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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Terrorismo: Quei conti in banca dei gruppi BDS 01/05/2016
 Terrorismo: Quei conti in banca dei gruppi BDS
Analisi di Giovanni Quer

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Il Jerusalem Post riporta che la banca austriaca Erste Group ha chiuso un conto in banca appartenete al gruppo BDS Austria.
A febbraio anche DAB Bank Munich, di proprietà di BNP Parisbas avrebbe chiuso un conto appartenente al gruppo BDS Germania.
La banca francese Credit Mutuel starebbe considerando una simile azione in virtù della legislazione francese anti-boicottaggio.
Infine, investitori americani stanno agendo sulle banche tedesche di cui sono azionari per chiudere i conti aperti dai gruppi che sostengono il BDS sulla base della legislazione americana.

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Un altro caso riportato dal JPost è una conferenza organizzata dall’associazione culturale arabo-austriaca OKAZ, cui ha partecipato come relatrice Leila Khaled, membro del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, organizzazione nella lista nera dei gruppi terroristici in America e in Europa, che aveva partecipato a due dirottamenti nel 1969 e nel 1970.
OKAZ ha un conto in banca presso BAWAG, un gruppo bancario che ha sedi negli Stati Uniti, la cui legislazione vieta l’appoggio al boicottaggio.

L’appoggio del BDS alla “resistenza” palestinese spesso sconfina in allarmanti e dubbie connessioni con organizzazioni terroristiche come il FPLP. Secondo una ricerca del Meir Center per gli studi sull’antiterrorismo, anche molte associazioni che appoggiano il BDS e che organizzano o partecipano alle manifestazioni "non-violente” dei venerdì nei vari villaggi arabi hanno spesso connessioni con il FPLP attraverso legami personali con i leader o contributi dei membri FPLP su tecniche di manifestazione e confronto con le forze armate israeliane. La convergenza di interessi tra BDS e varie organizzazioni terroristiche si manifesta anche nella vicinanza operativa tra gruppi BDS e FPLP, l’organizzazione terroristica più laica e quindi più presentabile agli occhi occidentali come un gruppo resistente contro l’occupazione e la colonizzazione sionista.

Basterebbe questo, anche senza legislazione specifica contro i boicottaggi, a fermare manifestazioni e attività dei gruppi che si dicono proteggere i diritti dei palestinesi, e che invece appoggiano o diffondono un’ideologia che ha una natura di violenza politica.
E si conferma il vero pericolo del BDS, che è ideologico: il fascino della resistenza che mischia la grammatica dei diritti umani alle teorie della resistenza non violenta è fagocitato dalla pratica della violenza politica.

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Giovanni Quer


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