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Antonio Donno
Israele/USA
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Le conseguenze internazionali della guerra in Ucraina 24/04/2022
Le conseguenze internazionali della guerra in Ucraina
Analisi di Antonio Donno

A destra: Volodymyr Zelensky

La guerra in Ucraina, se dovesse prolungarsi nel tempo, potrebbe portare ad una crisi internazionale di più vaste proporzioni. La posizione unitaria assunta dalle potenze occidentali per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale offre un quadrante militare che, se non è ancora esploso in forma bellica, spinge a pensare che la guerra di Putin contro l’Ucraina potrebbe portare a esiti bellici di più vaste proporzioni. L’affermazione di Putin che l’obiettivo della Russia è la conquista e l’annessione del Donbass è falsa. Per quale motivo, allora, Putin ha tentato di conquistare Kiev, che non fa parte del Donbass? Perché Leopoli, che si trova ai confini occidentali dell’Ucraina, è ancora sottoposta al martellamento dell’esercito russo? Fallito il tentativo di impadronirsi di Kiev, Putin ha fatto retromarcia affermando falsamente che lo scopo di Mosca è “semplicemente” quello di annettersi il Donbass. I fatti hanno dimostrato che quella di Putin è una falsità, tipica della storia dei dittatori. Negli anni dell’avanzata nazista nel cuore dell’Europa Orientale, i gerarchi del Terzo Reich si profusero in assicurazioni nei confronti delle comunità ebraiche: orrende falsità che preludevano allo sterminio. Il quinto figlio di Elie Wiesel ne è una atroce testimonianza.

Guerra in Ucraina, Biden su Putin:
Joe Biden

Giustamente Anne Applebaum, nel “foglio” di venerdì scorso, ha sostenuto che la retromarcia di Putin è una finta retromarcia. Il Donbass conquistato sarà la base di partenza di un nuovo attacco verso il cuore dell’Ucraina e per la conquista di Kiev. Accontentarsi del Donbass sarebbe, comunque, una sconfitta per Putin, un gravissimo calo di prestigio a livello internazionale. Se, invece, è un nuovo punto di partenza, e tutto lo fa supporre, la questione dell’Ucraina assumerebbe una dimensione internazionale di grande pericolo: “Ci sarebbe il terrore nel cuore dell’Europa, distruzioni di massa, campi di concentramento, l’ho visto con i miei occhi”, scrive ancora Applebaum, di ritorno dall’Ucraina.

Se l’Ucraina dovesse arrendersi, come molti filo-putiniani italiani sostengono, il Paese diventerebbe una colonia della Russia e in breve tempo una parte della stessa Russia. Si aprirebbe nel cuore dell’Europa un varco di diverse migliaia di chilometri, una potente testa di ponte inserita nel gruppo dei Paesi ex-comunisti, ora indipendenti e membri della Nato. Ecco perché la resistenza, supportata dalle armi occidentali, è fondamentale. Ma gli esiti dell’opposizione ucraina fino all’ultimo sangue potrebbe essere insufficiente per evitare la conquista e l’annessione: sarebbe una sconfitta gravissima per l’Occidente che si è posto in prima fila per difendere l’Ucraina. A questo punto, la sua impotenza nel fronteggiare manu militari la Russia, a causa della non-adesione dell’Ucraina alla Nato, condurrebbe inevitabilmente ad affidarsi alle sanzioni, la cui efficacia si dimostrerà insufficiente a causa del sostegno che verrà a Mosca da Pechino.

Ma c’è un aspetto della questione che riguarda noi dell’Occidente. Come si è visto, le sanzioni alla Russia hanno un’incidenza sempre più pesante sul nostro livello di vita, essendo il petrolio e il gas russo indispensabile alla nostra economia. Fino a quando l’opinione pubblica occidentale sopporterà la lievitazione dei prezzi che sta danneggiando l’economia delle famiglie occidentali? Quali forze politiche, di destra o di sinistra, potrebbero utilizzare il sempre più vasto malcontento delle nostre popolazioni? Il crescente sostegno che si sta evidenziando nelle elezioni francesi a favore di Le Pen non è forse un segnale inquietante?

La diplomazia sta fallendo sulla questione dell’Ucraina. Putin la usa spudoratamente per prendere tempo, illudere le controparti, e intanto riposizionare le proprie armate sul territorio ucraino per il colpo decisivo. Gli occidentali sanno che gli incontri diplomatici con Putin sono una messinscena, ma non possono fare altro.

Un’ultima considerazione sui riflessi nel Medio Oriente. L’eventuale vittoria di Putin porterebbe la Russia a sostituire gli Stati Uniti in quell’immensa regione. I nemici di Israele vedrebbero in Putin il loro punto di riferimento nella gestione degli affari del Medio Oriente e, cosa ancor più grave, nel contrasto nei confronti di Israele. L’Iran, gli sciiti al potere in Iraq, le milizie filo-iraniane, forse anche l’Autorità Palestinese vedrebbero nel dittatore russo la possibilità di avere una grande potenza al loro fianco nella lotta contro Israele. Le colpe degli Stati Uniti sono sempre più evidenti, sempre più pesanti nell’aver abbandonato lo scacchiere mediorientale.

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Antonio Donno

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