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Deborah Fait
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L'occidente sprofonda nelle ceneri di Auschwitz 27/01/2022
L'occidente sprofonda nelle ceneri di Auschwitz
Commento di Deborah Fait

IL 27 GENNAIO REGGELLO RICORDA “IL GIORNO DELLA MEMORIA”

Quando si avvicina il 27 gennaio, Giorno della Memoria della Shoah, sento sempre un senso di disagio e quasi di paura. Ogni anno accade qualcosa di grave, ogni anno sui social si leggono commenti crudeli, i negazionisti tornano alla carica, spesso si sentono e si leggono parole di scherno per la peggiore tragedia dell'umanità. Gli ebrei non possono stare in pace nemmeno dopo morti, non si vuole accettare l'unicità assoluta della Shoah, l'eliminazione di massa e programmata nei dettagli di sei milioni di uomini, donne, un milione e mezzo di bambini. Una tragedia da cui l'umanità non potrà mai riprendersi e che, per questo motivo, cerca di sminuire, di paragonare il Male assoluto ad altri stermini. Quest'anno tutto si ripete. Hanno incominciato col chiamare Festival delle Memorie la settimana antecedente il 27 gennaio.

27 gennaio 2021 - GIORNO DELLA MEMORIA - Comune di Portogruaro

Festival, dunque, parola che rimanda al cervello l'idea di festa e allegria, poi, grazie alle proteste, Festival è stato cambiato in Settimana. Ormai però il danno era stato fatto e l'ignominia di chi ha pensato a quella parola non si cancella. La seconda parte del titolo è Memorie, non Memoria, cioè ricordiamo non solo gli ebrei e quell'umanità sterminata insieme a loro dai nazisti. No, si deve banalizzare e trasformare l'orrore di quel genocidio unico nella storia in qualcosa che accade ancora oggi in tutto il mondo ad altri popoli… Cosa vogliono questi ebrei? Ricordiamo anche gli armeni, i tutsi, i nativi americani e, perché no, i migranti sfortunatamente annegati nel Mediterraneo. Niente di meglio per smetterla di parlare solo di ebrei, mica devono avere il primo posto nella rosa dei genocidi... Questi sono parte dei commenti che ogni anno dobbiamo sentire. Vorrei ricordare che tutti i popoli che hanno subito guerre e stermini hanno la loro giornata del Ricordo. Per gli armeni è il 24 aprile di ogni anno e si commemora il Mez Yeghem, lo sterminio perpetrato dai turchi per contrastare la richiesta di autonomia delle comunità armene. Morirono in 200.000. Il giorno del ricordo dei nativi americani cade il 4 ottobre, quello dei Sioux è il 1. febbraio, quello dei Lakota il 10 ottobre. Quando questi ed altri popoli commemorano le loro tragedie non ricordano gli ebrei perché quello strazio, quei ricordi sono personali ed è giusto così, è giusto che ognuno pianga i propri morti innocenti. Questo diritto non è dato agli ebrei, noi dobbiamo mescolare il nostro ricordo a quello di altri per non sentirci dire "credete di avere il primato del dolore?" Si, lo abbiamo perché la Shoah è stata pensata per eliminare il popolo ebraico dal pianeta, per estirparci completamente dal consesso umano. Lo abbiamo perché i nazisti sono andati a caccia di ebrei fino negli angoli più remoti d'Europa e non era accaduto mai in nessuna guerra, a loro non bastava ammazzare gli ebrei tedeschi o polacchi, volevano di più, volevano ammazzarci tutti fino all'ultimo vecchio, fino all'ultimo bambino. Il massimo dell'orrore, un orrore mai accaduto prima. Lo abbiamo perché a Wannsee, nel 1942, i nazisti decisero freddamente, professionalmente, teutonicamente, a tavolino, di portare a termine la "Soluzione Finale del Popolo Ebraico". Lo abbiamo perché la Shoah è stata il culmine di duemila anni di persecuzioni e continuiamo ad averlo perché tutto non è finito nel 1945 con il crollo del nazismo. L'odio si rinnova sempre, l'uccisione di ebrei sopravvissuti ai campi è continuata ancora dopo la fine della guerra e oggi quella che speravamo fosse la conclusione di una psicosi eterna si ripresenta in tutta la sua durezza con il volto spaventoso dello scheletro disegnato sulle divise della Gestapo. In America gli ebrei vengono pestati per le strade, minacciati e spesso ammazzati nelle sinagoghe, perseguitati nelle università.

L'antico antisemitismo di radice cristiana si sta mescolando con quello islamico. I cristiani ci odiano da 2000 anni, i musulmani da 1400 anni e così andiamo avanti tra una sinagoga assalita negli USA e due quindicenni bulle che augurano a un bambino di 12 anni di morire nei forni dopo averlo malmenato e sputatogli addosso perché ebreo. Non si sa niente delle due, essendo minorenni non si può dire, temo che le loro azioni vergognose finiranno nel calderone della non-memoria e tutto verrà spazzato via. Continueremo a commemorare il 27 gennaio, a organizzare cerimonie ipocrite, a sfornare libri che pochi leggeranno, che non saranno messi tra le mani dei giovani, al posto del telefonino, perché sappiano cosa accadde nel cuore d'Europa solo 80 anni fa, perché imparino che gli ebrei non sono una cosa a parte, un popolo da odiare e, se capita, da sputargli addosso ma che siamo come loro, solo con molta sofferenza in più, perché capiscano che quel bambino di Venturina Terme non potrà mai dimenticare quel "Ebreo, devi morire nel forno" e i calci e gli sputi ricevuti. Si chiederà perché, d'ora in poi avrà paura. Un'amica mi ha fatto ricordare un libro bellissimo e terribile letto molti anni fa, "Canto del popolo ebraico massacrato" di Yitzhak Katzelnelson che ha scritto:
Ho fatto un sogno,
Un sogno così terribile;
Il mio popolo non c'era più!
Mi sveglio con un grido,
Ciò che avevo sognato è vero:
Era successo davvero
Era successo a me"

È accaduto. Sei milioni di ebrei sulle cui ceneri state ancora camminando. Non dimenticare mai.

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Deborah Fait
"Gerusalemme, capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele"


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