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Deborah Fait
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Francia islamica: mi annoio, quasi quasi butto un ebreo dalla finestra 27/05/2022
Francia islamica: mi annoio, quasi quasi butto un ebreo dalla finestra
Commento di Deborah Fait

A destra: René Hadjaj

Aveva 90 anni, si chiamava René Hadjaj, e, a Lione, in una Francia quasi completamente islamizzata, è stato buttato giù dal 17° piano da un suo vicino, fedele della religione di pace e amore. La polizia esclude la matrice antisemita, si è trattato di una semplice lite tra vicini di casa, dicono gli inquirenti, senza nemmeno arrossire di vergogna. Un mese fa, un altro ebreo, Jeremy Cohen, 31 anni e fortemente disabile, finì sotto un tram spinto da un gruppo di musulmani, rimanendo ucciso. Anche allora la polizia negò trattarsi di antisemitismo. In Francia da anni esiste una vera e propria epidemia di incidenti di cui sono vittime cittadini ebrei ma stranamente la parola antisemitismo è bandita da ogni tipo di documento che ne attesti la morte.

Nel 2017 volò fuori dalla finestra della sua casa Sarah Halimi di 65 anni. Il suo assassino musulmano, Kobili Traorè', non fu nemmeno processato perché considerato drogato al momento del delitto. Sembra che in Francia, se fai fuori un ebreo e assumi droghe o alcool, sei automaticamente innocente e doppiamente intoccabile, come arabo e come drogato. Vai e uccidi, fratello, non sono altro che ebrei abituati a stupri, torture, morte, fosse comuni. Hai voglia di gettare una povero vecchio dalla finestra? Accertati che sia ebreo, fuma uno spinello e nessuno ti farà niente. Nel 2018 fu ammazzata e violentata nel suo appartamento Mireille Knoll. Nel 2006 fu rapito, torturato e ucciso Ilan Halimi di nemmeno 24 anni. Aveva bruciature e ferite da coltello su tutto il corpo, fu gettato per la strada, agonizzante, dalla " banda dei barbari" che lo aveva rapito e torturato per tre settimane, delinquenti fondamentalisti islamici agli ordini di un criminale che di nome faceva Youssuf Fofana. Nell'appartamento dove era tenuto prigioniero Ilan subì le peggiori torture, fu bruciato con l'acido, gli furono tagliate le dita e non scrivo altro, certe cose fanno male anche solo a pensarle, figurarsi a scriverle.

Il processo contro la banda dei barbari si concluse lasciando la bocca amara perché era chiaro che nessuno voleva parlarne pubblicamente per paura della comunità islamica francese. In Italia se ne parlò pochissimo per lo stesso motivo, l'islam fa paura, meglio non criticare, meglio non renderli nervosi. Dopo tutto era solo un ebreo, chissenefrega! Lo scandalo fu che l'unico ad avere l'ergastolo fu Fofana, tutte le altre 26 bestie feroci sue complici ebbero condanne anche di un paio di mesi. Era chiaro allora ed è chiaro oggi con l'ennesimo vecchio ebreo ammazzato che il problema sono le vittime massacrate non i carnefici. Sono le vittime perché non è bello dire che nella civilissima Francia, a 80 anni dalla Shoah, esiste ancora un antisemitismo assassino di matrice islamica. E in Italia? Sputi e insulti, come scrive il Giornale, contro un giovane ebreo italiano da parte di una gang di arabi ma la cosa più scioccante è stata l'indifferenza della gente. Gli arabi lo insultavano perché portava la kippà ( lo zucchetto degli ebrei religiosi), hanno incominciato a inseguirlo mentre lui tentava di fuggire. E nessuno lo ha aiutato. L'indifferenza è un crimine che andrebbe perseguito. In suo nome sono stati commessi i più atroci delitti. Tutti coloro che hanno assistito alla scena contro l'ebreo milanese senza reagire, dovrebbero guardarsi allo specchio e vergognarsi. Non sono altro che complici di questo miserabile antisemitismo, di questo virus malefico che non ha confini, né cittadinanza, né motivo di esistere se non lo sfogo della miseria insita nell'animo umano.

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Deborah Fait
"Gerusalemme, capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele"


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