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Giovanni Quer
Medio Oriente diritto e società
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La Chiesa di Scozia fa (parziale) marcia indietro sul boicottaggio di Israele 12/05/2013

La Chiesa di Scozia fa (parziale) marcia indietro sul boicottaggio di Israele
Commento di Giovanni Quer

 
Giovanni Quer

La settimana scorsa la Chiesa di Scozia, maggiore organizzazione che rappresenta le comunità presbiteriane, ha pubblicato un rapporto sugli insediamenti intitolato "L'eredità di Abramo: un rapporto sulla Terra Promessa" (The Inheritance of Abraham—A Report on the Promised Land).
Il rapporto si focalizzava sugli insediamenti, sulla presenza israeliana in Samaria e Giudea e sulle maggiori argomentazioni che appoggiano l'attaccamento ebraico alla terra.
Nel biasimare Israele, l'argomentazione di base del rapporto consiste nel mettere sullo stesso piano le rivendicazioni territoriali degli arabi e degli ebrei, sostenendo che gli ebrei non devono leggere alla lettera il testo biblico laddove destina la "Terra Promessa" al popolo ebraico.
In un'interpretazione cristiana delle Scritture, e secondo gli autori del rapporto, più conforme alle esigenze del mondo contemporaneo, non si dovrebbe considerare alcun privilegio nel diritto alla terra delle due parti in conflitto.
Il rapporto fa cenno anche al consolidato argomento secondo cui sarebbero in molti a credere che Israele rappresenta una compensazione per via della Shoah, implicando una certa manipolazione politica da parte di Israele per il perseguimento dei fini nazionali.
Secondo il Jerusalem Post, ci sarebbe anche scritto che una pace duratura sarebbe possible solo con il ritiro dalla Cisgiordania, da Gerusalemme Est e con la fine dell'embargo a Gaza.
L'ambasciatore israeliano nel Regno Unito e le comunità ebraiche di Scozia si sono mobilitate contro la pubblicazione del paper, che per ora è stato rimosso dal sito della Chiesa di Scozia e sarà oggetto di una sessione d'urgenza cui parteciperanno i rappresentanti delle comunità ebraiche e dell'organizzazione cristiana scozzese.
I punti da discutere sono: il diritto di Israele ad esistere, la questione del terrorismo e la difesa di Israele e l'atteggiamento verso gli ebrei, la tradizione ebraica e il senso della storia che si radica nella Bibbia.
La Chiesa di Scozia ha emanato un comunicato in cui conferma che riconosce il diritto di Israele ad esistere e che l'appoggio alla causa palestinese non dev'esser confuso come contrarietà a Israele.
Inoltre, con lo stesso comunicato, la Chiesa condanna l'antisemitismo.

Dire agli ebrei come interpretare le scritture, accusare gli ebrei di esser troppo attaccati alla lettera della Bibbia, insinuare un morboso legame con la storia e la tradizione, sono tra le peggiori manifestazioni di antisemitismo che si celano dietro a svariate convinzioni cristiane.
Tuttavia, ancora più grave è la considerazione religiosa del conflitto, che ovviamente è causato, alimentato e perpetuato dalla sola presenza militare e civile israeliana in Cisgiordania.
Tanto rappresenterebbe l'essenza delle ingiustizie vissute dai palestinesi?

È di gran lunga più grave dell'intramontabile antisemitismo perché non solo nega le responsabilità palestinesi nel conflitto, ma impedisce di collocarlo nel contesto di un montante estremismo che miete vittime tra i cristiani.
L'episodio però insegna che la mobilitazione politica non solo delle istituzioni e delle rappresentanze diplomatiche, bensì delle comunità di interesse, dei cittadini (cosiddetta società civile), può far indietreggiare l'avanzata della demonizzazione e delegittimazione di Israele.


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