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Deborah Fait
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Israele sotto attacco 13/05/2021
Israele sotto attacco
Commento di Deborah Fait

IDF says it hit 130 targets in Gaza overnight after 200 rockets fired at  Israel | The Times of Israel

Ieri sera ero seduta davanti al computer quando ha incominciato a suonare la sirena dello Zeva Adom. Mi sono guardata intorno, incredula, ho guardato fuori dalla finestra, oltre allo squarcio della sirena, silenzio totale. Ho pensato vabbè non cadrà un missile proprio sopra la mia testa e ho deciso di restare seduta al mio posto, in attesa degli eventi. Passano alcuni secondi quando sento qualcuno chiamarmi affannosamente dalle scale, vado ad aprire la porta e mi trovo davanti i miei vicini preoccupati per me (forse ritenendomi una vecchia un po' rimbambita). Vieni in rifugio dicono e io noooo, io resto a casa mia. Poi ho visto Merav, la mia vicina di appartamento tremare come una foglia, tremava tanto che stentava a stare in piedi. L'ho presa per mano, le ho detto di stare tranquilla e automaticamente ho recitato lo slogan prettamente israeliano, "hakol i'jè beseder", tutto andrà bene, una frase fatta che però a volte fa bene alla salute e alla psiche. Sono scesa con lei nel rifugio, c'erano anche tutti gli altri e per mezz'ora, tra un booom e l'altro, qualcuno tanto vicino che sembrava caduto sulle scale, la casa tremava ma noi, forse perché l'unione fa la forza e dà coraggio, abbiamo chiacchierato e persino riso della situazione. Tornata nel mio appartamento non ho potuto fare a meno di pensare agli israeliani di Sderot e di tutto il sud di Israele che da 16 anni, quasi ogni giorno, passano quello che ieri abbiamo passato noi e anche peggio. Sono eroi, mi sono detta, sono veri eroi. Sedici anni di missili, non un giorno o due, sedici anni di terrore, di feriti gravi e di vittime e nessuno è scappato, nessuno ha pensato di andarsene in luoghi più sicuri. Questa è la nostra Terra e noi qui restiamo, si mettano il cuore in pace i nostri nemici, dovranno ammazzarci tutti prima di prendersi casa nostra! Alla fine del bombardamento di missili di ieri sera, siamo tornati nei nostri appartamenti augurandoci l'un l'altro, forse con una punta di ironia, la buona notte.

Gaza terrorists fire barrages at Jerusalem, southern Israel, raising fear  of war | The Times of Israel

Niente da fare, mi ero addormentata da poco quando eccola di nuovo la sirena maledetta per la paura e benedetta perché ci salva la vita insieme all'Iron dom che distrugge i missili prima di farli cadere a terra. Erano quasi le quattro del mattino e sono andati avanti per un'ora, ho letto che oggi gli arabi staranno tranquilli perché digiunano e pregano per una loro festa, ricominceranno stasera dopo essersi rifocillati il corpo col cibo e l'animo con l'odio. Per uno strano fenomeno, per molti musulmani pregare significa aumentare nel loro animo violenza e voglia di ammazzare gli infedeli ebrei e i maledetti sionisti. Non potendo più dormire ho acceso il televisore e ho visto cose che mai avrei voluto vedere e sapere, a Lod, Ramle, Yaffo, Acco, e Vadi Ara, città miste con popolazione araba e ebraica si sono verificati dei veri e propri pogrom. Hanno bruciato sinagoghe, decine di automobili, spaccato le vetrine dei negozi degli ebrei e li hanno incendiati, ad Akko hanno dato fuoco a un albergo, hanno cercato di entrare nelle case degli ebrei per sgozzarli, urlavano Allahu akhbar. Una signora ha detto che il suo vicino, con cui erano stati come una sola famiglia le ha urlato "domani morirai". Fino all'altro giorno queste comunità vivevano insieme, lavoravano insieme, erano amici, non solo vicini di casa e concittadini, eppure se non fossero arrivati i soldati avremmo avuto stragi di ebrei come nel 1929. Il sindaco di Lod ha ricordato la Notte dei Cristalli di nefasta memoria. Questi sarebbero i musulmani buoni, gli arabi israeliani, quelli di cui tanto viene decantata la convivenza con gli ebrei. L'impressione è che vi sia stato una specie di coordinazione tra loro e Hamas perché hanno attaccato i concittadini ebrei nello stesso momento in cui i terroristi da Gaza lanciavano i missili contro lo stato ebraico. Ieri sera e stanotte hanno lanciato contro le città israeliane 1050 missili, credo sia logico chiedersi come possano averne sempre tanti. Migliaia di missili al giorno per 16 anni da dove arrivano e quanto costano? La vignetta che mi si presenta spontaneamente davanti agli occhi rappresenta i barbudos iraniani urlanti che Israele cesserà di esistere molto presto. Solo nella nottata di ieri è stato bruciato circa un milione di euro, quanti vaccini avrebbero potuto comprare?

La domanda successiva dovrebbe essere "come gli arrivano tutte queste armi senza che nessuno se ne accorga?" Che sia una specie di sporco accordo internazionale? Il mondo occidentale lecca i caffettani neri dei barbudos da quando Khomeini ha mandato in esilio lo Scià di Persia Reza Pahlevi e contemporaneamente conserva gelosamente nel cuore l'amore per i terroristi assassini palestinesi. I missili fanno tanta paura, chi ha provato questa esperienza lo sa molto bene, ma quello che aumenta il dolore, che squarcia l'animo, che risulta incomprensibile, è l'odio. Non parlo dell'odio dei palestinesi, no, mi riferisco ai messaggi che si leggono sui social, al nome Israel scritto regolarmente IsraHell, all'augurio di morire tutti, alle invocazioni al fantasma di Hitler, alla voglia di buttarci nei forni. Questo tipo di odio irragionevole e stupido è pericoloso perché si diffonde a macchia d'olio soprattutto tra i giovanissimi. E' sera, sicuramente tra poco ricominceranno i botti, alla TV vedo immagini di dolore e di rabbia, vedo dei ragazzini che piangendo portano correndo dei Sefer Torah, i libri sacri, fuori da una sinagoga data alle fiamme. Mi scappa di ridere quando sento qualcuno in Italia parlare ancora di uno stato palestinese democratico accanto a Israele. Sanno di cosa stanno parlando? Posso presentarglielo? Questo fantasioso stato democratico sognato dalle sinistre è una roba dove non si vota da 20 anni, dove si insegna ai bambini ad odiare chi non sia arabo e islamico, in particolare gli ebrei, dove i giornalisti vengono sbattuti in prigione, dove risolvono i problemi col tritolo o i coltelli, dove dagli otto anni in poi i campeggi per bambini sono dei veri campi di guerra in cui si insegna a diventare terroristi provetti, dove i gay, se gli va bene, vengono torturati, se gli va male, uccisi. No grazie, Israele non ha bisogno di avere lungo i suoi confini una dittatura terrorista. Sta suonando la sirena, devo andare!

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Deborah Fait
"Gerusalemme, capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele"


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