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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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La Francia delle buone leggi: ecco come si combatte il boicottaggio contro Israele 14/07/2013

" La Francia delle buone leggi: ecco come si combatte il boicottaggio contro Israele "
analisi di Giovanni Quer


Giovanni Quer

Il fenomeno del BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) assume forme sempre più pervasive in ambito sociale ed economico. Non si tratta di gruppi organizzati che per una certa motivazione politica non comprano prodotti di talune marche o di particolari fatture, ma di una corrente ideologica che mira a ridurre le collaborazioni internazionali con Israele in qualsiasi campo.

Le lotte politiche degli anni '70, '80 e '90 volevano influire su determinati gruppi multinazionali, la cui presenza nei Paesi in Via di Sviluppo era ritenuta dannosa per le popolazioni locali. Condivisibili o meno, i boicottaggi delle multinazionali sono basati su una critica dei grandi imperi economici e propongono modelli alternativi di commercio, che intendono essere più collaborativi che sfruttativi di risorse e bisogni dei Paesi più deboli. Nel caso del boicottaggio contro Israele, il BDS, l'incidenza delle teorie economiche solidali è pressoché irrilevante: i progetti sviluppo economico cooperativo a beneficio dei palestinesi non sono l'obiettivo del movimento BDS, quanto invece azioni funzionali allo scopo principale, che è il boicottaggio di Israele.

Il BDS, quindi, non è ideologicamente centrato sullo sviluppo della società palestinese oppressa da imperi economici stranieri, bensì è finalizzato a danneggiare Israele quale realtà statuale, politica e storica che è ritenuta la causa prima e unica del mancato sviluppo della società palestinese. In altre parole, il BDS intende la politica mediorientale in due assunti: a) l'esistenza di Israele è un artificioso risultato delle operazioni politiche delle grandi potenze occidentali; b) la prosperità di Israele è conseguente alla sua presunta violenza espansionistica. Ne deriva che l'esistenza di Israele comprime i diritti e il progresso dei palestinesi.

Senza entrare nell'intricato evolversi della storia che ha portato alla creazione dello Stato di Israele o nel complesso argomentare sul suo diritto ad esistere come Stato ebraico e democratico, le teorie del BDS possono esser confutate con due argomentazioni. La visione politica e economica della situazione palestinese vede la Palestina come un'isola sconnessa dal territorio e dalla regione: il BDS non considera che la Palestina è una realtà geopolitica che va analizzata nel contesto regionale, pertanto le relazioni politiche palestinesi vanno analizzate alla luce anche dei rapporti con gli altri Paesi arabi, per individuare le cause della loro, sempre presunta, involuzione sociale ed economica. In secondo luogo, queste teorie sono diretto frutto della narrativa palestinese che costruisce la propria identità come parallela, opposta e incompatibile con quella israeliana.

Il BDS quindi non è un movimento di solidarietà ai palestinesi, ma un movimento anti-israeliano e come tale ha una connotazione politica discriminatoria che le democrazie sono chiamate a combattere perché diretta contro una nazione specifica.

La Francia ha adottato nel 1977 una legge che criminalizza i boicottaggi economici quali atti discriminatori punibili fino a tre anni di reclusione o fino a 45.000€ di multa. Nel 2004, è stata introdotta una legge che criminalizza anche l'incitamento al boicottaggio, punibile fino a un anno di reclusione o fino a 45.000€ di multa. Il boicottaggio è definito (art. 225-1 e 225-2 del codice penale francese)  come il rifiuto di fornire un bene o un servizio oppure l'impedimento di una qualsiasi attività economica in ragione dell'identità nazionale del potenziale partner.

Negli ultimi dieci anni, ci sono stati alcuni casi dibattuti nei tribunali francesi su boicottaggi contro Israele. Tra i più eclatanti, si ricordano il caso Willem e il caso Khimoun-Arnaud.


Sakina Khimoun-Arnaud

Nel 2003, il sindaco di Seclin, una piccola città nel nord della Francia, è stato accusato di boicottaggio per aver escluso i prodotti alimentari israeliani dalle mense pubbliche sotto sua giurisdizione. Willem, condannato in primo e secondo grado, con anche sentenza di conferma della condanna da parte della Corte di Cassazione, ha fatto ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ha sede a Strasburgo. Willem argomentava che la condanna violava la sua libertà di espressione e la libertà all'opinione politica. I giudici di Strasburgo hanno tuttavia trovato che nel rispetto delle opinioni e convinzioni politiche e nel rispetto della libertà di esprimerle, il boicottaggio non costituisce una forma di espressione di un'idea politica, ma un atto discriminatorio di stampo economico diretto contro uno specifico gruppo in ragione della sua nazionalità. Nel 2010, Sakina Khimoun-Arnaud è stata condannata dal Tribunale di Bordeaux per aver apposto in un supermercato della città delle etichette su alcuni prodotti, recanti scritte che invitavano la clientela a non acquistarli perché fabbricati in Israele.

Altri processi sono in atto per la pubblicazione in internet di video che invitano a boicottare prodotti israeliani e per la diffusione di magliette recanti slogan che incitano al boicottaggio.

Gli accusati e i condannati si difendono invocando la libertà di opinione ed espressione; inoltre, argomentano che segnalare i prodotti fabbricati nelle "colonie" è un'azione che invita i cittadini europei a esimersi dall'acquistare prodotti fabbricati con procedure non conformi agli accordi tra Israele e Unione Europea.

Come ben notano i giudici francesi, la libertà di opinione ed espressione sono cardini della democrazia; tuttavia, la stessa libertà di esprimere le proprie convinzioni non può esser scambiata per un mezzo veicolare di incitamento al boicottaggio. Infatti, il boicottaggio non è una convinzione politica, ma un atto che discrimina contro una nazione, in particolare quella israeliana, ritenuta responsabile dei più turpi atti e crimini contro la giustizia internazionale e i diritti umani. La discriminazione, oltretutto, è basata su convinzioni politiche e interpretazioni ideologiche, non su fatti incontrovertibili. In particolare, citare le condanne dell'ONU a supporto dell'idea che Israele violi i diritti umani non ha alcuna base giuridica, poiché quei documenti sono essi stessi politici.

Il BDS non esprime solidarietà, ma incitamento alla discriminazione e, utilizzando una retorica diffusa che dipinge gli israeliani come violenti usurpatori, si rende responsabile anche della diffusione dell'immagine negativa di Israele e quindi dell'aumento dell'odio antisionista.

La Francia dimostra che la lotta legale contro il BDS è efficace e di successo. Anche in Italia i pro-israeliani dovranno presto serrare i ranghi e intraprendere battaglie nelle aule di tribunale per il progressivo sviluppo del BDS. Non è per amor di retorica che si utilizza un linguaggio guerresco, ma per amor di verità: il BDS ha dichiarato guerra ad Israele e recluta combattenti in ogni ambito sociale. Quello economico è solo il più evidente, e il più facile da diffondere perché sostiene di limitarsi alla questione irrisolta dei territori contesi, ma il boicottaggio accademico, sportivo, culturale dimostra che non è una questione di territori o di amore per i palestinesi, ma una questione di odio anti-israeliano.


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