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Deborah Fait
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Il grande odio imperversa sul piccolo schermo 12/06/2022
Il grande odio imperversa sul piccolo schermo
Commento di Deborah Fait

A destra: Moni Ovadia

Mi scrive un lettore a commento della trasmissione “L’aria che tira”, andata in onda il 7 giugno 2022 su La7, condotta da Mirta Merlino: “Ieri il signor Ovadia, ospite della succitata trasmissione ,si è scagliato ancora una volta contro lo stato ebraico accusandolo di essere espansionista guerrafondaio e occupatore di terre altrui. Israele definito da questo individuo come un oggetto che non dovrebbe esistere”. Le parole urlate da Ovadia, rivolte a David Parenzo che lo contestava sulla guerra in Ucraina, sono state “Israele occupa da 60 anni territori non suoi” e poi ha snocciolato tutte le risoluzioni Onu che Israele non ha accettato per non essere cancellato dalla carta geografica. Confesso che ogni volta che vedo questa persona accalorarsi in modo anomalo quando nomina Israele, il suo odiato Israele, temo gli venga un coccolone. Diventa rosso in viso, il copricapo si sposta sulla fronte, gesticola. E urla, urla, urla, come se davanti a sé vedesse il demonio. Calma, Ovadia, calma, l’età è quella che è e i medici dicono che sia pericoloso lasciarsi prendere da troppa emotività quando non si è più tanto giovani. Ma veniamo alle cose serie. Ovadia non è un giornalista quindi può permettersi di raccontare fatti inesistenti in maniera personale, non obiettiva ed è esattamente quello che fa, racconta le sue fantasie con tale impeto che sembrano vere e gli innumerevoli idioti che lo ascoltano credono ad ogni sua parola. È così che si diffonde, in modo magistrale, l’odio contro Israele che chiamasi antisemitismo, alias antisionismo. Ma se non è un giornalista perché lo invitano in tutti i talk show? È noto a chiunque che prima o poi tirerà fuori qualche cazzata su Israele. Lo fanno per questo? Ha senso? No, non ha nessun senso, diffamare Israele sempre, anche quando l’argomento è altro, fa solamente fare una figura barbina a chi conduce la trasmissione. Ma, in definitiva, chi è Ovadia? Uno che ha fatto fortuna raccontando barzellette sugli ebrei ed è risaputo che questo tipo di satira ha sempre un successone perché blandisce, con falsa ingenuità, il subconscio antisemita della maggior parte della gente. Da attore, musicante, cantante e autore teatrale è diventato opinionista ricercato dalle trasmissioni importanti di tutte le reti. Da opinionista, con il suo background, può dire ciò che vuole e negli anni, non ho mai sentito nessuno avere il coraggio di obiettare, di correggere le sue opinioni distorte su Israele. I personaggi come Moni Ovadia (maestro in questo tipo di propaganda è, oltre al nostro, Di Battista) vinceranno sempre la guerra mediatica contro Israele, forti di tutte le palle che i media di sinistra raccontano su quel paese. I fatti veri non contano, la verità è sempre un optional, la storia si cancella e si riscrive a seconda di come conviene. E adesso veniamo alle menzogne e cioè : “Israele occupa da 60 anni territori non suoi”. Già qui si nota la furbizia del non dire “dei palestinesi”, ma semplicemente “non suoi, non di Israele”. Ovadia lo sa che quei territori non sono, né mai sono stati, dei palestinesi, Ovadia sa che Giudea, Samaria e Gerusalemme, questi i loro nomi, sono terre ebraiche da 3300 anni, occupate dalla Giordania nel 1948 e annesse dalla stessa in modo illegale.

In Giudea e Samaria vivevano ebrei non arabi e la Giordania praticò pulizia etnica su larga scala, distruggendo centinaia di sinagoghe, espellendo gli ebrei e devastando i cimiteri ebraici. Quelle terre, culla del popolo ebraico, vennero occupate da arabi che, nel 1964, dopo un accordo a Mosca, tra Arafat e il governo sovietico, presero il nome di palestinesi. Il gioco fu fatto e, per la prima volta nella storia, un popolo fu inventato dal nulla solo per cancellarne un altro dalla mappa del mondo. Una seconda e definitiva Shoah era stata preparata ma fecero male i calcoli perché, nel frattempo, gli ebrei decisero di difendersi, imbracciarono le armi e, un pugno di uomini contro milioni di guerrieri armati fino ai denti, vinsero tutte le guerre. Il potere dell’amore per la propria Terra e la disperazione di poterla ancora una volta perdere! L’ingiustizia più atroce è che, per uno strano fenomeno mai accaduto prima nel mondo, un paese vittorioso in guerre non volute e non cercate, deve assoggettarsi ai desideri dei vinti. Si, fa bene Ovadia a urlare “Terre non sue (di Israele)”, e non ”Terre dei palestinesi” perché in effetti erano occupate dalla Giordania fino al 1967 quando Israele, vinta l’ennesima guerra, le liberò. Non erano terre palestinesi (mai esistite), erano terre ebraiche rubate. Moni Ovadia è un furbacchione che sta molto attento a non darsi la zappa sui piedi. Naturalmente i media, le organizzazioni filopalestinesi, i palestinesi stessi alimentano queste menzogne e, in campo mediatico, sono sempre vincenti perché Israele è una democrazia che, prima di smentire le menzogne, fa le dovute inchieste.

Nel frattempo i palestinesi, senza ombra di indagini, si dedicano, in tutta fretta, al loro lavoro più amato: la diffamazione dello stato ebraico sulla base delle loro invenzioni. In Israele c’è assoluta libertà di stampa, anche per la stampa più ostile, basta sfogliare Haaretz per rendersene conto. Quindi chi odia Israele ha campo libero. Ultimamente ho letto le parole di un esponente di Sinistra Italiana, candidato sindaco di Sesto San Giovanni: “Lo stato di Israele è una montagna di merda, è uno stato criminale che ricorre all’apartheid nazista contro i palestinesi, e criminali sono i suoi cittadini”. Quale frase più antisemita di questa? Però il sindaco di Milano, Sala, giustifica questo orrore dicendo che l’autore era un giovincello quando le aveva pronunciate. Aveva 27 anni. Quando si arriva all’età della ragione in Italia? A conclusione di questa carrellata di odio non solo mediatico, non posso non citare le parole di Dmitri Medvedev, capo del consiglio di sicurezza dell’URSS/Russia: "Odio l'Occidente. Sono dei bastardi e degenerati. Vogliono la nostra morte, quella della Russia. Finché sono vivo, farò di tutto per farli sparire". Quando una società, un’opinione pubblica intera vengono quotidianamente bombardate con parole di odio, di intolleranza, di morte, quale può essere il risultato? La risposta mi spaventa.

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Deborah Fait
"Gerusalemme, capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele"


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