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Antonio Donno
Israele/USA
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Il ritiro americano dall’Afghanistan e le sue conseguenze 20/04/2021
Il ritiro americano dall’Afghanistan e le sue conseguenze
Analisi di Antonio Donno

Afghanistan, il Washington Post accusa: «Stati Uniti hanno mentito sulla  guerra»
Militari americani in Afghanistan

Gli accordi di Doha, firmati tra Stati Uniti e talebani il 29 febbraio 2020, che avrebbero dovuto assicurare un periodo di pacificazione in Afghanistan sino al ritiro completo dei soldati americani dal Paese asiatico, non sono mai stati rispettati dai talebani. Soprattutto nelle città afghane, che hanno goduto di un relativo processo di vita moderna e del rispetto delle donne, si sono avuti numerosi casi di violenze di isolati talebani, mentre la grande massa delle milizie talebane allargava la propria presenza nel territorio in attesa del ritiro americano. Nello stesso momento, andava rafforzandosi la presenza di Al-Qaeda in alcune zone dell’Afghanistan. Quando il ritiro americano e della Nato sarà completato e il Paese si troverà ad essere conteso tra talebani, al Qaeda ed esercito regolare, la situazione esploderà.

Per questo motivo, la decisione dell’Amministrazione Biden di ritirare i soldati americani dall’Afghanistan, di concerto con quelli della Nato, è al centro di un aspro dibattito non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa. Le due posizioni che si confrontano hanno ambedue ottime ragioni da presentare nel confronto. Gli americani sono in Afghanistan dal 1979, a capo di una coalizione internazionale, per fronteggiare l’invasione sovietica del Paese. Da quella data, nessuna stabilizzazione si è concretizzata, con la conseguenza che l’Afghanistan è caduto in una decennale situazione di profonda instabilità. La presenza americana si è rivelata inefficace, il governo afghano si è mostrato incapace di gestire la situazione, i talebani, nonostante le pesanti perdite subite, hanno rafforzato la loro presenza in molte aree del Paese, spesso appoggiati dalla popolazione rurale, legata alle vecchie tradizioni ostili alla modernizzazione. Per questo motivo, e per le pesanti perdite umane subite, Biden ha deciso di ritirare definitivamente le truppe americane dall’Afghanistan.


Joe Biden

D’altro canto, però, il ritiro americano e della Nato lascerebbe scoperto un punto nevralgico del Grande Medio Oriente. I talebani avrebbero facilmente il sopravvento sull’esercito afghano, anche se si potrebbe aprire un conflitto tra loro e Al-Qaeda, un conflitto dalle imprevedibili conseguenze. Ma un aspetto cruciale dello sconvolgimento interno potrebbe riguardare la posizione della Russia e soprattutto della Cina, che confina con l’Afghanistan attraverso uno stretto corridoio tra il Tagikistan e il Pakistan. È difficile dire quale potrebbe essere l’interesse di Pechino a mettere piede in Afghanistan, se non quello di creare una nuova soluzione per la cosiddetta “via della seta” che porterebbe la Cina verso le sponde del Mediterraneo. Nello stesso tempo, però, non sarebbe nell’interesse di Pechino intromettersi in un Paese nel quale si troverebbe impelagato in un confronto estenuante con i talebani. La politica di espansione dei cinesi a livello internazionale ha battuto sempre le vie dell’economia e della diplomazia, evitando attentamente l’eventualità di impegnarsi in conflitti armati.

Gli Stati Uniti, dunque, si ritirano dall’Afghanistan, concentrando il loro impegno nel Medio Oriente propriamente detto, dove la questione iraniana rappresenta una questione di grande rilievo per l’Amministrazione Biden. La Nato, dal canto suo, sconta, con il ritiro dei suoi militari, una crisi di credibilità che si trascina da molto tempo, né tantomeno le ultime dichiarazione del suo Segretario Generale, Jens Stoltenberg, lasciano intendere una riqualificazione del suo impegno a livello internazionale. L’Unione Europea tace sul problema dell’Afghanistan, dimostrando, ancora una volta, la sua debolezza sulle questioni di politica internazionale, che spesso sono interpretate diversamente dai singoli Paesi dell’Unione per ragioni di interesse nazionale. In definitiva, la questione dell’Afghanistan si va indirizzando verso una crisi dalle dimensioni imprevedibili, i cui esiti potrebbero interessare l’intera area del Grande Medio Oriente ed eventuali attori esterni alla regione.

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Antonio Donno

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