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Antonio Donno
Israele/USA
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Come il movimento terroristico di Arafat giudicò l’elezione di Ronald Reagan 26/07/2021
Come il movimento terroristico di Arafat giudicò l’elezione di Ronald Reagan
Analisi di Antonio Donno

Biografia di Ronald Reagan
Ronald Reagan

All’annuncio della vittoria di Ronald Reagan il 4 novembre 1980, la Palestine Liberation Organization (Plo) reagì con arroganza e scherno nei confronti del nuovo Presidente americano. Erano i tempi nei quali il movimento terroristico di Arafat godeva di sostegno e apprezzamento non solo nei paesi arabi, ma soprattutto in quella parte del mondo occidentale che sosteneva la causa palestinese e, tra i ranghi della sinistra anti-israeliana, l’opportunità di distruggere Israele in quanto punta avanzata dell’imperialismo americano nel Terzo Mondo. Di fatto, la Palestine Liberation Organization rappresentava il popolo palestinese nella sua lotta contro l’invasore sionista. Il suo prestigio era alle stelle e le sue azioni di terrorismo sanguinario erano giustificate e spesso apertamente sostenute in moti settori dell’opinione pubblica internazionale.

Yasser Arafat - Wikipedia
Yasser Arafat

L’arroganza di Arafat e compagni era legata alla posizione di prestigio acquisita nel tempo dal movimento terroristico. Perciò, quando Reagan fu eletto presidente degli Stati Uniti, la Plo commentò l’evento con un misto di accuse e di scherno. In fondo, l’esito degli accordi tra Egitto e Israele del 1979, dai quali la Plo non aveva ricavato alcun vantaggio, aveva rafforzato la sua credibilità in ampi settori politici, perché la sua esclusione era stata considerata un ulteriore esempio della volontà dei nemici dei palestinesi di giocare sulla pelle di un popolo perseguitato. Così, l’ebreo Begin e l’arabo traditore Sadat erano, ora, i nemici giurati dei palestinesi.

La radio clandestina della Plo, “Voice of Palestine”, parlò subito di una “violenta” reazione palestinese (mai realmente appurata) e “delle pericolose affermazioni e della campagna aggressiva [di Reagan] contro il popolo palestinese e la nazione araba”. Il riferimento alla “nazione araba” complessivamente intesa era un punto fermo della credibilità della Plo presso quel mondo giudicato l’alleato più prezioso per la distruzione di Israele. Ciò conferiva al movimento terroristico di Arafat una posizione ritenuta in grado anche di affrontare l’amico storico di Israele, gli Stati Uniti; anzi, un successivo commento di “Voice of Palestine” dichiarò che i palestinesi erano soddisfatti per l’elezione di Reagan, perché in questo modo avrebbero avuto a che fare con “un nemico certo piuttosto che un amico falso”. L’affermazione era un esempio dell’arroganza e della presunzione palestinese di vincere la sua storica battaglia contro Israele.

Tale presunzione ebbe riflessi significativi anche al di fuori del contesto mediorientale. Infatti, l’8 novembre di quello stesso anno il giornale in lingua araba pubblicato a Londra, “Ash-Sharq Al Awsat”, sostenne spocchiosamente che le affermazioni di Reagan sul carattere terroristico del Plo “stavano a dimostrare la completa ignoranza del conflitto mediorientale in generale e il problema della Palestina in particolare” da parte del nuovo presidente americano. Come si vede, Arafat e soci, pur sapendo bene che Reagan avrebbe presto acquisito le dovute informazioni sul Medio Oriente e sulla Palestina da parte dei suoi più esperti collaboratori, riteneva che Reagan non fosse all’altezza del suo mandato presidenziale a proposito dei problemi mediorientali, probabilmente anche a causa delle voci che, durante la campagna elettorale americana, disegnavano Reagan come personaggio di bassa statura politica e intellettuale. E questo, benché il governatorato di Reagan in California avesse conseguito risultati importanti, tra i quali la riduzione delle imposte, accolta con estremo favore dalla popolazione californiana.

Insomma, la Plo di Arafat giudicò l’elezione di Reagan a Presidente degli Stati Uniti con un atteggiamento di sufficienza, per non dire di disprezzo. Se ne sarebbe presto pentita. Reagan impresse una svolta decisa verso la questione mediorientale, incrementando l’amicizia con Israele, da lui definito “un’eroica democrazia”. E Israele divenne, a pieno titolo, l’alleato principale di Washington nel Medio Oriente, una pedina indispensabile per contrastare la presenza sovietica nella regione.

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Antonio Donno

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