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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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Zahalka ai giovani arabi: se fate il servizio civile non vi sposerete 12/06/2013

Zahalka ai giovani arabi: se fate il servizio civile non vi sposerete
commento di Giovanni Quer

Jamal Zahalka ha studiato e si è laureato all'Università Ebraica di Gerusalemme.
Deputato alla Knesset, è il direttore del partito arabo israeliano Balad.
Si descrive come vittima dell' 'apartheid razzista israeliana'.
Apartheid ?

Domenica 9 giugno il parlamentare israeliano Jamal Zahalka ha pubblicamente invitato i giovani arabi israeliani (etichetta più breve dell'espressione più affine ai sentimenti nazionali arabi "palestinesi di cittadinanza israeliana") a non fare il servizio civile, perché saranno emarginati e avranno difficoltà a sposarsi. La dichiarazione pubblica di Zahalka riporta all'attenzione la volontà della minoranza araba di integrarsi.

Jamal Zahalka ha ereditato la direzione del partito Balad, acronimo ebraico di patto nazionale democratico e che significa "patria" in arabo, in cui si rispecchia un elettorato arabo variegato che ha come scopo la trasformazione di Israele in uno stato etnicamente neutrale. Alla guida di Balad c'era Azmi Bishara, che vive in Qatar dopo aver lasciato Israele per non affrontare le accuse di spionaggio a favore della Siria. Bishara e Zahalka si sono espressi in appoggio di Hezbollah nel 2006, rendendo visita ad Assad nello stesso anno.

Nel 2011, la Knesset aveva incominciato i lavori per includere gli arabi nel servizio civile (su proposta del partito Israel Beitenu), non solo per eguagliarli ai loro concittadini ebrei e drusi che devono fare il servizio militare, ma anche per permettere una maggiore integrazione della gioventù araba nella società israeliana. Zahalka aveva interrotto i lavori definendo la proposta come un piano colonialista atto a indebolire l'identità nazionale araba.

Allarmati dal crescente numero di giovani arabi che hanno deciso di fare il servizio civile per le maggiori prospettive di integrazione nella società israeliana, la questione del servizio civile è emersa durante i lavori della Commissione Araba di Controllo, che riunisce i leader della minoranza araba e le varie organizzazioni per i diritti umani.

Zahalka ha detto che chi fa il servizio civile "avrà difficoltà a sposarsi" e sarà emarginato dalla società. L'uso dell'avviso-minaccia sul matrimonio e sull'emarginazione sociale è particolarmente significativo poiché pronunciato da un arabo, con un'impostazione interamente orientalista, che vede negli arabi un gruppo sociale organizzato su principi quasi tribali. Davvero gli arabi israeliani sono così? O è forse il timore per il crescente numero di giovani arabi che fa il servizio civile e anche militare a spaventare i leader arabi politicizzati che perseguono un fine altro dall'integrazione?

Le associazioni arabe israeliane si sono in passato espresse contro l'idea del servizio civile con due argomentazioni principali: l'eguaglianza di diritti non deve per forza corrispondere all'eguaglianza di doveri, il servizio civile è uno strumento per l'assimilazione degli arabi. Spesso non si accetta l'idea che eguali diritti corrispondano e eguali doveri perché il privilegio di non fare il servizio militare o civile obbligatorio, così come altri privilegi concessi alle minoranze percepite  come ostili, è considerato come una compensazione per lo status di minoranza che l'esistenza di Israele non fa che perpetuare. L'idea poi di un tentativo di assimilazione è legata al timore che gli arabi si integrino nella società israeliana, legittimando l'esistenza dello Stato di Israele.

Ciò che perseguono molte delle associazioni arabe e con loro molti dei leader politici arabi israeliani è un obiettivo anti-sistema: tentano di costituire all'interno di Israele una società parallela e autonoma che prescinda dalle istituzioni israeliane, dalla lingua ebraica e da tutto ciò che è legato all'idea di Israele. Questo obiettivo è perseguito nei progetti di tutela dei diritti umani, nei progetti di sviluppo e nell'elaborazione retorica di un discorso anti-israeliano anti-sionista, che sfrutta la posizione di minoranza "estranea" in uno stato ebraico per legittimare le aspirazioni nazionali incompatibili con l'esistenza di Israele come stato ebraico e democratico.

Non sarebbe forse il caso che i leader arabi si rivolgessero ai membri tradizionalisti più ostili a Israele all'interno della società araba, e dicessero: "per la creazione di una società democratica e pluralista in Israele, vogliamo che tutte le voci, le opinioni e le posizioni all'interno della minoranza araba siano rispettate, anche quelle che noi non condividiamo". Non è questa l'idea di democrazia? O democrazia è la possibilità di una minoranza di avanzare pretese perché si sente usurpata dallo Stato in cui vive?


Giovanni Quer 


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