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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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BDS, diritti umani e jihad: affinità allarmanti? 27/04/2016
BDS, diritti umani e jihad: affinità allarmanti?
Analisi di Giovanni Quer

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Le menzogne diffuse da Electronic Intifada e da altri siti che sostengono il terrorismo palestinese

L'allarmante convergenza di interessi tra mondo del BDS, mondo dei diritti umani e mondo del jihad sta allargando il proprio consenso nell’ideologia antisionista che si nutre di diritti umani. I blog del BDS giustificano e glorificano i “resistenti”. Il mondo dei diritti umani condona la violenza palestinese. Il mondo della jihad glorifica i martiri e proclama la guerra contro Israele. Gli attivisti e sostenitori del BDS sono fieri nel definire il movimento “non-violento”. Le azioni di promozione del BDS e il suo linguaggio non hanno nulla del non-violento: irruzioni in ristoranti che partecipano a eventi in Israele, intimidazioni a venditori che hanno prodotti israeliani, conferenze interrotte, slogan antisemiti nelle manifestazioni in campus universitari basterebbero per giudicare le frange violente del BDS. Ma l’aspetto più inquietante è la giustificazione se non l’ammirazione per la violenza, che allontana il BDS dal mondo della non-violenza e del satyagraha cui vorrebbe associarsi per dare un’idea di Israele quale terribile forza coloniale o razzista.

Il sito Art Intifada raccogli vignette di “artisti per la giustizia”. Oltre alla criminalizzazione e nazificazione di Israele è presente il tema della glorificazione dei “resistenti”: giovani dai volti coperti che brandiscono una pietra o col pugno alzato “esistono” solo nel loro atto di ribellione contro Israele, braccia alzate che afferrano un fucile sovrastando al-Aqsa, le bandiere palestinesi che svettano su al-Aqsa minacciata dalle tenebre sioniste. Electronic Intifada così come il sito InfoPal in Italia diffondono le stesse notizie legate ad al-Aqsa “in pericolo”: invasioni di israeliani sulla Spianata del Tempio, “attacchi” ad al-Aqsa, accuse a Netanyahu di guerra religiosa (dal sito +972). Una inversione della realtà, visto che gli appelli a proteggere al-Aqsa sono parte della guerra religiosa di certi ambienti palestinesi islamici contro Israele, e una strana convergenza tra obiettivi laici, che vogliono promuovere il boicottaggio di Israele, e obiettivi religiosi, che vogliono promuovere la jihad contro Israele.

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Il mondo dei diritti umani continua a condannare sistematicamente Israele. Amnesty International-Israele ha un nuovo progetto sulla tutela dei minori coinvolti nel conflitto israelo-palestinese. Il problema consiste nel fatto che Israele non applica la legge di tutela dei minori agli arabi, bensì solo agli ebrei. Nessun accenno al fatto che i minori arabi ai quali vengono applicati altri standard sono quelli che hanno coltelli o forbici e che sono neutralizzati nell’atto di compiere attentati.

B’Tselem e Human Rights Watch parlano di “spettro delle esecuzioni extra-giudiziali”, definendo così i casi in cui la polizia o l’esercito ha sparato a un attentatore. Medici senza Frontiere parla di punizioni collettive, umiliazioni quotidiane ai check point tra le cause dei diffusi problemi di salute mentale. In generale l’accusa a Israele è di creare tensioni nel tentativo di modificare lo “status quo” della Spianata del Tempio. Il mondo jihadista ha l’ossessione di al-Aqsa “usurpata” dagli ebrei, di Gerusalemme sotto attacco dalle forze sioniste, della Palestina quale vittima dei piani sionisti di “giudeizzare” Gerusalemme e il Medio Oriente.

Se però l’elemento jihadista non è di grande interesse per la stampa internazionale che copre il conflitto arabo-israeliano, si vede come le argomentazioni jihadiste siano riprese o rielaborate in altri mondi, in primis quello politico palestinese, con le dichiarazioni di Abu Mazen che hanno gettato benzina sul fuoco che infervora i giovani palestinesi che di propria iniziativa si scagliano sui civili israeliani per proteggere la loro patria e al-Aqsa. Il leader cristiano greco-ortodosso Atallah Hanna che vocia il monito: ogni attacco ad al-Aqsa è un attacco ai musulmani e ai cristiani palestinesi.

Il martirologio palestinese è poi l’estrema prova della scelta della violenza come strategica. Perché su alcuni temi BDS, diritti umani, propaganda politica palestinese e jihad convergono? Il BDS è un movimento essenzialmente laico, che è stato concepito in un mondo, quello dei diritti umani, che dovrebbe opporsi alla violenza condonata e promossa dall’AP e dalla frange palestinesi islamiche. Il fascino per la “resistenza” di un certo mondo politico dovrebbe trovare il limite dei diritti umani, che però sono rapiti dall’attivismo contro l’occupazione. Persino di fronte a crimini efferati di chiara matrice di odio, il mondo dei diritti umani risponde con un semplice monito alle autorità israeliane a rispettare la proporzionalità nelle risposte, rispettare i diritti dei sospettati nelle indagini e con una generale condanna alla violenza.

Anche il mondo cristiano, in particolare quello che promuove il BDS, condona la violenza palestinese, trincerandosi in una sterile condanna urbi et orbi della violenza in qualsiasi sua forma. La domanda potrebbe essere un buon compito di composizione e analisi per chiunque sia coinvolto per diverse ragioni nel conflitto: perché BDS, diritti umani e jihad hanno in comune un occhio chiuso sulla violenza e l’odio anti-israeliani? un’agenda comune o una semplice convergenza momentanea di interessi?


Giovanni Quer


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