Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
La sensazione piacevolissima e' che i dittatori arabi stiano passando di moda e che il terrorismo non paghi piu'. In Israele c'e' molto movimento, le dichiarazioni rilasciate da Arick Sharon al quotidiano dell'opposizione Ha'aretz sono rimbalzate di bocca in bocca, ne parlano i media internazionali e in Israele c'e' elettricita' nell'aria.
Sharon si e' detto pronto a fare dolorose concessioni pur di arrivare alla pace e cosi' facendo dimostra di essere, lui vecchio generale, un grande premier e un politico aperto a pragmatico. Il processo non sara' breve perche' la pace si fa in due e la storia del Medio Oriente insegna che Israele ha sempre tentato di farla disperatamente e inutilmente da solo pero' e'un buon inizio che potrebbe funzionare soprattutto adesso che i terroristi palestinesi hanno perso uno dei loro maggiori finanziatori.
Sharon dimostra di essere aperto alla pace e pronto a condurre il paese verso momenti migliori.
Cosa succede invece nell'Autorita' palestinese?
Abu Mazen, il nuovo primo ministro, ancora non sa cosa fare. Ha presentato al suo capo Arafat la lista dei ministri e Arafat, ha preso il foglio con i nomi dei prescelti e in piena crisi isterica ( meno male che lo hanno disarmato dopo che aveva messo la sua pistola in bocca di Jibril Rajoub), lo ha gettato per terra calpestandolo sotto i piedi.
Purtroppo fino a quando questo individuo avra' in mano il potere non si fara' un passo avanti. E' un nano della politica, e' un semplice piccolo dittatorucolo, e' un terrorista e non si smentisce mai.
E la Siria? Bashar Assad ha fatto di tutto e di piu' da quando e' al potere: ha esternato davanti al Papa sentimenti antisemiti, ha continuato ad armare i terroristi hezbollah il cui capo, il famigerato Nasrallah, e' suo amico fraterno. Ha mandato armi in Iraq, ha nascosto, pare, in Siria armi irachene, ha dato asilo a molti fuggitivi iracheni e, dulcis in fundo, tanto per non smentirsi, ha dichiarato che se l'America lo minaccera', lui attacchera' Israele.
Il leit motiv dei tiranni arabi rimasti al potere non e' cambiato, Israele e' sempre il loro obiettivo.
Da un lato, quello democratico di Israele, abbiamo la svolta e dall'altra parte, quella delle dittature arabe, abbiamo il ristagno, vecchio di un secolo, che incomincia a puzzare troppo.
E' il problema di sempre, Israele che tenta il dialogo e fa concessioni va a sbattere inevitabilmente contro il muro oscurantista delle dittature arabe.
Saddam non c'e' piu' e i cambiamenti in Medio Oriente saranno fatali perche' la storia deve andare avanti malgrado chi tenta di continuare il loro mestiere di dittatori.
E l'Europa? Se vorra' uscire dal vecchiume che l'attanaglia dovra' rivedere i suoi sentimenti amorosi per i satrapi mediorientali, dovra' mettere un freno al suo pacifismo ipocrita e terzomondista e dovra' guardare a questa nuova frontiera che potrebbe portare, se non la democrazia, almeno la pace e il benessere in Medio Oriente.