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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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La legge sullo Stato degli ebrei: perché tanto scalpore? 25/11/2014
 La legge sullo Stato degli ebrei: perché tanto scalpore?
Commento di Giovanni Quer

Nessuna norma di diritto internazionale vieta a uno stato di definirsi stato-nazione di un popolo. Così è stato dalla Pace di Westfalia, da quando cioè gruppi culturalmente omogenei si sono dotati di istituzioni che rispecchiassero anche la cultura della comunità dominante.

Il nazionalismo degenerativo, che soffoca le minoranze volendole eliminare, è quello che l'Europa e il mondo intero temono. Ma è questa la paura che muove le condanne alla proposta di legge su Israele come Stato del Popolo Ebraico? La natura ebraica e democratica dello Stato di Israele è contenuta nella Dichiarazione di Indipendenza e in varie leggi fondamentali, che definiscono la struttura costituzionale e istituzionale di Israele. La Corte Suprema ha una ricca giurisprudenza su Israele quale Stato ebraico e democratico, con in particolare le decisioni di Aharon Barak, che ha definito Israele come ebraico perché Stato-nazione degli ebrei, dove l'ebraico è la lingua maggioritaria e che rispecchia la cultura e i simboli dell'ebraismo; democratico nelle sue istituzioni e nella gestione della diversità.

Le minoranze (ebraiche e non-ebraiche) hanno in Israele autonomia culturale. Ci sono scuole dove si insegna in yiddish, scuole dove la lingua di insegnamento è l'arabo, e scuole con programmi didattici differenziati secondo i principi delle varie comunità che compongono Israele. Le minoranze hanno anche rappresentanti nelle istituzioni, compresi ministeri, tribunali, commissioni ecc. e una commissione sulle pari opportunità che gestisce le "lamentele" sui casi di discriminazione.

Insomma, come ogni democrazia, Israele è un Paese che ha una struttura che permette il cambiamento. Eppure è una democrazia che è in guerra con la propria minoranza principale, la minoranza araba, il cui scopo è di creare una Israele senza identificazione con l'ebraismo, oppure uno stato binazionale includendo i palestinesi. Il sogno di una Palestina libera è stato coltivato negli anni grazie ai progetti finanziati da Unione Europea, Stati europei e Stati Uniti, compresi i programmi scolastici paralleli, il servizio civile parallelo, la celebrazione della Nakba (la costituzione dello Stato di Israele che gli arabi considerano una catastrofe), e la continua accusa a Israele quale Stato razzista e discriminatore. In questo modo l'Occidente ha creato divisione invece di favorire l'integrazione degli arabi. L'ossessione per la preservazione della diversità si è diretta solo verso gli arabi e non verso gli etiopi o i russi o altre minoranze che Israele integra con successo in una società estremamente variegata che cambia nel tempo.

Ma il problema della minoranza araba, che rispecchia la questione palestinese, è il rifiuto dell'esistenza di Israele come Stato ebraico, che hanno definito "democrazia etnica". La proposta di legge vuole riaffermare l'ebraicità dello stato, consolidando i caratteri ebraici di Israele, la centralità dell'ebraico, il diritto degli ebrei a fare "aliyah" e la tradizione filosofica e giuridica ebraica come fonte d'ispirazione per la legislazione israeliana. Nulla che non sia ciò che già Israele è. La stessa legge esprime con ancora più vigore i diritti delle minoranze, non solo le varie libertà individuali, ma il diritto a preservare la propria cultura, tradizione e lingua. Per la prima volta la tutela delle minoranze diverrebbe legge fondamentale che riconosce anche i diritti collettivi! L'attenzione del mondo non pare così angosciata nel leggere le definizioni nazionali della vicina Palestina o degli altri Stati della regione e anche di alcuni Stati d'Europa.
Eppure si sa... se in Siria si massacra, amen, ma se nel mezzo del deserto Israele costruisce un parco giochi, l'ONU ha la propria da dire.


Giovanni Quer


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