lunedi` 05 dicembre 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Dubai ricorda la Notte dei Cristalli (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






 
Antonio Donno
Israele/USA
<< torna all'indice della rubrica
I neoconservatori americani e il Likud di Netanyahu 08/10/2022
I neoconservatori americani e il Likud di Netanyahu
Analisi di Antonio Donno

A destra: Benjamin Netanyahu

Il neoconservatorismo americano ai tempi di George W. Bush (presidente dal 2001 al 2009) ebbe un ruolo determinante nell’elaborazione e nella conduzione della politica internazionale degli Stati Uniti. Questo filone teorico-politico puntava a dare indicazioni politiche sostanziali al governo americano perché proponesse nello scacchiere internazionale una posizione di primo livello degli Stati Uniti fondata sul concetto di “benevolente egemonia”. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica e di fronte alla crisi definitiva del comunismo sul piano globale, secondo i neoconservatori americani era indispensabile che Washington divenisse il centro politico riconosciuto su scala mondiale. L’11 settembre 2001, con l’attacco terroristico alle Torri Gemelle, convinse Bush che la posizione dei neoconservatori era giusta e che occorresse riproporre con forza gli Stati Uniti come potenza egemone e diffondere i valori americani nel mondo. Era indispensabile, dunque, che gli Stati Uniti riprendessero il loro posto al centro della politica internazionale (Dottrina Bush). Irving Kristol, Robert Kagan, Paul Wolfowitz e altri furono i teorici, Dick Cheney, Condoleeza Rice e Donald Rumsfeld i politici che sostennero vigorosamente la dottrina in seno al governo Bush.

     Le idee dei neoconservatori furono al centro di aspre critiche da parte dei cosiddetti progressisti di tutto il mondo, soprattutto quelli di sinistra, ancora sconvolti dalla fine ingloriosa della casa-madre, l’Unione Sovietica. Oggi, però, la situazione presenta uno scenario che richiama le idee dei neoconservatori di quegli anni. Sul “Foglio” di mercoledì scorso, infatti, Giuliano Ferrara scrive: “Ora la situazione internazionale sembra dare ragione postuma ai neocon, che volevano un occidente unito e all’offensiva per la difesa del sistema liberale sotto l’egida americana” (https://www.ilfoglio.it/esteri/2022/10/05/news/avevano-ragione-i-neoconservatori-americani-4511673/). Le posizioni dei neoconservatori di allora sono oggi particolarmente significative riguardo alla situazione del Medio Oriente e, in particolare, al ruolo di Israele nella regione.

     Quando Netanyahu divenne primo ministro d’Israele, nel 1996, i neoconservatori americani stavano facendo i primi passi all’interno della politica americana. Netanyahu criticò aspramente gli Accordi di Oslo, ritenuti negativi per Israele in quanto riconoscevano politicamente l’Autorità Palestinese di Arafat. Nonostante i primi approcci positivi, ben presto la situazione tra le due parti si deteriorò e Netanyahu diede inizio a una politica ferma di risposta militare al terrorismo di Arafat. Quando George W. Bush divenne presidente degli Stati Uniti, il fronte neoconservatore, che si era andato sviluppando numericamente e teoricamente dal 1997 con la fondazione del Project for the New American Century (Pnac), prese una chiara posizione a favore di Israele, ritenendo il Paese ebraico la punta avanzata del processo di ripresa dell’egemonia americana nel Medio Oriente di fronte al pericolo mortale costituito dalla minaccia del mondo arabo nei confronti di Israele. L’attacco terroristico del 2001 a New York e le conseguenti guerre americane in Iraq e in Afghanistan segnarono il ritorno di Washington nella regione mediorientale, un ritorno supportato politicamente dal Likud di Netanyahu, che accentuò senza mezzi termini la risposta militare di Israele nei confronti del terrorismo arabo e dei Paesi che lo sostenevano più o meno apertamente.

George W. Bush in 2005: 'If we wait for a pandemic to appear, it will be  too late to prepare' - ABC News
George W. Bush

     La fermezza militare di Israele nei confronti dei Paesi arabi che favorivano il terrorismo deve essere ritenuta politicamente e storicamente fondamentale per la realtà odierna. Lentamente ma inesorabilmente, parte consistente del mondo arabo si rese conto che Israele non poteva essere distrutto, che Israele era una realtà politica ed economica importante nel Medio Oriente e che era ormai insensato buttare al vento fior di quattrini per un’impresa irrealizzabile. Gli Accordi di Abramo del 2020 fra Israele, Stati Uniti e Emirati Arabi Uniti, rafforzati nei mesi successivi con altri ingressi, devono essere considerati un risultato di enorme importanza che fonda le sue basi nei precedenti processi di intesa teorico-politica tra il neoconservatorismo americano e il Likud di Netanyahu.

     Oggi, la politica internazionale degli Stati Uniti è ben lontana da quella realtà. Tuttavia, la presenza degli Accordi di Abramo nella scena del Medio Oriente segna un punto fermo di inestimabile importanza. Il pensiero e la politica del neoconservatorismo americano e l’azione del Likud israeliano hanno conseguito nel tempo esiti di inestimabile valore politico.

Immagine correlata
Antonio Donno
   

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT