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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Da Gaza al Libano, da Ramallah a Yafo: Hamas fomenta la guerra su tutti i fronti 16/05/2021
Da Gaza al Libano, da Ramallah a Yafo: Hamas fomenta la guerra su tutti i fronti
Analisi di Giovanni Quer

Consultazione di 'Ismail Haniyeh' e 'Ziad Al-Nakhaleh' a Beirut - Pars Today
Ismail Haniyeh

Mentre continuano i lanci di missili e le risposte israeliane, la pressione internazionale su Israele aumenta, ma per ora non si parla di porre termine all’operazione militare. Nonostante i danni arrecati a Gaza e gli obiettivi militari colpiti, Hamas sembra trionfare. Ismail Haniyeh, dell’ala politica di Hamas, ha parlato di fronte a una folla di sostenitori a Doha in Qatar, sostenendo che lo scontro militare con Israele non è per Gaza, ma per “Gerusalemme, al-Aqsa, Sheikh Jarrah, e la patria Palestina” e continuerà finché Israele non si ritirerà da Gerusalemme. L’evento è senza precedenti: Haniyeh ha parlato a un pubblico come se fosse da dentro Gaza confermando il ruolo che si è costruito, cioè quello di difensore di Gerusalemme, con il quale è riuscito a fomentare gli animi anche dei giovani nella West Bank, di molti giovani arabi in Israele e anche in Libano.

Il 15 di maggio è stato il Giorno della Nakba, che per i palestinesi è la tragedia nazionale dell’istituzione dello Stato di Israele. Dal Negev alla Galilea, riottosi ebrei e arabi sono coinvolti in azioni di violenza contro persone, proprietà e giornalisti. Un bambino arabo a Yafo è stato ferito da una bomba molotov lanciata contro una casa (apparentemente per sbaglio, mentre l’obiettivo era di colpire una famiglia ebraica). I gruppi di riottosi sono sempre più organizzati, in particolare sulla rete Telegram, e per questo è entrato in scena lo Shabak (servizi di sicurezza generali). I residenti ebrei e arabi di Lod raccontano due storie simili e opposte: famiglie ebraiche che abbandonano la casa per paura dei vicini arabi, assieme a famiglie arabe che temono la violenza dei “nuovi residenti”, cioè le comunità religiose create nei quartieri arabi. Il capo della polizia ha detto molto chiaramente che tra i responsabili dell’incitamento all’odio ci sono anche politici e le loro azioni (il nome di Itamar Ben-Gvir, leader del partito di estrema destra Oztma Yehudit, è stato indicato alla stampa da riunioni a porte chiuse sulla situazione). Il vero test nei prossimi giorni sarà quello dei leader arabi, politici, locali e religiosi e di quanto riusciranno a calmare gli animi dei giovani riottosi, che per ora si affidano alle fake news delle reti sociali.  Hamas continua con la propria campagna politica, aumentando la guerra psicologica anche su Israele.

Sabato sera ha annunciato che tra le 22 e mezzanotte avrebbe alleviato il “coprifuoco su Tel Aviv”. Il linguaggio utilizzato, simile a quello di Hezbollah nella guerra del 2006, vuole dare l’immagine di essere la parte che è in controllo sulla situazione, che decide quando Tel Aviv dorme e quando dovrà rinchiudersi nei rifugi. Il nuovo pericolo è il Libano, dove una folla di residenti dei campi profughi palestinesi e di sostenitori di Hezbollah si è riunita al confine con Israele per manifestare contro il “nemico sionista” - con un episodio di infiltrazione all’interno del territorio israeliano. Le stesse “marce” sono anche organizzate nella West Bank, verso il checkpoint Kalandia in particolare, con l’intento di riversarsi su Israele, Da Gaza e dal Qatar, Hamas mette in crisi la leadership araba. Il Qatar aveva iniziato a dialogare con Israele e con i Paesi arabi che lo avevano boicottato per il legame con i Fratelli Musulmani e la Turchia ed ora permette a Hanyeh di parlare di forte a una folla come se fosse su suolo patrio. Il Libano sta tentando di limitare le manifestazioni al confine con Israele, con la consapevolezza che potrebbero esser una miccia che dà fuoco al precario scenario politico libanese. A Ramallah, Abu Mazen non sa più cosa fare o dire per difendere il proprio ruolo di Presidente dell’Autorità Palestinese. Nonostante i danni che sta subendo alle infrastrutture, Hamas sta vincendo una parte importante di questa guerra: cioè, il rafforzamento della propria posizione nella West Bank e all’estero. L’immagine dei manifestanti che premono ai confini per invadere Israele simboleggia l’obiettivo di Hamas, cioè la lotta fino alla “liberazione” di Gerusalemme.


Giovanni Quer (1983), ricercatore presso il Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

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