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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Fermare l'incitamento all'odio è un dovere 13/03/2016
 Fermare l'incitamento all'odio è un dovere
Commento di Giovanni Quer

L'esercito israeliano ha fatto irruzione nella stazione TV "Falastin al-yawm" a Ramallah, arrestando il direttore Faruq Umar Qassem Aliyat. La TV è legata all'organizzazione terroristica Jihad Islamico e trasmette costantemente messaggi di incitamento all'odio, appelli a commettere atti terroristici contro Israele e contro israeliani.
Un altro passo importante è stato compiuto dalla Francia, che ha interrotto le trasmissioni del canale Al-Aqsa di Hamas attraverso il satellite Eutelsat.
L'organizzazione International Federation of Journalists ha condannato l'operazione. Israele sarebbe di nuovo accusata di violare il diritto internazionale, allo scopo di censurare i giornalisti palestinesi e limitarne la libertà di stampa.

La questione del l'incitamento all'odio nella stampa palestinese è poco dibattuta.
A esclusione di alcuni dibattiti parlamentari, che spesso riportano le ricerche dell'organizzazione Palestinian Media Watch, l'incitamento all'odio dei palestinesi è considerato un mezzo di propaganda "sionista" per limitare ulteriormente la libertà di pensiero, opinione ed espressione dei palestinesi.
Il limite tra libertà di espressione e incitamento all'odio è oggetto di continuo dibattito.

Anche società che considerano la libertà di espressione quasi assoluta, come il Canada e gli Stati Uniti, hanno introdotto delle limitazioni per impedire che il diritto di espressione sia sfruttato per spargere odio e incitare alla violenza.

Il diritto internazionale anche riconosce la legittimità di imporre dei limiti alla libertà d'espressione. L'art. 20 dell' International Covenant for Civil and Political Rights riconosce la possibilità di limitare la libertà di espressione garantita dall'art. 19 laddove i messaggi trasmessi siano di odio o di incitamento alla violenza.
La International Convention on the Elimination of Racial Discrimination, del 1965, invita gli Stati a collaborare per eliminare atti di incitamento all'odio (art. 4).
Le azioni di Israele e della Francia sono quindi protette dal diritto internazionale ed anzi finalizzate a proteggere l'interesse della comunità internazionale a impedire la diffusione di odio e violenza.

Perché allora si condanna Israele?

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nei tempi difficili, dire la verità diventa un atto rivoluzionario
(George Orwell)
E' per questo che gli odiatori di Israele mentono


I messaggi della stampa palestinese di glorificazione e incitamento alla violenza contro Israele sono ancora considerati "resistenza", così come gli accoltellatori sono considerati "combattenti per la libertà". In questa visione ideologica, invitare i giovani a commettere attentati sarebbe un messaggio di libertà non di incitamento alla violenza, all'odio e all'ostilità. Tale considerazione ideologica traveste la lotta contro Israele da "resistenza contro l'oppressione" per giustificare ciò che è incitamento all'odio.

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Giovanni Quer


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