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Antonio Donno
Israele/USA
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Desmond Tutu: non è tutto oro quel che luccica 03/01/2022
Desmond Tutu: non è tutto oro quel che luccica
Analisi di Antonio Donno

A destra: Desmond Tutu

Amin al-Husseini - WikipediaAdolf Hitler - Wikipedia
Il Gran Muftì di Gerusalemme - Adolf Hitler

La morte dell’Arcivescovo Desmond Tutu ha suscitato un cordoglio diffuso. Ha combattuto l’apartheid in Sud Africa con grande impegno e senza risparmio di energie. Ma non è tutto oro quel che luccica. Fiamma Nirenstein, nel suo blog, http://www.fiammanirenstein.com, ha messo giustamente in risalto un aspetto della vita di Tutu che è stato quasi completamente ignorato nel generale cordoglio. Tutu era un nemico fiero di Israele e un amico dei palestinesi e della loro guerra terroristica contro lo Stato ebraico. È stato un grande sostenitore del BDS e di ogni forma di ostracismo nei confronti di Gerusalemme. Si è battuto contro il razzismo, ma ha dimenticato che il popolo ebraico è stato oggetto, nei secoli, di un razzismo che nella Shoah ha raggiunto le vette più abominevoli. Era per i poveri, gli esclusi, i perseguitati, ma tra costoro ha omesso di includere gli ebrei, oggetto di persecuzione anche da parte del mondo islamico nel corso dei secoli. Non ha mai fatto riferimento al Gran Mufti di Gerusalemme, Haj Amin el-Hussein, capo della lotta contro i pionieri ebrei presenti in Palestina e grande amico di Hitler. In un incontro con il nazista a Berlino, il Gran Mufti disse di sperare che le armate tedesche giungessero al più presto in Palestina, al fine di ripulire la regione nello stesso modo in cui stava magnificamente operando in Europa. Si riferiva agli ebrei.

Quanta ipocrisia quando Tutu si rivolgeva al popolo israeliano incitandolo a liberarsi dei propri capi politici. Diceva questo ben sapendo che una crisi politica interna allo Stato ebraico, una crisi profonda che avrebbe rovesciato l’assetto istituzionale del Paese, sarebbe stato l’inizio di un’invasione da parte degli Stati arabi e lo sterminio del popolo di Israele. Ma Tutu non si fermava alla questione della Palestina. Come i peggiori antisemiti, riteneva che gli ebrei fossero “la causa di molti problemi del mondo”, come riporta Nirenstein nel suo articolo. Quella di Tutu era ed è un’espressione tipica di tutti gli antisemiti in ogni parte del mondo, una vera e propria definizione che segna la storia ebraica nei secoli.

Tutu accostava la condizione dei neri nel Sud Africa dell’apartheid a quella dei palestinesi. Dimenticava quante volte i capi palestinesi, in primo luogo Arafat, hanno rifiutato la presenza stessa degli ebrei in Palestina in uno Stato accanto ad un altro palestinese. Il famoso “Due popoli, due Stati”. Per le dirigenze palestinesi che si sono succedute nel tempo e sempre sostenute dalla popolazione gli ebrei erano elementi estranei, da espellere a tutti i costi. Il sostegno di Tutu alla lotta dei palestinesi contro gli israeliani faceva volentieri a meno di prendere in considerazione i fatti della storia. L’elenco del rifiuto palestinese di dare vita a un proprio Stato accanto a quello israeliano è lungo: nel contesto dei trattati successivi alla fine della Grande Guerra; a proposito delle conclusioni della Commissione Peel nel 1936-37; al momento della spartizione in seno alle Nazioni Unite nel novembre del 1947; in conseguenza degli Accordi di Oslo del 1993; a Camp David nel 2000 di fronte alle proposte di spartizione avanzate dall’israeliano Ehud Barak e caldeggiate da Bill Clinton. Un rifiuto a priori, perché l’idea di Arafat era la costituzione di un solo Stato, quello palestinese, e l’eliminazione di quello israeliano.

Per questi motivi, l’accostamento sbandierato da Tutu tra la condizione dei neri in Sud Africa e quella dei palestinesi era falso, perché ignorava volutamente la diversità dei contesti storici tra le due situazioni e l’evoluzione dei fatti al loro interno. Il cordoglio generale per la morte di Tutu è giusto, ma deve essere considerato in rapporto alla strenua lotta da lui sostenuta per i neri sudafricani. La questione israelo-palestinese è tutt’altra cosa.

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Antonio Donno

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