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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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L’evasione dalla prigione Gilboa 07/09/2021
L’evasione dalla prigione Gilboa
Analisi di Giovanni Quer

Police hunting for Palestinian prisoners who tunneled out of jail - The  Jerusalem Post
La prigione Gilboa

Lo si vede nei film d’azione, dove gruppi di detenuti riescono a scappare da carceri di massima sicurezza. Alle volte succede anche nella realtà. Ieri mattina, i programmi radio e TV  in Israele hanno intervallato i servizi sul nuovo anno ebraico con il reportage dell’evasione di 6 detenuti dal carcere di Gilboa vicino a Bet Shean.   Alle 1:30 am circa nella notte tra domenica e lunedì la polizia riceve alcune telefonate di allerta su movimenti sospetti vicino alla prigione. Alle 4:30 scopre l’evasione, avvenuta attraverso tunnel del sistema di scarico.   Israele si sveglia il giorno prima della festività di Rosh haShana con 6 evasi, di cui 5 operativi del Jihad Islamico e un operativo delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa, Zakaria Zubeidi, 45 anni, responsabile per attentati contro israeliani compresi attentati suicidi che pianificava a Jenin, dove reclutava anche gli attentatori.

Per un periodo gli era stata concessa l’amnistia ed era stato impegnato anche in una iniziativa di pace tra israeliani e palestinesi. Due anni fa è stato arrestato per due attentati contro israeliani nella West Bank.   Il capo del gruppo di evasi sembrerebbe esser Mahmud al-Arideh, di 46 anni, che assieme al fratello minore Muhammad, di 39 anni anch'egli evaso, scontava una pena all’ergastolo. I fratelli al-Arideh sono membri del Jihad Islamico. Mahmud al-Arideh era stato arrestato nel 1992 e il fratello Muhammad nel 2002. Nessuno dei due è mai stato rilasciato nei vari accordi di scambio prigionieri, e ciò fa capire quanto pericolosi siano.   È inevitabile che i 6 abbiano avuto sostegno logistico dall’esterno, infatti il tunnel scavato sotto la prigione, che poggia su una struttura di colonne, ha facilitato gli scavi, sbucando su una stradina oscura.

Six Palestinians escape from high-security prison in Israel | Fatah News |  Al Jazeera

Chi li ha aiutati deve avere buone informazioni sulla struttura ingegneristica della prigione, e deve aver trovato il modo di aiutare negli scavi.   Dove saranno i 6 fuggitivi? Non c’è motivo di pensare che siano rimasti in Israele, a meno che il piano non sia un attentato nelle prossime ore, e per questo la polizia e l’esercito hanno iniziato una caccia all’uomo in tutto il Nord. Forse sono a Jenin, nella West Bank, da dove la maggior parte erano originari. Forse sono arrivati in Giordania o più probabilmente in Libano, attraverso gli operativi del Jihad Islamico in collaborazione con Hezbollah.  Si pensa possano aver raggiunto il Libano attraverso il villaggio di Ghajar, al confine tra Libano e Siria, i cui abitanti sono per metà Libanesi e metà israeliani.   L’opzione della fuga in Libano ha diverse ragioni. Dopo poche ore dall’evasione la TV libanese al-Mayadeen ha trasmesso la notizia con un messaggio dell’ Jihad Islamico che organizza il caos ai confini con Gaza.   Tutti esultano per l’evasione, ma più di tutti l’Jihad Islamico, le cui attività terroristiche si moltiplicheranno nei prossimi giorni. Hamas ha subito un duro colpo da questo evento, dopo anni di conflitto con la propria organizzazione terroristica, che di recente sembra esser la preferita dall’Iran.   Oltre a chi è stato ad aiutare gli evasi rimane da capire qual è stata la catena di errori nel sistema di sicurezza della prigione, sia dei servizi di sicurezza che non hanno individuato il pericolo.


Giovanni Quer (1983), ricercatore presso il Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

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