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Hillel Neuer smaschera l'antisemitismo dell'Unrwa (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Richard Falk deve dimettersi 14/06/2013

Richard Falk deve dimettersi
Il suo rapporto analizzato da Giovanni Quer


Giovanni Quer                 Richard Falk

Lo Special Rapporteur per il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite Richard Falk ha presentato il 3 giugno 2013 un altro rapporto sulla situazione dei diritti umani in Palestina (http://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/RegularSession/Session23/A-HRC-23%20-21_en.pdf). Il contenuto e il linguaggio apertamente anti-israeliani hanno causato reazioni di condanna da parte del Regno Unito, Canada e Stati Uniti. L'organizzazione UN Watch, fondata nel 1993 per monitorare l'effettività delle azioni dell'ONU e la loro conformità ai principi della giustizia internazionale, ha chiesto quest'anno le dimissioni di Richard Falk per le su posizioni violentemente anti-israeliane.

Tra le varie uscite di Falk si ricordano: commenti cospirazionisti sull'11 settembre, l'equiparazione dell'occupazione a pratiche naziste, la definizione della situazione nel Vicino Oriente come una lenta progressione verso l'Olocausto palestinese, la legittimazione di Hamas come organizzazione politica, la difesa del governo di Gheddafi in quanto legittimo regime contro un intervento militare, la definizione degli attacchi alla maratona di Boston come forme di resistenza contro il progetto di dominio degli Stati Uniti.

Il rapporto presentato all'ONU si apre con un'arringa contro l'organizzazione UN Watch: si esprimono sospetti sulla sua indipendenza per le posizioni pro-israeliane, si accusa l'organizzazione di denigrare lo Special Rapporteur e di inficiare la sua indipendenza e, infine, si chiede un'indagine conoscitiva per l'esclusione di UN Watch dal tavolo delle ONG che partecipano ai lavori del Consiglio dei Diritti Umani (par. 2).

Il documento prosegue con un'approssimativa descrizione della situazione, evidenziando l'inadeguatezza del diritto internazionale umanitario di fronte all'occupazione prolungata e insistendo sul "diritto collettivo e inalienabile all'autodeterminazione" dei palestinesi (par. 4-5). Falk dubita dell'efficacia delle negoziazioni dirette in quanto mancano i presupposti politici: "perché Israele, con un governo pro-insediamenti e con mire espansionistiche nella West Bank, inclusa Gerusalemme Est, non sembra voler accettare l'idea del ritiro ai confini del 1967" (par. 7). E' dubbia la competenza dello Special Rapporteur di commentare su questioni politiche così delicate, senza tener conto del principio di scambio dei territori, ufficialmente riconosciuto anche dall'iniziativa araba per la pace del 2002 e di recente tornata in auge.

Il rapporto si focalizza su tre punti: Gaza, prigionieri politici e insediamenti.

I vari paragrafi su Gaza sono colmi di imprecisioni, accuse e analisi politiche più che giuridiche, mentre quelle giuridiche non si limitano ai diritti umani, ma si muovono in altri ambiti, come il diritto internazionale umanitario, che non rientra nel mandato di Falk. Nell'analisi riguardo all'operazione "Pillar of Defence" (14-22 novembre 2012), Falk sostiene che la sequenza di eventi che hanno portato al conflitto è talmente complessa che è impossibile stabilire relazioni di causa ed effetto (par. 8), rimarcando in una estemporanea argomentazione poco giuridica che nonostante il ritiro nel 2005, Israele avrebbe ancora dei doveri di potere occupante in quanto controlla l'accesso a Gaza di beni e persone (par. 10).

Falk formula diverse accuse a Israele. Anzitutto sostiene che la dipendenza dei palestinesi di Gaza dall'UNRWA è dovuta all'embargo imposto a Gaza da Israele (par. 16); poi accusa Israele di aver aumentato gli attacchi deliberatamente pensati contro strutture e civili (par. 20-22); infine, Falk accusa Israele di non rispettare il cessate il fuoco con continue e indisturbate incursioni israeliane a Gaza, con misure restrittive di accesso a Gaza in risposta a "presunti lanci di razzi che non hanno causato danni tra i civili israeliani" (par. 23-30).

Per quanto riguarda i prigionieri palestinesi, Falk accusa Israele di tortura, trattamenti inumani e degradanti, come le confessioni forzate, isolamento prolungato ecc. (par. 31). In particolare, Falk è sconcertato dal crescente numero di minori che popolano le carceri israeliane cui è riservato lo stesso trattamento degradante degli adulti (par. 32). Anche il caso del prigioniero Maysrah Abu Hamdiyeh, morto di cancro, è riletto in accusa ad Israele: "secondo fonti affidabili, si è registrato un inadeguato trattamento medico… e il detenuto è morto incatenato al letto senza nemmeno aver vicino un famigliare" (il tocco tragico è testuale, par. 34).

La sezione sugli insediamenti muove velate accuse a Israele di non voler condurre le indagini nei casi di violenza da parte dei coloni, descritti come parte di una consolidata forma di relazione con i palestinesi da parte degli israeliani residenti in Giudea e Samaria. In più il rapporto nomina una serie di aziende israeliane e internazionali che traggono benefici economici dall'occupazione, con argomentazioni tratte da ONG arabe ed europee che aderiscono alla campagna di BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni).

Più sconcertanti ancora sono le raccomandazioni finali: Richard Falk chiede due commissioni di inchiesta, una sul trattamento dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane e una sulle attività economiche delle aziende israeliane e internazionali negli insediamenti israeliani in Giudea e Samaria. Il rapporto richiede anche di escogitare un meccanismo per difendere i funzionari ONU dalle campagne denigratorie che distolgono l'attenzione dalla sostanza dei diritti umani.

Il rapporto può esser letto come un documento bizzarro o come un documento vergognoso. E' bizzarro il fatto che della situazione dei diritti umani palestinesi non si menzioni nulla riguardo al trattamento riservato alle minoranze in Palestina, all'islamizzazione di Gaza che strozza i diritti degli oppositori politici, delle donne, dei cristiani. E' bizzarro il fatto che in tutto questo non compare una sola volta l'Autorità Palestinese come quasi-stato pienamente funzionante, con delle proprie politiche e una vita istituzionale e sociale ben lontana dagli standard internazionali dei diritti umani. E' vergognoso che il documento non abbia nulla a che fare con il diritto internazionale e con i diritti umani, salvo frasi e locuzioni astratte funzionali alla demonizzazione di Israele e non a una compiuta analisi giuridica. E' vergognoso poi che il Consiglio dei Diritti Umani abbia ancora un funzionario che invece di preoccuparsi dei diritti umani dei palestinesi, sfrutta la propria posizione per delegittimare Israele.

In realtà Falk potrebbe ben scrivere i discorsi a Haniyeh a Gaza o ad Ahmadinejad, nel caso la campagna di UN Watch per le sue dimissioni avesse successo.


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