venerdi 19 luglio 2024
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


Clicca qui






 
Antonio Donno
Israele/USA
<< torna all'indice della rubrica
La de-escalation voluta da Washington è un pericolo per Israele 21/04/2024

La de-escalation voluta da Washington è un pericolo per Israele
Commento di Antonio Donno

Joe Biden con il Segretario di Stato Antony Blinken. Dall'inizio della guerra, Biden ha sempre puntato alla de-escalation, in pratica: a frenare l'azione difensiva di Israele. E questo non mette in sicurezza lo Stato ebraico, semmai lo mette in pericolo ulteriormente.

Gli Stati Uniti invocano la de-escalation, l’Unione Europea è assente ingiustificata, Russia e Cina osservano attentamente l’evoluzione della crisi israelo-iraniana e la connessa guerra nella Striscia di Gaza. Israele è dunque sola nell’affrontare gli eventi del Medio Oriente che lo vedono direttamente implicato. Dopo l’intervento americano di sostegno per abbattere missili e droni iraniani lanciati contro lo Stato ebraico, Washington si è limitata a non accelerare la crisi mediorientale, affermando la necessità di una de-escalation. Tale invito è ovviamente rivolto esclusivamente a Israele, perché l’Iran ha dichiarato di essere pronto ad una nuova sfida “in qualsiasi momento”. Dunque, de-escalation contro libertà di attaccare “in qualsiasi momento”. Uno squilibrio che Israele non può e non deve accettare.

     Le ulteriori sanzioni a carico degli ayatollah iraniani sono inutili, perché in qualche modo, grazie al sostegno di Russia e Cina, Teheran riesce a barcamenarsi nella crisi economica; né, tantomeno, il malessere sociale tende a trasformarsi in rivolta contro il regime, in quanto la repressione può essere così sanguinosa da impedire ogni tentativo di ribellione. Il passato ha dimostrato che il regime iraniano vive su un controllo sociale spietato e continua a dichiararsi la punta di diamante della lotta contro gli infedeli, in primo luogo, ovviamente, i sionisti. I suoi alleati, Russia e Cina, giocano sul fanatismo religioso degli ayatollah e della popolazione per creare con lo Stato iraniano un blocco politico che, insieme a Siria e Iraq, permette loro di avere il controllo della sponda orientale del Golfo Persico. La Turchia, dal canto suo, svolge un ruolo indipendente, ma attento al controllo della Nato nel Mediterraneo orientale.

     Una volta terminato, insieme a Israele, l’intervento militare contro l’Iran dei giorni scorsi, Washington si è ritirata in buon ordine, lasciando Israele alle prese con Teheran. Gerusalemme ha operato un intervento su Isfahan, nel cuore dell’Iran, per dimostrare ai suoi nemici di possedere missili e droni in grado di giungere nel territorio iraniano, cioè di un arsenale militare ben più potente di quello di Teheran. Non ha rivendicato l’attacco, ma è la dimostrazione della superiorità militare di Israele. Immediatamente, Biden ha condannato l’attacco dimostrativo, pur conoscendone le motivazioni.

     Siamo alle solite. La richiesta di de-escalation da parte americana è un errore strategico che disarma Israele. Gli iraniani, con alle spalle Russia e Cina, si sentono liberi e autorizzati a minacciare Israele e, nel campo più largo della regione mediorientale, di servirsi dei suoi alleati per allargare il controllo in aree vitali del sistema politico internazionale. Esempi importanti sono l’uso degli Houthi sulle coste yemenite del Mar Rosso e le postazioni militari in Siria, in Iraq e in Libano. Si tratta di posizionamenti che in sostanza circondano Israele, ponendo lo Stato ebraico in una situazione di continuo, attento controllo degli eventi che accadono nella regione e di prendere, eventualmente, le contromisure adeguate. Se questa è la situazione del Medio Oriente, invitare Israele ad una de-escalation significa impedirgli di porre la massima attenzione alla difesa della sua stessa sopravvivenza. Per fortuna, Netanyahu e il suo governo tirano dritti per la loro strada.

     In questo contesto, liberare Gaza dalla presenza di Hamas è fondamentale. La sconfitta definitiva dell’organizzazione terroristica sostenuta dall’Iran sarebbe un colpo molto duro per Teheran, perché dimostrerebbe, ancora una volta, che Israele è in grado di difendersi e sconfiggere i suoi nemici. È probabile che l’attacco iraniano dei giorni scorsi nei confronti di Israele avesse il compito di intimorire lo Stato ebraico di fronte agli armamenti di Teheran e di abbandonare l’impresa di Gaza, ma se questa è stato l’intento, il risultato è stato miserevole.

     Gli Stati Uniti non vogliono insistere nel sostegno politico e militare di Israele, perché temono di tirare in ballo Russia e Cina in un contenzioso mediorientale dagli esiti imprevedibili. Sono intervenuti a sostegno di Israele contro l’Iran al fine di riportare la regione nell’equilibrio instabile nella quale ha vissuto fino ad oggi. Ma questo equilibrio instabile non favorisce Israele. Anzi. Finché l’Iran continuerà a minacciare lo Stato ebraico, la de-escalation desiderata dagli Stati Uniti potrà avere soltanto esiti pericolosi per Gerusalemme.

Antonio Donno
Antonio Donno


Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT