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Antonio Donno
Israele/USA
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La Siria di Assad ha ripreso fiato grazie a Putin e Erdoğan 15/05/2023
La Siria di Assad ha ripreso fiato grazie a Putin e Erdoğan
Analisi di Antonio Donno

Putin set to host Assad at the Kremlin | MEO
Bashar al-Assad, Vladimir Putin

Il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan, nell’agosto del 2021, ha segnato il momento finale del progressivo allontanamento americano dal Medio Oriente. Tuttavia, da tempo l’immensa regione era scivolata fuori dai programmi di Washington, e ora rappresenta il punto di confluenza degli interessi strategici di due regimi autoritari: Russia e Turchia. Il Medio Oriente, se si esclude Israele, si è collocato sempre fuori dal quadro democratico, ma oggi è oggetto di un intreccio ancor più fitto di problematiche determinate dall’ingresso nella politica regionale dei due Stati dittatoriali citati. Se, per ora, i loro interessi con confliggono, è dovuto alla loro presenza politico-militare, insieme all’Iran, nella decennale crisi della Siria, il cui territorio occupa un punto nevralgico nella geografia del Medio Oriente.

     La rivoluzione siriana contro il dittatore Assad è fallita. Assad ha operato con estrema brutalità contro i suoi contestatori, trincerandosi dietro un dispositivo militare a lui fedele e costringendo le popolazioni nelle quali agivano i rivoltosi a trovare riparo oltre i confini siriani. Ne è nata una crisi umanitaria di grandi proporzioni che tuttavia non ha impedito ad Assad di continuare la sua politica repressiva anche contro popolazioni inermi, ma giudicate nemiche del potere centrale. Assad ha potuto contare sul sostegno politico-militare di Russia e Turchia, interessati a evitare che la caduta di Assad potesse produrre una svolta democratica nel cuore del Medio Oriente. Così, milizie dei due Stati, oltre che di Teheran, si sono introdotte nella regione nord-orientale siriana, con il beneplacito del dittatore siriano, le cui forze militari non sarebbero state in grado di domare la vasta rivolta in atto in quelle zone.

     Ora, però, il problema dei rifugiati siriani nei paesi circostanti, in particolare in Turchia, deve essere risolto. La Turchia ha goduto di ampie risorse da parte della comunità internazionale per sostenere la massa dei rifugiati, ma oggi ha bisogno di liberarsi di migliaia di persone la cui presenza nel territorio turco non è gradita dalle popolazioni locali. Da qui, perciò, i contatti sempre più fitti tra Assad e i governi russo e turco. L’obiettivo è di restituire a Damasco la piena legittimazione a controllare con ogni mezzo le aree in qualche modo normalizzate dalle forze russo-turco-iraniane, ma, nello stesso tempo, facendo della Siria di Assad un avamposto dei loro interessi nella regione, un sorta di vassallo la cui sopravvivenza è stata garantita dal sostegno militare dei tre.

     La dittatura di Damasco, dunque, potrà usufruire nel futuro del sostegno di Russia e Turchia. La stabilizzazione del regime di Assad è un punto di forza dei loro interessi nel Medio Oriente. In particolare, se la posizione di Putin nella questione ucraina è in bilico, nella regione mediorientale si sta rinforzando grazie ad un riferimento politico che ha contribuito a stabilizzare: la Siria. Il cuore del Medio Oriente sta diventando il terreno di un’attenta politica di penetrazione da parte di Mosca.

     Questa realtà non favorisce Israele, soprattutto nella situazione attuale, che vede il terrorismo palestinese, in particolare la Jihad Islamica, accentuare il proprio attacco allo Stato ebraico da Gaza e dalla West Bank. Finora Putin ha permesso alle forze armate israeliane di oltrepassare le zone della Siria controllate dalle milizie russe e infliggere gravi perdite ai terroristi palestinesi, le cui azioni partivano dalla Siria. Se la Siria dovesse stringere collaborazioni sempre più intense con Mosca, Assad potrebbe chiedere a Putin di annullare ciò che è stato concesso a Israele, in virtù del principio della difesa del proprio territorio nazionale. Una richiesta che, se accolta da Putin, rappresenterebbe un fatto molto negativo per Gerusalemme, perché aprirebbe un varco importante per le azioni terroristiche contro il territorio israeliano. A questo punto, Netanyahu dovrebbe riprendere il suo andirivieni da Mosca per ottenere assicurazioni da Putin.

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Antonio Donno

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