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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Norvegia: il vero problema è parlare di immigrazione 13/09/2013

Norvegia: il vero problema è parlare di immigrazione
Commento di Giovanni Quer
 

In Norvegia è andato al potere il Partito Conservatore: dopo anni di governo laburista, i norvegesi hanno votato centro-destra. La stampa italiana e gran parte della stampa internazionale ha accolto il risultato delle elezioni come una "svolta nella Norvegia post-Breivik": allarmismi di una presunta virata razzista, premonizioni di una riabilitazione del folle omicida Breivik, condanne a tendenze estremiste. Le analisi si soffermano in particolare sulla questione di Breivik, che in gioventù ha militato tra le fila del Partito Conservatore, vedendo quindi in esso un promulgatore di teorie razziste. Come se in Italia si condannassero le emanazioni del Partito Socialista perché tra le sue fila aveva militato Mussolini. Alla non molto chiara connessione delle elezioni con l'affaire Breivik si associano le critiche alla politica anti-europea del Partito Conservatore, senza considerare che la Norvegia anche con i socialisti si è tenuta distante dall'Europa. La questione fondamentale tuttavia appare proprio essere lo spauracchio Breivik: si potrebbe desumere che il Partito Conservatore della Norvegia abbia qualche legame con le distorte teorie che hanno ispirato il massacro di Utoya. Il Partito Conservatore di Norvegia entrerà probabilmente in coalizione con i Liberali, i Cristiano-Democratici e con il Partito del Progresso, che avanza un'agenda anti-immigratoria. Su questo punto si scatenano le critiche che condannano le elezioni in Norvegia per la probabile futura modifica della politica immigratoria. Una condanna dogmatica. Ed è proprio contro il dogmatismo che il Partito Conservatore di Norvegia si scaglia, avendo già annunciato che rivedrà l'aiuto incondizionato all'Autorità Palestinese e che avrà un approccio più pragmatico sulle questioni legate a Israele, compresa la controversia degli insediamenti, la cui posizione sarà basata su più realismo e meno dogmatismo. La maggior parte degli articoli sulle elezioni tuttavia intervistano i sopravvissuti al massacro di Utoya, portando il loro trauma ad esempio di ciò che potrà essere il futuro della Norvegia. Il Partito Conservatore ha politiche tradizionalmente di destra in economia, ma non così sulle questioni sociali. Il problema qual è? Parlare di immigrazione o integrazione? Proporre barriere all'immigrazione? Rivedere i modelli di integrazione che mostrano la loro natura fallimentare nelle terre del pluralismo (Regno Unito, Paesi Bassi, Svezia e anche Norvegia)? Il dogmatismo politico che domina in Europa nasconde l'assenza di una politica immigratoria e di integrazione comune - a volte anche di una politica immigratoria e di integrazione tout court. Affrontare la questione già fa dubitare della rettitudine politica dell'interlocutore; avanzare critiche sull'attuale situazione dell'immigrazione è politicamente inaccettabile; affermare che il multiculturalismo mostra segni di cedimento, per non dire che è fallito, fa scattare la condanna di razzismo o fascismo o destrismo. Le elezioni in Norvegia dimostrano che il dogmatismo politico e sociale comune a Europa e Stati Uniti è invero simile a un clima inquisitorio, in cui non si possono scalfire alcuni solidi principi del benpensare: la sinistra è per sé più morale della destra; immigrazione incondizionata è segnale di apertura; il multiculturalismo (qualsiasi cosa sia) è il modello che funziona. Tutto il resto è razzismo, o fascismo, o estremismo, o comunque squalificato perché "di destra".

Giovanni Quer


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