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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Cosa rappresenta il massacro di Orlando per gli attivisti pro-palestinesi? 15/06/2016
Cosa rappresenta il massacro di Orlando per gli attivisti pro-palestinesi?
Commento di Giovanni Quer

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Omosessuali nel mondo islamico

Il massacro di Orlando ha scatenato reazioni controverse perché tocca due questioni fondamentali: il radicalismo islamico e l’omofobia. Dai commenti sull’evento si capisce che, se non poche voci, si preferisce non parlare dell’intreccio tra i due fenomeni, ossia l’omofobia islamica. In America si preferisce condannare l’omofobia, parlando ben poco dell’elemento islamico. Clinton ci è andata vicino, con il riferimento all’Isis. Obama si è tenuto neutrale, parlando di “odio”. Trump invece si è affrettato a dire che limiterà l’immigrazione, forse non conscio del fatto che l’attentatore era un cittadino americano.

La stampa araba invece ha riportato la notizia in maniera molto asciutta, concentrandosi sul pericolo dell’islamofobia. Il giornale al-Quds ha pubblicato ieri un lungo articolo in cui sembra che le vere vittime dell’attentato siano i musulmani, che la testata descrive quasi sotto attacco dall’odio anti-islamico. Il giornale dell’Autorità Palestinese al-Hayyat al-Jadida insinua che l’apparente motivo dell’attentato sia il fatto che lo stesso Omar Mateen fosse gay. Al-Ayyam descrive le reazioni di Trump e parla della lobby delle armi americana, lodando chi rifiuta di stigmatizzare il mondo musulmano per l’attacco. Il sito di Hezbollah al-Manar punto il dito al radicalismo su internet, e al-Ahram riporta la critica della Clinton sui finanziamenti stranieri alle organizzazioni islamiche. Altri giornali preferiscono descrivere l’attentatore come un instabile che si è radicalizzato attraverso internet e che pur nel mirino dell’FBI ha potuto compiere il massacro.

In queste analisi nessuno spunto di riflessione sull’odio omofobo che per instabilità, questioni di identità irrisolte, o siti internet è la questione fondamentale di cui la stampa araba non parla. Sorprende di più però la stampa progressista e degli attivisti pro-palestinesi. Phyllis Bennis in un articolo pubblicato sul sito “Common Dreams” non manca di collegare il massacro all’occupazione israeliana. La compagnia di sicurezza per cui Mateen lavorava è la famosa G4S, oggetto di numero campagne BDS per i suoi affari nei sistemi di sicurezza israeliani. Secondo Bennis, G4S trae profitti dalla violazione dei diritti umani dei palestinesi ed ha, per una coincidenza, addestrato anche Mateen. “Le origini della nostra nazione sono fondate su genocidio e schiavitù”, continua l’attivista pro-palestinese, “ma comprende anche grandi movimenti che hanno combattuto la guerra, il razzismo, il sessismo, l’omofobia e altro”. Per questo conclude l’autrice, il massacro rappresenterebbe un ulteriore elemento che collegherebbe i movimenti di liberazione gay (Stonewall per esempio) e neri (gli assassini dei leader dei movimenti per i diritti civili) e la Palestina.

Altre analisi si fanno più audaci, come un articolo sul blog +972 (firmato da Yael Marom e Ma’ayan Dak), che preferiscono tracciare un parallelo tra Orlando e l’omicidio di vari leader LGBT in Sudafrica, Turchia, Russia, fino a paragonare il motivo del massacro all’omicidio di Shira Banki. In un altro articolo nello steso blog, firmato da Edo Konrad, si paragona Mateen a Yishai Schlissel, l’assassino di Shira Banki. E’ strano come ci si affretti ad accusare di islamofobia ogni critica sulla situazione delle comunità LGBT nei Paesi arabi e islamici, così come sulle posizioni delle comunità islamiche in Occidente. Lo stesso atteggiamento di tolleranza vero il fanatismo religioso non è stato riservato all’assassino di Shira Banki. Ancor più strano è che il massacro di Orlando sia spunto per appoggiare la causa palestinese, in un silenzio amaramente ridicolo sulla diffusa violenza omofoba dei Paesi arabi islamici, compresa l’Aurotià Palestinese, che non è solo parte di ideologie radicali e oltranziste, bensì politica ufficiale di molti stati.

E’ difficile comprendere come la questione palestinese sia diventata una formula onnicomprensiva dalla natura quasi escatologica tanto da comprendere anche la lotta contro l’omofobia, quando dei diritti LGBT palestinesi gli attivisti non si interessano. E’ ancor più difficile comprendere come la cultura dei diritti umani sia così ostentatamente ostile ai valori occidentali che l’hanno generata e di cui si nutre fino a rifiutare qualsiasi critica ai mondi che forsennatamente tentano di soffocarla. C’è da sperare che il massacro di Orlando non sarà un’altra occasione persa per affrontare il vero problema che affligge il mondo occidentale, strapazzata tra chi minaccia di islamofobia qualsiasi critica a ideologie che sono chiaramente contrarie al mondo libero, chi si nasconde dietro frasi fatte di condanna contro “qualsiasi forma di odio”, e chi sfrutta le vittime per avanzare una propria agenda politica che nutre le paure del popolo.

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Giovanni Quer


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