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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Dal Libano: fine all’occupazione iraniana e pace con Israele? 25/04/2022
Dal Libano: fine all’occupazione iraniana e pace con Israele?
Analisi di Giovanni Quer

In Libano opporsi alle ingerenze dell’Iran può esser una condanna a morte. Parlare di pace con Israele è illegale, con risvolti anche penali. Ma negli ultimi due anni, un nuovo vento attraversa il Paese dei cedri: voci apertamente critiche di Hezbollah avanzano l’ipotesi di normalizzazione con Israele. Politici e artisti si sono espressi con perifrasi, nel timore di scatenare le ire di Hezbollah. Fino all’altro ieri. Sabato 23 aprile si è tenuta nella città di Harissa, cittadina cristiana a poche decine di chilometri a nord di Beirut, una conferenza internazionale sul Libano, organizzata sotto l’egida del Patriarca Maronita Bechara al-Rahi. Alla conferenza hanno partecipato altre personalità religiose, come il patriarca armeno Pedros Minassian, politici, tra cui Youssef Salamé, fondatore del movimento Multaqa (incontro), scrittori e attivisti. Durante la conferenza si è discusso della neutralità del Libano, necessaria al piccolo Paese per sopravvivere e mantenere gli equilibri interni tra le varie sette e interessi. Il titolo della conferenza, recante la parola “neutralità”, celava però ben altro. L’ex ministro Youssef Salamé ha scritto sul proprio Twitter che le posizioni prese in Libano sul conflitto Israele-palestinese contribuiscono ai divari interni e vanno contro l’interesse del Paese violandone la neutralità. I Patriarchi Maronita ha citato l’esempio degli Emirati Arabi Uniti, che si sono impegnati a promuovere i principi del pluralismo e della pace nella regione. Questo quanto riportato da qualche sito di informazione libanese, nel silenzio generale della stampa. Le due voci che con chiarezza hanno parlato della possibilità di pace con Israele sono state trasmesse ieri dalla radio israeliana “Galei Tzahal”.

Lebanon Law Review | Serouj Apikian | Contributor
Serouj Apikian

Il giurista armeno Serouj Apikian ha criticato le leggi anti-israeliane del Libano, citando il principio di eguaglianza garantito dalla costituzione a tutti i cittadini, compresi gli ebrei, che viene sistematicamente frustrato dalle leggi che impediscono di intrattenere relazioni con ebrei all’estero ispirate all’anti-sionismo. Il più coraggioso è stato poi Jean-Marie Kassab, ex finanziere e scrittore, che ha parlato di occupazione: "il Libano è uno Stato sotto occupazione", ha detto, aggiungendo di voler vedere “la pace con Israele”. Occupazione iraniana. Normalizzazione con Israele. Due tabù di cui nessuno osa parlare. Hezbollah non lascerà passare senza una reazione. Molto dipende dagli ordini che arriveranno da Teheran. La Repubblica Islamica già si sente di perdere il controllo dell’Iraq, dove sta colpendo la coalizione anti-iraniana che è uscita vincente alle recenti elezioni. I negoziati per un nuovo accordo sul nucleare sono arenati. Un regime che vive nella schizofrenica megalomania da superpotenza e autocommiserazione da vittima di presunte aggressioni può non esser razionale. Se Teheran ordinerà ad Hezbollah di sguainare la spada, a soffrirne sarà sia il Paese dei Cedri sia Israele, che dal nord al sud sarà sotto la pioggia di centinaia di missili.


Giovanni Quer (1983),
ricercatore presso il Dayan Center for Middle Eastern and African Studies presso Università di Tel Aviv

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