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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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UNIFIL, Israele e 'politica ambientalista' di Hezbollah: è cambiato qualcosa? 11/12/2021
UNIFIL, Israele e 'politica ambientalista' di Hezbollah: è cambiato qualcosa?
Analisi di Giovanni Quer

UNIFIL - YouTube

Che Hezbollah abbia a cuore le sorti del Paese dei Cedri è un questione dibattuta, ma a fugare ogni dubbio è l’associazione ambientalista “Akhdar bila Hudud” (Green without Borders, Verde senza confini) legata al partito sciita. Forestazione, prevenzione degli incendi, lotta all’inquinamento sono tra le attività dei verdi di Hezbollah dal 2013. Le divise para-militari, la stretta collaborazione con altre organizzazioni legate a Hezbollah e il concentramento delle attività sul confine israeliano fanno capire che ben altri sono gli obiettivi di “Akhdar bila Hudud”. Israele aveva denunciato già nel 2017 all’UNIFIL le attività sospette degli attivisti “ambientalisti” al confine con Israele: le postazioni al confine che servono da vedetta, il pattugliamento del confine per ricognizione di intelligence, le attività di copertura per la libera circolazione dei militanti di Hezbollah nell’area. Denunce che erano state smentite o sottovalutate dall’ONU.

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Nonostante l’UNIFIL avesse riportato nel 2018 che attivisti di “Green without Borders” in varie occasioni non avevano permesso alle pattuglie dei caschi blu di entrare in aree ritenute di proprietà privata, nessun richiesta di intervento è stata inoltrata al governo libanese. Nel 2019 la situazione cambia. Nel gennaio 2019 l’operazione “Scudo Settentrionale” si conclude con la distruzione di sei tunnel costruiti da Hezbollah che dovevano servire per la grandiosa operazione militare di occupazione della Galilea settentrionale. Più tardi lo stesso anno, la stampa rivela un’altra rete di tunnel che connetterebbe Sidone, Beirut e il Sud del Libano - e che permetterebbe il facile spostamento di truppe e armi dei militanti sciiti. Nel settembre dello stesso anno, Hezbollah lancia dei missili anticarro in territorio israeliano, che secondo Israele sono stati sparati da postazioni dell’organizzazione ambientalista. Da allora, anche l’UNIFIL ha cambiato linguaggio. I rapporti dell’UNIFIL non parlano mai di Hezbollah, ma di “attori armati non-statali”, denunciando il traffico di armi che “continua a destare preoccupazioni”.

L’UNIFIL critica anche le limitazioni imposte ai controlli e ai pattugliamenti: civili libanesi al confine con Israele impedirebbero ai soldati dell’ONU di entrare nelle aree dov’è presente “Akhdar bila Hudud”, sempre con la scusa che si tratta di proprietà privata e quindi all’infuori del mandato UNIFIL. I bei paesaggi del nord sembrano più tranquilli dopo che da qualche tempo Hezbollah ha fatto sparire tutte le bandiere gialle, ma il confine rimane una polveriera. I militanti di Hezbollah, in abiti civili e spesso in uniformi da attivisti ambientalisti sono in costante attività. Le provocazioni sono all’ordine del giorno: gli incendi che spesso si sviluppano proprio vicino al territorio israeliano nel tentativo che si espandano anche in Israele, le attività dei militanti lungo la linea blu di ricognizione e intercettazione, le risposte e denunce di presunte violazioni da parte israeliana. Mantenere il controllo dei confini non è solo una questione militare.

A questo si aggiunge anche il problema della criminalità. In alcune aree il confine tra Israele e Libano rimane “poroso”, contrassegnato da una rete e qualche chilometro di filo spinato messi negli anni ’70, da cui passa il traffico di droga e armi in aumento nell’ultimo anno. Le attività criminali creano ulteriori tensioni all’interno di Israele, in particolare nelle cittadine di confine, ebraiche, beduine, cristiane, musulmane e druse. I telefoni delle unità di collegamento dell’esercito israeliano, dell’esercito libanese e dell’UNIFIL squillano giorno e notte, pere contenere ogni piccola crisi che per un qualsivoglia malinteso può far scoppiare una guerra. Il linguaggio dell’UNIFIL è troppo mite, e le sue attività sono spesso criticate di non aver reale significato, ma nel contesto dell’intricato equilibrio della regione, ogni minimo cambiamento ha una forte valenza politica, e così anche il nuovo linguaggio dell’UNIFIL.


Giovanni Quer (1983), ricercatore presso il Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

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