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Deborah Fait
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La democrazia è una bella cosa ma il suo abuso è un pericolo per la democrazia stessa 27/03/2022
La democrazia è una bella cosa ma il suo abuso è un pericolo per la democrazia stessa
Commento di Deborah Fait

Ivano Tironi (@IvanoTironi) / Twitter
Vsevolod Gnetii

Fare informazione dando spazio a un'unica voce significa imbrogliare la gente, questo è vero, ma darne troppo a chi fa della ignobile propaganda vuol dire offendere la verità e l'intelligenza delle persone. Purtroppo accade in quasi tutti i talk show che ormai vanno in onda quasi 24 ore su 24. Tutti, e penso proprio che nessuno potrà negarlo, hanno una linea di conduzione ipocrita, che non può non essere dipendente da ordini superiori: devono parlare anche i filorussi. Questa è democrazia, perbacco! Ma quale democrazia? Sentire una donna isterica che durante il programma di Del Debbio, Dritto e rovescio, si alza in piedi con gli occhiali per traverso, urlando "Putin è un Dio, per noi Putin è un Dio!", è dimostrare che siamo una democrazia? Per non parlare di quel russo dal nome impronunciabile e inscrivibile il quale afferma con una faccia di bronzo incredibile che è stata l'Ucraina ad attaccare la Russia.

Si chiama Vsevolod Gnetii, persona ignobile con un'espressione tra il cinico e lo strafottente sul volto che viene voglia di prenderlo a schiaffi. In nome della democrazia e del politicamente corretto alla fine tutti i talk show finiscono in caciara facendo a gara a chi urla di più impedendo agli ascoltatori di capire anche una sola parola. Ma forse è meglio così. Sembra proprio che l'intento sia di spettacolarizzare l'informazione e creare ancora più confusione nella mente del pubblico. Gli ospiti sono sempre gli stessi, molti tra essi sono persone di grande qualità, tecnici, esperti di storia russa, esperti di guerra, è quindi un peccato, direi uno scandalo, che accanto a loro vengano messi personaggi di dubbia capacità, alla Dibba tanto per intenderci ma non è il solo, se non quella di dire cavolate. In genere questi putiniani da salotto hanno in bocca le solite cantilene "nazisti, ucraina nazista, battaglione Azov nazista", provocando chi giustamente e umanamente si oppone all'invasione e alla guerra contro i civili. Il risultato sono urla e strepiti sia dall'una che dall'altra parte. Il pubblico naturalmente non capisce niente e il risultato è che poi va sui social a scrivere quello che è riuscito a captare nel casino totale delle trasmissioni, cioè valanghe di sciocchezze e mezze verità. Non c'entra niente con l'Ucraina ma durante uno dei tanti telegiornali de La7, quelli fatti in stile Mentana, cioè a più voci, qualcuno, commentando l'attentato omicida avvenuto pochi giorni fa in Israele (4 morti), ha detto che la città di Beer Sheva, capoluogo del Neghev, cioè del deserto israeliano che arriva fino a Eilat sul Mar Rosso, si trova in Cisgiordania.

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Volodymyr Zelensky

È solo un piccolo esempio di come viene condotta l'informazione in Italia e non c'è differenza tra reti pubbliche e private, nei telegiornali e nei salotti televisivi la gara per confondere le idee è aperta. Personalmente, essendo abituata ai colpi di forte nausea ogni volta che in Tv si discute del conflitto israelo-palestinese, provo una gran pena per gli ospiti ucraini messi di fronte a personaggi cinici che deridono le vittime delle bombe russe e parlano con ammirazione del criminale che sta distruggendo il loro paese. Ogni volta questi putiniani parlano di nazismo e del battaglione Azov, guardandosi bene dal nominare il battaglione Wagner russo fatto di tagliagole siriani, di mercenari vari e di veri nazisti ceceni. Ricordiamo la strage di bambini a Beslan dove 36 terroristi ceceni ammazzarono più di 300 persone tra cui 186 bambini e fecero più di 700 feriti. Purtroppo nessuno ne parla, una tragedia tremenda finita nel dimenticatoio, però, guarda un po', tutti ricordano con spregio il battaglione Azov ( di cui nessuno aveva sentito parlare fino a un mese fa) sapendo benissimo che ormai è stato ripulito da eventuali soggetti neo nazisti ed è diventato un'armata nazionalista (che non è un'offesa) che si batte con coraggio per non abbandonare la città martire di Mariupol nelle mani dei russi. Nei salotti televisivi esiste quindi una grande confusione che spesso si trasforma in malafede, ignoranza e ingiurie contro il popolo ucraino che si batte all'unisono con il suo presidente che non si chiama "comico o pagliaccio" ma Volodymyr Zelensky. E abbiate rispetto per chi sta sotto le bombe, insieme al suo popolo, invece di andare sul suo yacht a godersi la vita.

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Deborah Fait
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