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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Il nuovo governo: una grande speranza, una difficile impresa 14/06/2021
Il nuovo governo: una grande speranza, una difficile impresa
Analisi di Giovanni Quer

Netanyahu faces end of rule in parliamentary vote on new government |  Reuters
Naftali Bennett

Ieri sera alle 21:20 si è conclusa la seduta della Knesset che ha votato con 60 voti la fiducia al 36esimo governo di Israele. Con 29 ministri, tra cui 2 primi ministri a rotazione (Naftali Bennett e Yair Lapid), 2 appartenenti alle minoranze (un druso e un musulmano), 10 donne (il numero più grande tra i vari governi), e per la prima volta una diversamente abile (la Ministra dell’Energia). Il mosaico politico che compone il governo del cambiamento è forse quello che più rispecchia la società israeliana: un orientamento più di destra per quanto attiene la difesa e le questioni internazionali, e un orientamento di sinistra per quanto attiene alle questioni sociali e i diritti civili. Così anche la suddivisione dei dicasteri. La destra mantiene la Giustizia (Gideon Saar, di Tikva Hadasha), gli Interni (Ayelet Shaked, Yamina), il Tesoro (di Avigdor Lieberman e Hamad Amar, di Israel Beitenu) e il Ministero delle Religioni (Matan Kahana). Il centro-destra, tra Kachol Lavan e Yesh Atid, mantiene gli Esteri (Yair Lapid), la Difesa (Benny Gantz), Economia (Orna Barbivai), Wellfare (Meirav Cohen) e Istruzione (Yifat Sasa-Biton). La sinistra avrà tre dicasteri importanti: Salute (Nitzan Horowitz), Sicurezza Interna (Omer Bar Lev), Trasporti (Merav Michaeli), Ambiente (Tamar Zandberg) e la Cooperazione Regionale (Issawi Fredj).

Alle 16:00, sono iniziati i discorsi dei vari capi lista. Bennett ha fatto un discorso più moderato della sua compagna elettorale. Ha parlato di convivenza tra arabi e israeliani, ricordando la pace con gli Emirati. Ha sottolineato “l’unità del popolo” e la necessità di un governo di unità che rappresenta la democrazia. Ha concluso con parti della preghiera per la pace dello stato che è parte delle preghiere di shabbat delle correnti sioniste (ortodossi, conservative, e reform). Le sue parole sono state interrotte dai parlamentari della destra religiosa, che tar le varie cose gli hanno urlato “ladro di voti” e per cui sono stati allontanati dalla seduta. Lapid, che ha seguito al messaggio di Bennett, ha chiesto scusa alla madre, presente in aula, a nome di questi parlamentari: “Volevo fosse fiera della nostra democrazia!” Netanyahu ha fatto in sostanza il primo discorso da leader dell’opposizione. Si è presentato come un politico esperto, come un veterano di guerra e come leader della periferia, concentrandosi sui traguardi economici,  la lotta al Coronavirus, gli accordi di Abramo e le questioni di sicurezza con l’Iran in particolare. Si è scagliato contro il nuovo governo definendolo debole, “non sa dire di no agli americani”. Mentre  “a quanti in Iran stanno facendo festa, dico: we will be back soon!” Attacca il governo anche dicendo che è un governo oppressivo come l’Iran, perché vuole impedire l’azione politica dei suoi avversari (cioè si riferisce a sé stesso). Come ultima beffa alla statualità, Netanyahu a deciso di non partecipare al rito di passaggio di consegne che tradizionalmente ha luogo il giorno dopo la votazione della fiducia. I grandi assenti in questo governo sono i partiti dei haredim (gli ultra-ortodossi) che temono che un tale governo possa esser di detrimento all’identità ebraica (come da loro intesa). Il leader del partito islamico Ra’am, che ha permesso a questo governo di esistere nonostante l’astensione del parlamentare Said al-Harumi, rappresentante dei villaggi non riconosciuti del Negev, ha parlato in arabo e in ebraico. Solo questo fatto apre una nuova era, come la definisce Abbas, in cui un partito arabo rappresenta valori sulla base dei quali vuole agire per il bene di tutta la società israeliana. Secondo il leader del partito islamico si incomincia a pensare in maniera diversa, e la cittadinanza unisce le diversità, anche quando Israele si trova ad affrontare i problemi con i beduini come qualsiasi altro stato moderno deve affrontare problemi con gruppi nomadi - così spiega Abbas il problema con i villaggi del sud. Quali siano i valori sociali che Ra’am vuole di fendere è uno dei punti di separazione delle filosofie politiche dei vari partiti. I partiti di sinistra e di centro sono per uno stato di welfare, contrariamente ai partiti di destra, di impostazione liberista. L’approccio all’identità ebraica è molto più ampio di quello che è stato finora, anche altra questione di divisione. Parte dei gruppi al governo sono a favore dell’annessione dei territori C, mentre altra parte è contro. E in queste divisioni, il governo dovrà far passare un bilancio e dovrà operare. L’operazione di autocontrollo dell’entusiasmo ideologico e dell’ego politico-personale è un cambiamento radicale nella storia politica israeliana in particolare degli ultimi anni. Se sarà sufficiente per garantirne la funzionalità futura lo dirà la prima crisi di coalizione - il voto sul bilancio di Stato che dovrà tenersi fra poco.


Giovanni Quer (1983), ricercatore presso il Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

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