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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Tunisia, lontana dagli Accordi di Abramo 30/07/2022
Tunisia, lontana dagli Accordi di Abramo
Analisi di Giovanni Quer

Tunisian president dismisses 57 judges for alleged corruption and  protection of terrorism | Atalayar - Las claves del mundo en tus manos
Saied Kais

La nuova costituzione tunisina
Un anno dopo che il Presidente tunisino Saied Kais aveva sospeso il parlamento e mandato a casa il governo, arriva lunedì scorso il referendum sulla nuova costituzione, approvata con un voto della cui veridicità in molti dubitano. il Presidente si garantisce ampi poteri che in sostanza trasformano l’esperimento di democrazia tunisina in un’autarchia.

I cambiamenti più salienti
L’erosione dell’indipendenza del potere giudiziario e il rafforzamento degli aspetti islamici. Nell’anno trascorso Saied Kais ha usato le corti marziali per giudicare molti civili e l’erosione dell’indipendenza del potere giudiziario fa temere in un futuro uso politico dei tribunali contro oppositori e attivisti. Il nuovo articolo 5 introduce anche uno spiraglio per derive islamiste, visto che richiede allo Stato di riconoscere i principi islamici nel preservare gli animi, il denaro, la religione e la libertà. In particolare attivisti dei diritti umani temono che questa parte della costituzione possa esser usata per assicurare che la legislazione tunisina sia conforme ai dettami islamici in certe aree come il diritto di famiglia e discriminando di conseguenza tra uomini e donne. Se l’articolo sarà interpretato anche per imporre o garantire che lo Stato si attenga alla morale pubblica islamica, allora l’attivismo dell’Islam politico sarà ancora più significativo.

Il rapporto con i palestinesi, Israele, gli Accordi di Abramo
La vecchia costituzione nel Preambolo specificava il sostegno alla liberazione della Palestina. Nella nuova costituzione c’è ancora il sostegno all’autodeterminazione del popolo palestinese sulla “terra perduta/rubata”, espressione comunemente usata quando ci si riferisce al movimento di indipendenza palestinese, specificando anche che Gerusalemme sarà la capitale dello stato palestinese. Il messaggio della Tunisia è chiaro: gli Accordi di Abramo non sono parte della politica tunisina né la Tunisia ha intenzione di seguire l’esempio del Marocco nel percorso di normalizzazione con Israele. L’attivismo anti-israeliano in Tunisia è aumentato negli ultimi anni parallelamente alle discrete e non-ufficiali relazioni tra imprese e organizzazioni della società civile che avvicinavano Israele a Tunisia. Molte le proteste di piazza per eventi sportivi cui hanno partecipato israeliani, eventi culturali o universitari, o anche legami tra società turistiche. Di recente, a maggio, una campagna di boicottaggio online ha colpito la società turistica Batouta, per i legami con Israele. Il movimento del boicottaggio in Tunisia, composto da varie fazioni politiche e sociali, aveva richiesto ad aprile un intervento del Presidente per fermare le voci in favore della normalizzazione, definita come una forma di “tradimento”. In altre parti del mondo arabo e islamico si tenta di fermare l’ondata di normalizzazione e i cambiamenti introdotti dagli Accordi di Abramo.

Iraq
A fine maggio, il parlamento iracheno ha votato una legge che prevede la pena di morte per chi avanza la normalizzazione con “l'entità sionista”. Anche se è difficile da pensare che sarà veramente applicata, la legge ha un potere declaratorio enorme, mandando un chiaro messaggio a politici, intellettuali e leader sociali che avevano negli ultimi quattro anni timidamente espresso la possibilità di instaurare rapporti con Israele. Nel caso dell’Iraq, l’iniziativa di impedire la normalizzazione arriva dal gruppo dell’imam sciita Moqtada al-Sadr. Nel caso della Tunisia non si tratta di una deriva “islamista”, ma di una direzione politica che viene dal diversi settori sociali.

L’opposizione agli Accordi di Abramo, tanto da definire la normalizzazione come tradimento, è uno strascico ideologico del pan-arabismo o del pan-islamismo che considera il Sionismo e Israele come incompatibili con il nazionalismo arabo.


Giovanni Quer, ricercatore al Moshe Dayan Center for Middle Eastern and African Studies all'Università di Tel Aviv

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