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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Il boicottaggio arriva anche in Palestina 05/03/2015

Il boicottaggio arriva anche in Palestina
Commento di Giovanni Quer

La piazza principale di Ramallah, che pullula di negozi, clacson, venditori indaffarati, non distante dalla chiesa quacchera, dal centro commerciale inaugurato pochi anni fa, dal cinema e dai pub in voga, si è trasformata ieri in una grande discarica.

Qui c'era la tenda che ricordava i "prigionieri politici", cioè i condannati per terrorismo liberati nei recenti accordi. Qui è iniziato ieri il nuovo boicottaggio contro i prodotti israeliani. Già da qualche anno le associazioni palestinesi e vari politici incoraggiano i commercianti palestinesi a rifornirsi da venditori arabi o turchi, ma non israeliani. Così a Ramallah è più semplice trovare una scatola di bustine di tè con le iscrizioni in turco che il tè israeliano con le iscrizioni in ebraico e arabo.

Ieri un passo avanti nella lotta contro Israele. Un gruppo di attivisti palestinesi ferma un camion che trasporta prodotti "sionisti", principalmente latte e yogurt e scarica le cassette in piazza. Si raduna una folla (di soli uomini). La gente è invitata ad aprire i vasetti di yogurt, i flaconi di latte e gettare tutto a terra. Un ragazzino prende in mano una bottiglia di latte e fa per andarsene, ma è prontamente fermato e il latte gettato. Poi arriva il camion dell'immondizia che pulisce tutto.

L'iniziativa è di Abdullah Kmail, che aveva già dichiarato domenica che l'80% dei negozi palestinesi non ha più prodotti israeliani. "Zionist/Judenrein". Intervistato sulla tv palestinese Watan, Kmail dice che lo ha fatto per i palestinesi prigionieri a Gaza, per i palestinesi prigionieri dell'occupazione israeliana. L'iniziativa di boicottaggio arriva dopo che il Ministro dell'Economia palestinese ha pubblicato un rapporto secondo cui circa 60 commercianti palestinesi "contrabbandavano" prodotti israeliani prossimi alla scadenza vendendoli a prezzi stracciati. La procura palestinese sta indagando su 44 casi di "contrabbando".

Disperazione dell'occupazione? Atto di resistenza? Non era la cooperazione economica e industriale che avrebbe dovuto portare alla pace? Così credono in molti, basandosi sul modello europeo. Ma la forza dell'ideologia si dimostra ancor più dirompente del raziocinio che mira al benessere. Zionist/Judenrein Ramallah è il motto della resistenza palestinese.

Quando sentiremo l'Europa, che pur mantiene l'intera Autorità Palestinese, dire che tutto questo è controproducente e immorale?

Giovanni Quer


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