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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Schabas si dimette e i palestinesi portano all'Aja la questione insediamenti 04/02/2015
 Schabas si dimette e i palestinesi portano all'Aja la questione insediamenti
Analisi di Giovanni Quer


L'Onu condanna Israele - l'unica democrazia dell'intero Medio Oriente - e ignora le vere violazioni dei diritti umani

William Schabas era stato nominato dal Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU come presidente della commissione di inchiesta su Gaza 2014, dopo una campagna di lobbying da parte delle solite ONG impegnate a demonizzare Israele, tra cui le potenti Amnesty International e Human Rights Watch, le israeliane B'Tselem e Adalah, le palestinesi Al-Haq e Badil.

Sicuri del verdetto di condanna della Commissione, gli stessi attori che avevano sostenuto un'inchiesta contro Israele avevano anche accolto il nome di Schabas con giubilo. Schabas è un professore canadese di diritto internazionale, conosciuto per i suoi sentimenti anti-israeliani, che ha tenuto a smentire una volta nominato.


William Schabas

Una piccola storia di Schabas fa capire la sua posizione su Israele. Tra le sue maggiori attività vi è il lavoro alla Commissione ONU sulle violazioni dei diritti umani nei Territori Palestinei, diretta fino all'anno scorso dal violento antisionista Richard Falk. Ad aprile, la candidatura di Schabas era stata rifiutata, perché dopo Falk e le sue uscite cospirazioniste e in sostegno di Hamas, l'ONU non aveva bisogno di altri scandali. Ma il curriculum di Schabas è lungo. Nel 2012 si presta alla farsa del Tribunale Russell sulla Palestina, un tribunale popolare che si ritrova ogni anno per demonizzare Israele senza alcuna base giuridica o giudiziale, ma invitando vari "testimoni" a demonizzare Israele. La testimonianza di Shabas alla sessione 2012 aveva a che fare con l'accusa di "sociocidio", durante la quale ha dichiarato che avrebbe voluto vedere Netanyahu nel banco degli imputati della Corte Penale Internazionale.

Non è la prima volta che Schabas dichiara la sua ostilità verso i presidenti di Israele, infatti lo stesso aveva detto nel 2009, paragonando Peres a al-Bashir del Sudan! La voglia di vedere Israele sul banco degli imputati è stata espressa in diverse interviste e conferenze, e per questo ha appoggiato il riconoscimento della Palestina come stato e la sua adesione alla Corte Penale Internazionale. Schabas ha puntualmente minimizzato il pericolo di Hamas e dell'Iran, giustificando il terrorismo islamista con la povertà e la disperazione e condonando Ahmadinejad come "provocatore".

Ma il suo legame con le ONG palestinesi e in particolare con l'ONG Al-Haq, diretta da Shawan Jabarin, sospetto di legami con l'organizzazione terroristica FPLP, attraverso il Human Rights Institute dell'Università NUI Galway, diretto da un altro attivista anti-israeliano, Michael O' Flaherty, ha chiarito le intenzioni di Schabas. Nonostante le sue varie dichiarazioni sulla stampa, in cui esplicitava le sue pie intenzioni di ricerca di giustizia, Schabas si è dovuto dimettere per il suo incarico di consulente dell'OLP.

La diplomazia israeliana ha avuto successo, grazie anche al lavoro dei centri di ricerca NGO Monitor e UN Watch, che hanno esposto il passato di Schabas e il lavorio incessante delle ONG. Prima delle dimissioni, Human Rights Watch, B'Tselem e Phisycians for Human Rights si erano già adoperate a pubblicare "rapporti" su presunte testimonianze e articolare argomentazioni pseudo-giuridiche per condannare Israele.

Visto il fiasco di Schabas, i palestinesi si sono ritirati. Alla Corte Penale Internazionale, dove si aspetta una memoria dello Stato di Israele sulla guerra a Gaza 2014, la Palestina non è più interessata a perseguire Israele per crimini di guerra. La malaparata è dovuta di certo alla paura di dover affrontare altre accuse di crimini di guerra e contro l'umanità - come più volte ha detto Gerald Steinberg, fondatore e direttore del centro di ricerca israeliano NGO Monitor, "ogni missile di Hamas è un crimine di guerra". La strategia è ora "andare sul sicuro", e continuare a perseguire Israele alla Corte Penale Internazionale per gli insediamenti.

Per quanto ridicolo possa sembrare, la mancanza di volontà politica dei palestinesi di negoziare sui confini, l'unica cosa che manca per avere i due famosi stati, si è trasformata in posizione d'attacco contro Israele. Se vent'anni fa si parlava di negoziati e si discuteva della politica israeliana sugli insediamenti, ora si parla di crimini contro l'umanità. Nel giro di dieci anni, gli insediamenti sono diventati l'elemento centrale delle politiche dell'Unione Europea e degli Stati europei su Israele. Persino la Romania ha dichiarato che non manderà più i propri connazionali a lavorare in Israele se dovessero prestare la loro manodopera oltre la "Linea Verde".

Negli ultimi sei anni gli insediamenti sono diventati la scusa per organizzare campagne di boicottaggio contro Israele, chiedere a banche e industrie di disinvestire da compagnie israeliane, impedire concerti, conferenze e spettacoli di israeliani. E ora gli insediamenti rischiano di arrivare all'Aja.

Non è da chiedersi perché non ci si concentri su altri "territori occupati" - Israele è il bersaglio favorito. C'è da chiedersi come si sia arrivati a tutto questo. E la responsabilità principale è delle potenti organizzazioni sedicenti umanitarie e dei diritti umani che premono per isolare Israele. L'organizzazione palestinese NGO Development Center, che funge da bacino di raccolta di fondi europei da ridistribuire a altre ONG, ha pubblicato nel 2008 il codice di condotta per le ONG palestinesi, in cui si delineano due modi di azione: promozione del boicottaggio e non-collaborazione con istituzioni israeliane, cioè la politica di anti-normalizzazione. Non occorre essere né pro-palestinesi, né pro-israeliani per farsi una semplice domanda: vogliamo veramente continuare a pagare per tutto questo?


Giovanni Quer


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