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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Benny Gantz sul futuro di Tzahal: guerra totale e delegittimazione 06/11/2013

Benny Gantz sul futuro di Tzahal: guerra totale e delegittimazione
analisi di Giovanni Quer


Giovanni Quer

Il discorso del Capo di Stato Maggiore israeliano Benny Gantz al centro BESA all’Università Bar Ilan dello scorso 8 ottobre espone i diversi scenari cui Israele si sta preparando. Quello idilliaco  della pace con l’ANP, del successo delle negoziazioni con l’Iran e dell’indebolimento di Hezbollah non diminuisce le sfide che Israele dovrà affrontare nei prossimi dieci anni. Le sfide di sicurezza sono principalmente dovute al rafforzamento degli attori non-statali che nel Medio Oriente stanno progressivamente sostituendosi allo Stato, indebolito e incapace di mantenere la sovranità. La seconda sfida che attende Israele è giuridica: il diritto internazionale non sta al passo coi tempi, e Israele è esposta a una guerra legale internazionale che si affianca alla delegittimazione.


Il Capo di Stato Maggiore israeliano Benny Gantz al BESA Center

L’importanza geopolitica degli attori non-statali (organizzazioni internazionali, organizzazioni non-governative, multinazionali) è oggetto di studio dagli anni ’90; tuttavia la rilevanza degli attori non-statali militari (organizzazioni terroristiche e imprese private di difesa) ha un significato politico, sociale e giuridico che è stato oggetto di interesse negli ultimi dieci anni e che Israele per prima deve affrontare nell’elaborazione di strategie di difesa. Da un punto di vista politico e giuridico, gli attori non-statali hanno acquisito piena rilevanza solo dopo l’11 settembre, quando l’ONU e l’UE adottano misure di condanna specificamente pensate contro al-Qaeda e organizzazioni affiliate. Da un punto di vista sociale, i cambiamenti internazionali attraggono l’interesse giornalistico dei reporter durante la guerra in Iraq, che ha visto una preponderante partecipazioni di gruppi di difesa privati.

La guerra che combatte Israele contro i gruppi terroristici, tra cui Hamas e Hezbollah, è già la “guerra nuova” in cui sono i gruppi e non gli Stati ad essere sul campo di battaglia. Ma il futuro della difesa israeliana dovrà misurarsi con il costante indebolimento degli Stati che confinano con Israele in favore dei gruppi terroristici, dal Libano all’Egitto. Gantz descrive scenari che Israele già conosce, come i rapimenti e gli attacchi missilistici, e scenari futuri ancora sconosciuti, come gli attacchi cibernetici alle reti militari e civili (banche, messaggerie ecc.), che avranno come scopo seminare il panico. I futuri cambiamenti sono: il livello di preparazione militare dei nemici e la pressione sui confini di Israele. In questo senso, i missili di cui sono dotati gli Hezbollah rende tutto il territorio israeliano potenziale obiettivo militare. Inoltre, il pericolo futuro riguarda il probabile attacco congiunto da parte di Hezbollah, Hamas e altre organizzazioni terroristiche da tutti i confini di Israele, proprio perché la situazione in Siria e in Sinai lascia campo libero alle milizie paramilitari di agire indisturbate. La coalizione dei vari gruppi militari contro Israele potrà esser concertata o indipendente, rendendo difficile l’individuazione di un soggetto con cui negoziare.

L’altro fronte su cui dovrà combattere Israele, avverte Gantz, è proprio il fronte della delegittimazione. Qualsiasi attacco o risposta militare da parte di Israele sarà oggetto di condanne internazionali che scateneranno una guerra legale presso i tribumali internazionali e una guerra sociale con manifestazioni anti-israeliane in tutto il mondo. Ancor più forte sarà la condanna internazionale contro Israele poiché la risposta militare necessaria per fermare la forza militare del nemico impone operazioni militari massicce e immediate.

Già dopo l’operazione “Cast Lead”, i commentatori militari avevano evidenziato che la strategia di difesa di Israele impone una risposta militare rapida, colpendo allo stesso momento diversi obiettivi militari. Il principale problema sul fronte della delegittimazione consiste nel fatto che gli attori non-statali non tracciano alcuna differenza tra “obiettivi militari” e “innocenti”, ossia tra “combattenti” e “civili”, la distinzione fondamentale del diritto internazionale umanitario da cui derivano le norme che regolano le leggi internazionali della guerra. In Libano, dice Gantz, ci sono ormai case in cui vivono i civili vicino a case in cui sono stipati i missili da usare contro Israele. A Gaza, come durante l’operazione “Cast Lead”, qualsiasi edificio, compresi scuole e ospedali, serve alle operazioni dei miliziani di Hamas.

L’immediatezza e la rapidità della risposta militare al pericolo posto dai gruppi terroristici sono necessarie per impedire lo sviluppo di una guerra incontrollabile che non distingue tra obiettivi militari e obiettivi civili e che estende il fronte di guerra all’intero territorio di Israele e a qualsiasi fronte di vita civile. Gantz sottolinea che Hezbollah ha delle capacità militari che nessuno Stato ha o può avere, sia per quanto riguarda l’equipaggiamento militare sia per quanto riguarda le tecniche militari (radicamento nella popolazione civile, capacità di creare una situazione di terrore tra i civili, abilità nell’uso degli strumenti mediatici).

Oltre l’analisi strategica di estremo interesse, è importante evidenziare che la guerra futura di Israele si combatterà sempre più nell’arena giuridica e sociale della comunità internazionale, ossia la lotta contro la delegittimazione. Da un punto di vista giuridico, il diritto internazionale ritiene legittima difesa la risposta militare di uno Stato ad un attacco di un altro Stato o di un gruppo militare parastatale che sia riconducibile però ad uno Stato. Per quanto riguarda Israele, c’è chi suggerisce di trattare i futuri scenari secondo gli schemi giuridici classici: se Hezbollah attacca, Israele deve rispondere attaccando il Libano e non Hezbollah. In questo senso, il diritto internazionale è lontano dalla realtà geopolitica e Israele avrà difficoltà a spiegare le proprie ragioni.

Ma la guerra completamente nuova che Israele è chiamata a combattere è quella contro la delegittimazione, che si estende a tutti i cittadini e a tutti coloro che si occupano in un modo o nell’altro di Vicino Oriente. Un prossimo scenario militare nel Vicino Oriente sarà accompagnato da manifestazioni ed eventi di condanna a Israele che inaspriranno il movimento anti-israeliano del BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) già capace di mobilitare masse, industrie e organizzazioni a danno di Israele. L’equipaggiamento militare è necessario per fermare i terroristi, ma l’equipaggiamento politico e giuridico è altrettanto necessario per fermare la demonizzazione di Israele che negando il diritto di difesa, ignorando i cambiamenti geopolitici, mira a indebolire lo spirito di Israele e delle sue ragioni. Anche qui si dimostra l’importanza sempre più crescente degli attori non-statali la cui penetrazione mediatica e politica sono in grado di influenzare le decisioni di industrie, organizzazioni e Stati. L’importanza dell’azione diplomatica, sociale e politica pro-israeliana ha un significato sempre più strategico, che impone una risposta immediata e decisa alla demonizzazione di Israele.


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