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Antonio Donno
Israele/USA
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L’Iran intende modificare la propria politica mediorientale? 07/05/2021
L’Iran intende modificare la propria politica mediorientale?
Analisi di Antonio Donno

Fuad Hussein فؤاد حسين (@Fuad_Hussein1) | Twitter
Fuad Hussein

Fuad Hussein, viceprimoministro e ministro degli Esteri di Baghdad, ha mediato l’incontro riservato tra l’Iran e l’Arabia Saudita e ne ha riferito nei suoi incontri in Italia. I contenuti di questi incontri non sono noti, come anche quelli tra Teheran e Riad. Né, tantomeno, se dietro i contatti tra l’Iran e i sauditi vi sia anche la mano di Washington. Possono essere avanzate alcune ipotesi.

È probabile che gli Accordi di Abramo, ai quali l’Arabia Saudita non ha ancora ufficialmente aderito, ma che ha approvato nei suoi contenuti, abbiano agito da propulsore per un riavvicinamento tra l’Iran e gli Stati Uniti. Benché sia certo che i contatti tra i due paesi siano ricominciati a basso, ma comunque significativo livello, il ruolo di Riad è giudicato da Washington assai utile per costruire un itinerario negoziale indiretto, ma significativo per produrre l’avvio di un processo di stabilizzazione nella regione mediorientale. È noto che l’ideologia sciita iraniana si impernia sull’eliminazione del suo principale nemico storico e culturale sunnita, l’Arabia Saudita. Ora gli incontri tra le due parti potrebbero avere un valore assai rilevante. Per quanto Teheran giudichi gli attuali rapporti con gli Stati Uniti favorevoli alla propria causa, dopo l’uscita di scena di Trump, non si può negare che la situazione economica interna sia gravissima. Lo sviluppo del nucleare non può, a lungo termine, rappresentare un punto di forza negoziale con gli Stati Uniti senza che il regime metta mano ad una ripresa sostanziale del livello di vita della popolazione. La prospettiva di porsi come una potenza nucleare nell’arena internazionale non può escludere, in fin dei conti, un contemporaneo rafforzamento della struttura economica interna, al di là della produzione di petrolio, insufficiente, di per sé, a garantire un decoroso livello di vita per il popolo iraniano.


Joe Biden

Per questo motivo, gli incontri tra i rappresentanti diplomatici di Arabia Saudita e Iran, con la mediazione dell’Iraq, è indicativo del fatto che Teheran ha intenzione di aprire le proprie porte negoziali non solo con il disastrato Iraq, metà sciita metà sunnita, che in sé non è in grado di rappresentare un valido compartecipe economico, ma con un’area regionale ben più vasta. Questo vorrà dire che l’Iran sciita intende raggiungere una posizione di potenza regionale, e in prospettiva internazionale, rinunciando silenziosamente al suo storico progetto di conquistare e distruggere il mondo sunnita mediorientale? E che questo silenzioso itinerario ideologico è stato il risultato degli incontri con la diplomazia americana, elaborato poi all’interno dei vertici religiosi del regime? Oppure, che l’ideologia anti-sunnita è proiettata opportunisticamente sullo sfondo, facendo prevalere un progetto di rafforzamento dell’economia del paese mediante accordi economici di grande pragmatismo, anche con il mondo sunnita?

Insomma, la durissima lezione impartita dalle sanzioni di Trump potrebbe aver indotto il regime di Teheran a modificare il suo approccio ideologico all’attuale situazione politica mediorientale, proprio per le finalità egemoniche coltivate dall’Iran sciita, da raggiungere non con la violenza, ma attraverso gli accordi economici. Saranno le elezioni di giugno a determinare il nuovo corso della politica di Teheran. Se vinceranno gli oltranzisti, questo eventuale progetto si dissolverà, a meno che anche gli oltranzisti non abbiano capito l’antifona e abbiano compreso che un Iran potente non potrà fare leva solo sulla forza nucleare, ma anche sul miglioramento sostanziale delle condizioni economiche degli iraniani.

Gli Stati Uniti di Biden hanno un ruolo cruciale in questo nuovo indirizzo della politica di Teheran, sia che a giugno vincano i “moderati”, sia che prevalgano gli oltranzisti. Se il governo democratico non sarà in grado di sollecitare il regime iraniano a intraprendere questa nuova via, la situazione della regione è destinata ad aggravarsi, con le prevedibili conseguenze per tutti gli attori regionali.

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Antonio Donno

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