mercoledi` 10 agosto 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Hillel Neuer smaschera l'antisemitismo dell'Unrwa (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






 
Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
<< torna all'indice della rubrica
L’UNRWA digitalizza la 'memoria palestinese' 04/12/2013

L’UNRWA digitalizza la “memoria palestinese”
Commento di Giovanni Quer


Giovanni Quer            Filippo Grandi, commissario generale dell'Unrwa

Venerdì 29 novembre l’UNRWA ha inaugurato al centro di arte contemporanea al-Ma’mal a Gerusalemme una mostra fotografica sui rifugiati palestinesi. Con l’occasione si è annunciato che il 2014 sarà l’anno internazionale di solidarietà col popolo palestinese.

In risposta ad un presunto tentativo di cancellare la memoria storica dei rifugiati, l’UNRWA ha intrapreso un progetto di digitalizzazione della memoria per preservare la “memoria collettiva” dei rifugiati, che costituisce “un elemento essenziale dell’identità collettiva e l’archivio testimonierà un elemento centrale all’identità palestinese: l’esperienza del rifugiato”, come dice Filippo Grandi, Commissario Generale dell’UNRWA.

L’archivio UNRWA che racconta la storia dei rifugiati dal 1949 consta di 430.000 negativi, 10.000 foto, 85.000 diapositive, 75 film, 730 videocassette ed è stato nel 2009 inserito nella lista UNESCO della “Memoria del Mondo”.

Nei video che accompagnano i testi di spiegazione del progetto pubblicati sul sito UNRWA compaiono il fotografo Georges Nehmeh, che ha lavorato per decenni con l’UNRWA, e il direttore generale Filippo Grandi, a Gaza, mentre fanno visita ad alcuni dei volti ritratti nelle foto digitalizzate. Le parole ricorrenti sono disidratazione, paura, occupazione, speranza. L’intervista a una ragazza con un handicap alle mani non chiarisce se la menomazione è dalla nascita o dovuta a qualche incidente. A Khan Younis tentano di trovare il posto esatto dove è stata scattata una foto in cui si vedono bambini giocare, e le casette degli anni ’60 sono state sostituite da condomini e palazzi costruiti “al tempo dell’Autorità Palestinese”. Shatila evoca morte, terrore e strage al tempo in cui “Beirut era sotto assedio degli israeliani”.

L’imponente lavoro di digitalizzazione della memoria palestinese serve a ricomporre le “istantanee che sono parte indelebile della storia del Medio Oriente”. La narrativa storica palestinese, che vuole sovrastare e sostituirsi a quella israeliana, è in questo modo resa la sola ed esclusiva visione legittima della storia. Se l’identità di rifugiato è parte centrale della narrativa palestinese, l’UNRWA in questo modo cristallizza la loro posizione di “perdita perenne”, alimentando quel sentimento revanscista che allontana ogni speranza di riconciliazione e proscrive Israele nel ruolo del feroce aggressore, saccheggiatore e predatore.

L’intero progetto non solo digitalizza la vittimologia palestinese, ma nemmeno tiene conto dell’esistenza di Israele né dei fatti e delle circostanze che hanno portato agli eventi. Questa azione non vede i palestinesi né la storia, ma solo la narrativa palestinese. Come in ogni evento che riguardi Israele ci si chiede dove sono gli arabi, allora si chiede all’UNRWA: dove sono gli israeliani? Non saranno poi tutti nelle camionette dell’esercito? Dove sono i cristiani palestinesi? Dove sono gli eserciti arabi che hanno condotto guerre di aggressione? Dov’è la propaganda che invitava i palestinesi a unirsi al fronte arabo contro Israele?

Dov’è la volontà di riconciliare componendo le narrative storiche e la memoria?


Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT