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Antonio Donno
Israele/USA
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Le incertezze dell’Amministrazione Biden sulla guerra tra Hamas e Israele 23/05/2021
Le incertezze dell’Amministrazione Biden sulla guerra tra Hamas e Israele
Analisi di Antonio Donno

Usa, Biden nomina segretario di Stato Tony Blinken - La Stampa
Joe Biden con il Segretario di Stato Anthony Blinken

L’Amministrazione Biden è in una situazione di stallo sulla guerra tra Hamas e Israele. Per quanto Biden sia riuscito, insieme ad altri, a ottenere il cessate-il-fuoco tra le due parti, è evidente che tale risultato non è sufficiente a spiegare la contraddizione in cui è incappata l’Amministrazione democratica in questo frangente così grave. Si tratta di un errore pesante, frutto di una decisione presa agli inizi del mandato di Biden e dei suoi collaboratori. Ma si è trattato di un errore o di presa di posizione volta a raggiungere due scopi, il primo esterno, il secondo interno, ma strettamente collegati?

Biden, Blinken e gli altri collaboratori hanno ritenuto che la questione del nucleare iraniano e dei missili a testata nucleare fosse prioritaria nel contesto della destabilizzazione attuale della regione. Benché Biden abbia confermato, per ora, alcune decisioni prese ai tempi di Trump e, in particolare, la firma degli Accordi di Abramo, la sua attenzione è rivolta, in primo luogo, a ridiscutere con l’Iran il Joint Comprehensive Plan of Action (Jpcoa), firmato da Obama nel 2015. Come conseguenza di questa scelta, l’Amministrazione Biden aveva deciso di porre la questione israelo-palestinese in secondo piano nell’agenda della politica internazionale degli Stati Uniti: una scelta smentita clamorosamente dall’attacco di Hamas da Gaza contro Israele. Il secondo scopo, quello interno, era di alleggerire l’elettorato democratico di un problema che aveva negli anni prodotto divisioni e incomprensioni, per quanto, ai vertici dell’Amministrazione, gli estremisti anti-israeliani (Sanders, Warren, Ocasio-Cortez e altri) abbiano contestato tale posizione. Ma Biden ha ritenuto che porre in seconda fila la questione israelo-palestinese avrebbe tacitato la parte moderata del Partito, contraria agli estremismi degli oppositori di Israele.

È molto probabile che tale impostazione sia stata attentamente vagliata da Hamas e, di conseguenza, il gruppo terroristico abbia deciso, tra tutte le altre ragioni – in primo luogo, quella di guadagnare alla propria causa i palestinesi della West Bank e, così, di indebolire l’Autorità Palestinese di Abu Mazen fino a sostituirla definitivamente e di accerchiare Israele per distruggerlo – di scatenare l’aggressione a Israele. Il risultato è stato l’impasse dell’Amministrazione Biden di fronte agli eventi di questi giorni. Biden ha condannato l’aggressione di Hamas, ha concordato sulla necessità di Israele di difendersi, ma si è trovato improvvisamente di fronte a una nuova, ancor più grave esplosione del conflitto israelo-palestinese. Di qui, il suo intervento pressante per giungere ad un cessate-il-fuoco, il che gli avrebbe tolto le castagne dal fuoco, almeno per il momento. Così è stato, ma il problema resta in primo piano, con tutta la sua gravità.

Insomma, la posizione americana di fronte a questi nuovi eventi è complicata. Nei prossimi giorni si vedrà quale piega avrà il cessate-il-fuoco. Se l’Amministrazione Biden continuerà a oscillare sul da farsi o, ancora peggio, se assumerà posizioni contrarie a Israele, ciò potrebbe indurre Israele a prendere decisioni gravi. Biden dovrà, dunque, considerare che la sostanziale ambiguità, che ha caratterizzato le sue scelte sul problema israelo-palestinese sin dall’inizio del suo mandato, non gli permette di tergiversare su quale posizione assumere di fronte al fatto inequivocabile che il gruppo terroristico di Hamas ha attaccato Israele, sulla base di pretesti inconsistenti. Biden dovrà anche prendere in considerazione le posizioni degli alleati europei degli Stati Uniti, dato che uno degli obiettivi della sua politica è di ristabilire una collaborazione importante con l’Unione Europea. Su questo problema nulla è dato per scontato. Per quanto diversi governi europei abbiano espresso sostegno alla risposta difensiva di Israele, occorrerà vedere se questi stessi governi manterranno le loro iniziali posizioni a favore dello Stato ebraico nel corso degli eventi che seguiranno il cessate-il-fuoco. L’Unione Europea non è mai stata mai amica di Israele ed è probabile che si verifichi una diversità di prese di posizioni all’interno dell’Unione.

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Antonio Donno

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