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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Oltre i missili: i pericoli della guerra cibernetica 11/02/2022
Oltre i missili: i pericoli della guerra cibernetica
Analisi di Giovanni Quer

Cyberwar, la nuova frontiera della guerra, sempre più subdola e  incontrollabile!

Quando si parla di sicurezza in Israele le prime immagini che vengono in mente sono gli attacchi suicidi nei bar e negli autobus durante l’intifada di al-Aqsa oppure i missili che Hamas continua a lanciare da Gaza e quelli che da qualche mese arrivano da Libano e Siria. C’è anche un altro fronte di sicurezza, egualmente importante, che è la guerra cibernetica. Gli attori sono vari, compresi stati e gruppi criminali, e gli obiettivi molteplici: danni alle infrastrutture, destabilizzazione sociale, demoralizzazione della popolazione. Sul fronte cibernetico Israele lotta principalmente contro l’Iran, che agisce attraverso o in cooperazione con gruppi criminali di hacker. Un primo tipo di attacchi si concentra sul sistema di infrastrutture sensibili. Per esempio, nell’aprile 2020 un attacco attribuito all’Iran si è infiltrato nel sistema informatico della società di distribuzione dell’acqua per avvelenare le fonti idriche aumentando l’immissione di cloro. Simili attacchi possono causare morti, destabilizzazione economica e caos. Israele ha aumentato le difese di tutte le infrastrutture sensibili, causando anche un cambiamento di strategia nella guerra cibernetica.

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Durante il 2021, il tipo di attacchi è cambiato. Gruppi di hacker attaccano ora il settore privato, operando nella modalità chiamata ransomware: con un virus inserito nel sistema informatico di una società, le informazioni sensibili dei clienti vengono rubate, richiedendo un riscatto per liberarle. Le stesse informazioni possono esser vendute ad altri gruppi criminali o addirittura a governi. Documenti personali, dati di cittadini e informazioni private circolano su Telegram e sul “darknet”, la rete oscura, come materiale primo da usare per altri fini criminali. Una vittima è stata la società assicurativa Shirbit, che ha subito un attacco di ransomware nel novembre 2020. Oltre alle società finanziare e di assicurazione, anche le università sono obiettivi sensibili: nell’agosto 2021, l’Università di Bar-Ilan è stata hackata. Uno degli ultimi casi più importanti è stata l’infiltrazione nella piattaforma di conoscenze e incontri più diffusa nelle comunità LGBT “Atraf”.

L’effetto di questi attacchi è di creare un senso di insicurezza tra i cittadini. In molti hanno ricevuto un messaggio con richiesta di pagamento e minaccia di pubblicare le informazioni. Altri vivono nell’insicurezza che questo possa un giorno accadere. Tutti si sentono di vivere come in una casa che i ladri hanno già derubato e che rimane senza porte e senza finestre permettendo ad altri ladri di entrare in un qualsiasi momento. I gruppi di hacker che operano in questo sistema sono vari, alcuni dei quali sono riconducibili all’Iran. I gruppi criminali agiscono solitamente nell’oscurità e il loro obiettivo è ricevere il riscatto. Gli hacker che hanno attaccato obiettivi israeliani si sono affrettati a farsi pubblicità, per massimizzare l’effetto di destabilizzazione sociale. Questo fa credere che il loro obiettivo sia principalmente politico. La data più difficile è il 3 gennaio, quando Iran e le milizie sciite commemorano la morte di Qassem Suleimani, capo delle forze Quds, eliminato in un attacco americano nel 2020 nei pressi di Baghdad. Quest’anno il 3 gennaio è stato attaccato il sito del quotidiano “Jerusalem Post”: la pagina iniziale ha mostrato per alcune ore un missile che colpiva Dimona con il messaggio “siamo più vicini di quel che pensate”. Un simile attacco è stato condotto anche sul sito del quotidiano “Maariv”. In questo caso l’effetto è di demoralizzazione. I messaggi di attacco imminente creano una sensazione di insicurezza perché il nemico si presenta come un’entità potente che tutto controlla, mentre il singolo individuo perde fiducia nel sistema statale sentendosi esposto a un’invasione.  Dai vari casi di attacchi cyber nel mondo, Israele apprende come i diversi attori agiscono per influenzare il sistema politico, sociale ed economico. Israele non è stata ancora obiettivo di campagne o attacchi che possano influenzare il sistema elettorale, per destabilizzare un intero stato creando caos. Nelle ultime due elezioni, gli Stati Uniti hanno individuato diverse azioni cyber attribuite a Russia e Iran - anche se neutralizzate, l’ingerenza cibernetica lascia un senso di insicurezza e di sfiducia. In un’intervista alla radio Galei Tzahal il 5 febbraio, l’ex capo del Direttorato Cyber Nazionale Igal Unna ha parlato dei pericoli: non è più necessaria una batteria di missili o aerei super tecnologici o armi d’avanguardia per colpire un obiettivo creando danni ingenti, ma basta un computer e un hacker per danneggiare la funzionalità delle infrastrutture o per incrinare la stabilità politica di un Paese.


Giovanni Quer (1983), ricercatore presso il Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

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