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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Israele: l'incitamento all'odio è un reato 09/11/2013

Israele: l'incitamento all'odio è un reato
Commento di Giovanni Quer

Lo sceicco Raed Salah

La giudice Hannah Miriam Lomp ha pronunciato giovedì 7 novembre la sentenza di condanna contro lo sceicco Raed Salah, leader della fazione nord del movimento islamico in Israele, per incitamento all’odio e alla violenza. Lo sceicco Raed Salah era intervenuto nel febbraio 2007 a un raduno di folla a Wadi Joz, pronunciando un discorso che ha infiammato gli animi di molti ascoltatori che hanno poi causato scontri con la polizia. All’epoca diversi lavori archeologici nella zona del Monte del Tempio erano al centro di continue manifestazioni contro le autorità israeliane. La condanna di Salah riaccende il dibattito sulla libertà di espressione e l’incitamento all’odio.

Il movimento islamico in Israele è stato formalmente fondato nel 1971, ma conta tra i propri primi leader il Gran Muftì di Gerusalemme Haj Amin al-Husseini, leader islamico che ha guidato le rivolte arabe di metà anni ’30 e che, esiliato dai britannici, riparò nella Germania nazista aiutando Hitler a costituire un corpo di milizie pro-naziste di soli musulmani in Bosnia (le truppe Hadzar). Dopo la creazione di Israele e l’aiuto dei Fratelli Musulmani, i centri del movimento furono chiusi, mentre la popolazione araba era soggetta nei primi anni di vita dello Stato ebraico alla legge marziale. Con la fondazione nel 1971, il Movimento Islamico in Israele promuove la diffusione dell’Islam con centri religiosi e caritatevoli e la coscienza nazionale palestinese tra gli arabi di Israele, diffondendo sentimenti anti-israeliani. La fazione nord, capeggiata da Raed Salah è legata al radicalismo islamico, con visioni vicine a quelle di Hamas.

Durante l’Intifada al-Aqsa, il governo israeliano tentò di chiudere il giornale del Movimento, usato come mezzo di diffusione di idee islamiste, ma questa iniziativa non ebbe seguito. L’attività politica del movimento si è intensificata dagli anni ’90, guadagnandosi il governo di alcuni importanti cittadine della Galilea tra cui Umm el-Fahem (roccaforte della fazione nord). La vicinanza al radicalismo islamico del Movimento è sempre stata nota, ma la libertà di espressione è ispiratrice dei principi e dei diritti che Israele strenuamente difende. Lo sceicco Raed Salah ha pronunciato un discorso particolarmente accesso nel febbraio 2007, quando le animosità tra fedeli musulmani e autorità israeliane spesso sfociavano in tafferugli. Il suo discorso inneggiava al martirio, alla liberazione di Gerusalemme dall’occupazione israeliana, lodando gli “shahid” (martiri) che si erano immolati per liberare la Palestina e al-Quds (Gerusalemme in arabo). Un gruppo di giovani che era tra la folla ha attaccato le forze di sicurezza israeliane nei pressi degli scavi archeologici.

Il tribunale di Gerusalemme ha stabilito che la libertà di espressione non può esser protetta quando è usata per incitare alla violenza e all’odio, nello specifico pronunciando un discorso che inneggiando al martirio terroristico può sobillare una folla causando attacchi alle forze di sicurezza del Paese. La Corte Suprema si è espressa più volte a riguardo, imponendo un test particolarmente restrittivo per permettere eventuali limitazioni alla libertà di espressione che comprende il “pericolo concreto e reale” di un episodio di odio conseguente a un discorso o testo che inciti alla violenza. I prossimi passi potrebbero essere: lasciare che il Movimento si riorganizzi, magari riunendosi sotto l’egida della fazione sud più moderata; continuare ad intervenire su singoli casi di incitamento su stampa o in discorsi pronunciati nei centri del Movimento; imporre la chiusura immediata di tutte le istituzioni affiliate al Movimento (scuole, moschee, associazioni, giornali, radio).

Una posizione liberale sarebbe a favore di interventi mirati, favorendo l’ala moderata del Movimento. Una posizione più dura sarebbe  favorevole ad un interventismo immediato. Quale sia il passo che sceglierà Israele si dimostra ancora una volta che il radicalismo islamico non si può combattere sul solo piano delle idee, ma impone decisioni e misure restrittive della libertà. Pur riconoscendo che tali misure sono necessarie per difendere una democrazia sfruttata per coltivare il seme che la potrebbe distruggere,  l’autodifesa della democrazia israeliana non corre alcun rischio, all'orizzonte non c'è alcun segnale di pericolo.  


Giovanni  Quer


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