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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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La violenza nelle comunità arabe: un’unità speciale di mistarabim 26/09/2021
La violenza nelle comunità arabe: un’unità speciale di mistarabim
Analisi di Giovanni Quer

The murderous crime wave sweeping Israel's Arabs - BBC News

Fino all’anno scorso era una notizia alla settimana. Poi è diventato un doppio appuntamento settimanale. Ora se ne parla ogni giorno. Una donna uccisa dal marito. Una ragazza uccisa dall’ex fidanzato. Un ragazzo accoltellato in una rissa. Un uomo ucciso a rivoltellate. Un omicidio d’onore. Un regolamento di conti. Alle volte è la famiglia a pagarne il prezzo. Finora una media di 2,5 vittime alla settimana dall’inizio dell’anno. Ieri sera l’appuntamento con le notizie dopo lo shabbat non ha mancato il resoconto di quanti morti e di quanti feriti, compreso un bambino di 6 anni colpito dagli spari diretti al padre mentre i due erano in macchina a Umm el-Fahem. Un uomo di 30 anni è morto in una sparatoria nel centro di Be’er Sheva, e nei giorni precedenti un’altra sparatoria a Haifa e un’altra ancora nel sud di Tel Aviv. Da una settimana è iniziata la campagna “Arab Lives Matter” per la sensibilizzazione nazionale e la pressione sui politici.

Arab citizens in a Jewish state: What to know about Arab Israelis as unrest  sweeps the country - Jewish Telegraphic Agency

Circa 120 donne hanno manifestato ieri vicino alla casa del Ministro per la Sicurezza Nazionale Omer Bar Lev, chiedendo giustizia. “Voglio sapere chi ha ucciso mio figlio”, chiedono alcune madri dopo che la polizia ha chiuso frettolosamente le indagini. Chi pensava, con cinico conforto, che la violenza nel settore arabo fosse relegata ai villaggi sperduti dove la polizia non entra e dove vigono le norme tribali, si ravvede ora che la criminalità è dilagata in tutto il Paese e che è un segno di una profonda crisi sociale. I giovani sono trascinati nei vari affari criminali fin da giovane età, attratti dai facili soldi e dalla sensazione di potere. Il sistema tribale sta collassando con le continue richieste di pacificazione (l’istituto tribale della sulha) puntualmente disattese, mentre l’autorità dei leader sociali (Sheikh) e religiosi (Imam) è sempre più debole. Le armi sono a portata di mano, contrabbandate dai Territori Palestinesi o rubate alle basi militari dell’esercito (soprattutto nel sud).

La polizia israeliana ha per decenni preferito trattare con Sheikh e Imam, che ora però non hanno più il controllo della situazione. Due anni fa, il governo ha organizzato una compagna di rinuncia alle armi, che garantiva l’anonimato di quanti volevano liberarsi delle armi fuori legge. La polizia ha aperto più stazioni nelle cittadine arabe e aumentato le reclute, ma nemmeno questo basta.  La frustrazione è talmente profonda che in molti sperano ciò che nessuno osa dire ad alta voce: che la lotta alla criminalità nel settore arabo passi nelle mani dell’esercito e dei servizi di sicurezza (Shabak). L’attuale governo ha preso una prima decisione in questa direzione: la formazione di un’unità speciale delle forze di sicurezza composta da mistarabim, i soldati che si travestono da cittadini arabi di cui parla la serie TV Fauda. Questa unità però ha la missione di combattere la criminalità tra gli arabi israeliani.


Giovanni Quer (1983), ricercatore presso il Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

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