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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Nel 2014 Gesù ha la cittadinanza palestinese 31/12/2014
 Nel 2014 Gesù ha la cittadinanza palestinese
Analisi di Giovanni Quer


Vignette antisemite che richiamano la figura dell'ebreo-Israele come uccisore di Cristo, deicida

Riscrivere la storia per negare ed eliminare ogni elemento ebraico in Israele serve ai palestinesi per negare il movimento nazionale ebraico e la legittimità di Israele. In questa guerra storiografica sono stati cooptati anche i cristiani. Ha iniziato Arafat, che nel 2000 ha fatto pubblicare un articolo con un’illustrazione che raffigurava Gesù in croce con la scritta “Palestina" e una freccia con le bandiere americana e israeliana che lo trafiggono. Poi nel 2002, con il caso dei terroristi asserragliati nella Chiesa della Natività a Betlemme (evento che poi è passato alla storia come l’assedio della Natività), Arafat dà una serie di interviste accusando gli israeliani di comportarsi verso i palestinesi come il regime di Erode contro Gesù. Nel 2005 una serie di articoli pubblicati sul giornale dell’ANP, al-Hayat al-Jadida, riprende l’idea di “Gesù palestinese”, che Abu Mazen ha adottato come cavallo di battaglia. Con l’appoggio dei palestinesi cristiani militanti che hanno sviluppato la teologia politica della liberazione palestinese, non solo l’idea di Israele è delegittimata, ma anni di dialogo ebraico-cristiano sono in pericolo.

Arafat ha avuto il genio di sviluppare l’idea di Gesù palestinese proprio all’inizio della Seconda Intifada, quando i cristiani erano in scacco tra i miliziani palestinesi e gli islamisti. Mentre i cristiani si preparavano a lasciare i territori dell’Autorità in un clima di crescente intolleranza, Arafat ha distolto l’attenzione del mondo sul fenomeno dell’esodo cristiano, facendo di Gesù un palestinese. In questo modo, i cristiani non erano più vittime dell’islamismo e nazionalismo arabo che ha fatto dell’Islam la prima e unica fonte d’identità, bensì vittime di un Israele feroce e razzista.

Proprio in quegli anni, i teologi palestinesi cristiani come Naim Ateek e Mitri Raheb riscrivevano la storia dei rapporti tra ebrei e cristiani attingendo alla millenaria concezione dell’ebraismo come una religione particolaristica e obsoleta, legalistica e sterile, attaccata a interpretazioni primitive della Bibbia. Per loro l’antico motivo antigiudaico del cristianesimo è funzionale alla delegittimazione di Israele. Infatti, vanno scrivendo, le politiche di Israele sono vittima di una concezione “primitiva” di Dio, che nella Bibbia ebraica è un Dio di rabbia e di guerra, mentre il Vangelo ha un messaggio universalistico che proviene da un Dio di pace e giustizia. Non importa che queste idee siano state la base dell’antigiudaismo cristiano che ha portato nel XIX secolo all’antisemitismo politico. Non importa che la vecchia accusa agli ebrei di non aver accettato Gesù sia ormai un ridicolo retaggio oscurantista. Non importa che la teologia dei cristiani palestinesi sia ormai un’arma politica contro Israele. Non solo le Chiese cristiane rimangono in silenzio, ma molti movimenti cattolici e Chiese protestanti sono ormai convinti che questa sia la verità.

Le associazioni Pax Christi e Papa Giovanni XXIII, nelle loro attività pacifiste, hanno accolto le nuove idee con zelo. Pax Christi Germania, nella lotta di pace e giustizia per i poveri, porta avanti il movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), sostenendo anche che le politiche della Germania sono spesso condizionate dal senso di colpa del passato, suggerendo che il passato nazista non dovrebbe influenzare le decisioni su ciò che è giusto e appropriato riguardo al conflitto arabo-israeliano. I “corpi di pace” della Papa Giovanni XXIII scrivono blog sulle terribili azioni dei soldati sionisti sulle colline di Hebron, con parole di pietà e sofferenza per i pastori palestinesi - un’immagine biblica di non poco conto. Di Hebron non si sa mai nulla, dei Comitati di Resistenza Popolare palestinesi e delle loro azioni non proprio non-violente contro gli israeliani non si sa nulla. Del fatto che gli israeliani a Hebron vivano solo nel 3% dell’area urbana della città araba trafficata e sviluppata non si sa nulla. Dell’attaccamento ebraico alla città non si dice nulla. La Chiesa Presbiteriana, Mennonita, Metodista negli Stati Uniti e in Canada ha adottato documenti e risoluzioni di condanna a Israele e di appoggio al BDS.

Ma negli ultimi due anni, Gesù ha preso la cittadinanza palestinese per sempre. Nell’aprile 2013, la Chiesa Scozzese (Kirk) ha approvato un documento intitolato “L’eredità di Abramo?”, in cui esprime la propria posizione su Israele e i palestinesi. Dopo aver negato un qualche legame tra gli ebrei di oggi e gli ebrei della Bibbia, il documento sostiene che gli ebrei sono vittime del loro “particolarismo”, e vedono nella Bibbia un messaggio nazionale e non universale. Il documento suggerisce poi che il peso della Shoah silenzia un dialogo onesto e aperto sulla questione palestinese e sulla natura del sionismo, tralasciando la tragedia della Nakba che si è abbattuta sui palestinesi con la fondazione dello Stato di Israele.

E nel suo messaggio di Natale, come tradizione in Palestina, Abu Mazen si appropria di Gesù e di Maria, ne fa due palestinesi. Di Gesù dice “era un messaggero palestinese di amore, giustizia e pace”, “il suo messaggio si estende anche al nostro popolo che vive nella nostra capitale Gerusalemme, dove resiste ai tentativi degli israeliani di farne un luogo esclusivamente ebraico”. Netanyahu invece, nel suo messaggio di Natale, ha detto le cose come stanno, cioè che i cristiani ormai sono stati espulsi dal Medio Oriente, dove lo stesso cristianesimo è nato, mentre l’unico Paese dove continuano a fiorire e a crescere è proprio Israele, lo Stato ebraico.

Nel 2014 è finita la storia dei cristiani in Medio Oriente, mentre Gesù ha definitivamente acquisito cittadinanza palestinese. Avvolto dal sapore di giustizia e pace, il silenzio delle Chiese cristiane sulla persecuzione dei cristiani non ha fatto che aiutare il processo di espulsione e pulizia etnica di un Medio Oriente che deve essere solo islamico e prevalentemente arabo. Ciò che più allarma però è che questo silenzio ha portato anche la Terra Santa a svuotarsi di cristiani, mentre i discorsi sul messaggio di pace e amore sembrano servire solo ad arrestare il lungo processo di riavvicinamento tra cristianesimo ed ebraismo che dagli anni ’60 aveva “curato” il millenario antigiudaismo cristiano.

Con Gesù e Maria palestinesi e con il continuo silenzio delle Chiese sul perverso processo di revisione storica e teologica, le forze dell’estrema destra ed estrema sinistra cristiane si uniscono in una battaglia comune: il misconoscimento della nazione ebraica e del suo Stato, Israele.



Giovanni Quer

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