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Antonio Donno
Israele/USA
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Gli accordi sul gas tra Israele e Libano 27/10/2022
Gli accordi sul gas tra Israele e Libano
Analisi di Antonio Donno


Recentemente il governo israeliano è giunto a un accordo con quello libanese sulla spartizione delle zone marittime del Mediterraneo per l’estrazione del gas. L’accordo sarà sottoscritto oggi dalle due delegazioni, grazie alla mediazione di Washington, che è stata parte attiva al suo raggiungimento di questo accordo. Hezbollah, che è una componente molto rilevante dell’attuale governo di Beirut, ha accettato l’accordo, mentre dall’opposizione Netanyahu ha accusato Lapid di compromettersi con i terroristi filo-iraniani. Perché Hezbollah ha dato via libera a un accordo con il suo mortale nemico?  I motivi possono essere due. In primo luogo, la situazione economica del Paese dei Cedri è disastrosa. Il governo attuale, composto da fazioni in competizione tra di loro, non è in grado di far fronte alla dilagante povertà del Paese, se non facendo ricorso agli aiuti alquanto modesti di Teheran, il cui fine è soprattutto di conservare il controllo del Libano e di continuare a esercitare una pressione politica e militare ai confini settentrionali di Israele. L’estrazione del gas potrebbe contribuire a migliorare le condizioni generali, ma è molto probabile che gli introiti vadano a finire nelle tasche di Hezbollah, la cui situazione militare si è indebolita di pari passo con quella del suo fornitore, l’Iran. Insomma, le sanzioni americane stanno avendo, nel tempo, un risultato positivo non solo nei confronti dell’economia iraniana, ma conseguentemente anche sulle fazioni terroristiche sostenute da Teheran in varie zone della regione.

     La seconda ragione è strettamente legata alla prima. I ricavati potrebbero aiutare in parte, per la verità non cospicua, l’economia iraniana attraverso un passaggio di denaro diretto e, perciò, nello stesso tempo, rimpolpare le casse di Hezbollah, che potrebbe riprendere la sua azione ai confini di Israele. Ecco perché Netanyahu è fortemente contrario all’accordo. Il suo ragionamento va nella direzione contraria a quella di Lapid. Evitare l’accordo con il Libano significa mantenere gli Hezbollah in una situazione critica dal punto di vista economico e militare, tale da non consentire ai terroristi al soldo degli ayatollah di riprendere efficacemente lo scontro con Israele. Se per Lapid l’accordo metterebbe fine a una lunga controversia con l’attribuzione di aree ben precise di estrazione per Israele, secondo Netanyahu, al contrario, esso sarebbe un vantaggio inaspettato per i terroristi.

     Vi è anche un fattore politico-diplomatico di cruciale importanza. Il Libano non ha mai riconosciuto la sovranità di Israele, né la riconoscerà finché gli Hezbollah saranno al potere protetti dall’Iran. Sottoscrivere un accordo che non comporti il riconoscimento reciproco significa attribuire un vantaggio economico a Hezbollah e, nel contempo, sollevare il gruppo terroristico da ogni compromissione di natura politica. In breve: continuare a combattere per la distruzione di Israele grazie a un accordo economico con Israele medesimo. Inconcepibile!

     Comunque, se l’accordo sarà sottoscritto dalle parti, gli esiti delle imminenti elezioni politiche in Israele potrebbero riservare risultati non prevedibili anche in relazione all’attuazione pratica della spartizione delle aree marittime in questione. Nello stesso tempo, la crisi politica del Libano è talmente profonda da non permettere un risultato stabile nel tempo, secondo gli accordi che si stanno sottoscrivendo. Dunque, una situazione incerta. Inoltre, è molto importante che la crisi economica dell’Iran non conceda tregua agli ayatollah e che l’insurrezione interna della popolazione metta il regime in difficoltà crescente. Ne deriverebbe un indebolimento militare, e quindi politico, degli Hezbollah nel Libano e di Hamas a Gaza a vantaggio di Israele e delle sue alleanze regionali derivanti dagli Accordi di Abramo.

     Per tutti questi motivi, gli accordi sul gas con il Libano presentano contraddizioni rilevanti per Israele. Tutto sarà più chiaro dopo che sarà insediato il nuovo governo di Gerusalemme.

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Antonio Donno

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