusalemme sono stati controllati e chiusi perché facenti parte dell’ FLP (Fronte per la Liberazione della Palestina). Le proteste di Josep Borrell, alto rappresentante dell’Unione Europea, sono state immediate, ha urlato “Questo è inaccettabile” e il suo vice, l’ambasciatore Dimiter Tzantchev si è precipitato a Gerusalemme per presentare proteste formali al Ministero degli Esteri. “Queste azioni non sono accettabili, la UE è un serio sostenitore di una società forte e civile”. A essere inaccettabili sono le reazioni di questi due signori. Non abbiamo sentito proteste dell’UE per l’assenza di diritti civili nell’AP( Autorità Palestinese), per i giornalisti messi in galera, per la popolazione palestinese segregata da una dittatura feroce, per l’odio contro gli ebrei insegnato nelle scuole palestinesi, per i campeggi militari riservati a bambini di 8 anni, per l’ indottrinamento al martirio che, attraverso il lavaggio del cervello, viene fatto sui giovanissimi destinati a diventare futuri terroristi, per gli attentati quotidiani che insanguinano le strade di Israele. No, l’Europa si guarda bene dal protestare per la barbarie dei palestinesi contro i civili israeliani di cui fanno strage e contro la stessa popolazione palestinese oppressa dalla dittatura. I suoi “Alti rappresentanti”, però, danno di matto se Israele chiude le sedi di organizzazioni terroristiche nella propria capitale, Gerusalemme.

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Deborah Fait

"Gerusalemme, capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele"


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