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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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La Palestina implora all’Aja, ma a New York è di fronte a una giuria 07/01/2015
 La Palestina implora all’Aja, ma a New York è di fronte a una giuria
Analisi di Giovanni Quer


Abu Mazen

L’Autorità Palestinese ci aveva provato nel 2009: Abu Mazen aveva mandato una lettera al Procuratore della Corte Penale Internazionale accettandone la giurisdizione per poi denunciare Israele per crimini di guerra. Un tentativo fallito nel 2012, quando il procuratore ha rigettato la richiesta sostenendo che la Palestina non fosse uno Stato.

Era l’epoca della Commissione Goldstone, creata dal Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU per indagare sui presunti crimini commessi da Israele durante la guerra a Gaza del 2008-2009. Il mandato della commissione era concentrato solo su Israele, e così il rapporto finale, che è stato in gran parte un copia e incolla di dati, pubblicazioni e documenti forniti dalle ONG umanitarie (Goldstone stesso ha poi ritrattato, dicendo che “se avessi saputo allora quello che so oggi…”).



Oggi, di nuovo si marcia verso l’Aja. Le stesse ONG che avevano sostenuto Goldstone, hanno fatto una lunga campagna di demonizzazione durante la guerra a Gaza dell’estate scorsa (Human Rights Watch, Amnesty International, le palestinesi Badil, Al-Haq e le israeliane Adalah et B’Tselem). Al Consiglio dei Diritti Umani, le stesse ONG hanno fatto lobbying perché si istituisse un’altra commissione d’inchiesta, questa volta presieduta da Schabas - che ha ottimi contatti con le stesse organizzazioni palestinesi che demonizzano Israele, in particolare con Al-Haq. Ed ora, di nuovo una richiesta all’Aja.

C’entra la guerra? No. Human Rights Watch assieme ad altre ONG ha pubblicato una lettera aperta ad Abu Mazen nel maggio 2014, esortandolo a riferirsi alla Corte Penale Internazionale per i crimini commessi in Palestina, per rendere giustizia alle vittime e per far avanzare la pace. E’ interessante che le associazioni firmatarie siano convinte che la criminalizzazione di Israele possa servire alla pace. Infatti non parlano minimamente dei crimini commessi contro gli israeliani e contro gli stessi palestinesi da gruppi quali Hamas, Jihad Islamica e altri, che Abu Mazen era pur favorevole ad accogliere nel governo d’intesa.

Quale giustizia? Quale pace? La politicizzazione del diritto internazionale è uno dei molti strumenti per delegittimare Israele, ma si sta approdando a nuovi lidi: il diritto internazionale penale. La totale cecità verso la realtà non serve nemmeno alle vittime palestinesi dei presunti crimini. Evidentemente queste ONG non hanno molto interesse per le vittime, nemmeno palestinesi (mentre le vittime israeliane, si sa, non suscitano alcun sentimento), perché altrimenti il loro zelo giustiziere si scaglierebbe contro tutto e tutti, non solo contro lo Stato Ebraico.

Definiscono Israele una “area di impunità”, caldeggiando un intervento internazionale per mettere fine ai crimini riprovevoli di cui si macchierebbe l’esercito e il governo di Gerusalemme. Non tengono in minimo conto né il sistema giudiziario israeliano, né le commissioni di inchiesta interne. Ma siamo sicuri che questa sia una strada percorribile per la pace? Se la Palestina, che sta diventando uno Stato, dovesse far parte della Corte Penale Internazionale, quante cause si potrebbero intentare per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio perpetrati dalle forze di “resistenza” al “regime sionista”?

Potrebbe essere uno scenario simile a quello che accade oggi a New York: l’Autorità Palestinese è tra gli imputati di una grande causa intentata dall’associazione Shurat ha-Din che rivendica il risarcimento di 11 famiglie, vittime del terrorismo palestinese. E’ la prima volta che l’Autorità Palestinese sarà di fronte a una giuria per atti di terrorismo, dopo aver rifiutato il patteggiamento. Gli avvocati delle famiglie sostengono di avere prove del legame tra Autorità Palestinese e Hamas negli attentati, del supporto materiale e finanziario ai terroristi.

E’ già successo a settembre, sempre a New York: un tribunale di Brooklyn ha condannato la “Arab Bank” per sostegno finanziario a Hamas - una vittima di un attentato a Gerusalemme nel 2003, rimasta paralizzata, aveva intentato causa contro la banca con sede in Giordania.

La guerra giudiziaria è iniziata, ma mentre all’Aja i palestinesi giocano in casa, in America rischiano di perdere. Si può chiedere a Human Rights Watch e ad Amnesty International: non è questo diritto, non è forse questa giustizia?


Giovanni Matteo Quer


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