Jordan Peterson intervista Benjamin Netanyahu sulla storia di Israele Video con sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello
Jordan B. Peterson intervista il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu sulla storia di Israele e sul diritto degli ebrei alla loro terra ancestrale, la Terra d'Israele, situata tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo. Questa è la risposta alla narrazione falsa araba e alla loro assurda rivendicazione della terra di Israele, la patria del popolo ebraico da tempo immemorabile. La risposta a qualsiasi rivendicazione araba su una terra che chiamano "Palestina". La terra di Israele, che hanno invaso, non è mai stata terra araba e non sarà mai loro.
Parigi: la jihad torna al Bataclan sotto forma di musica Commento di Pierluigi Battista
Testata: Corriere della Sera Data: 04 settembre 2018 Pagina: 24 Autore: Pierluigi Battista Titolo: «Houellebecq profetico, con la jihad del rapper che arriva al Bataclan»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 03/08/2018, a pag.24, con il titolo "Houellebecq profetico, con la jihad del rapper che arriva al Bataclan" il commento di Pierluigi Battista.
Chissà se a Michel Houellebecq verrà la voglia di esigere un po’ di diritti d’autore, se Parigi rischia di diventare il palcoscenico della profezia contenuta nel suo romanzo Sottomissione, quello che racconta di una Francia che per la prima volta elegge un presidente islamico. È solo una suggestione, ovviamente. Ma il fatto che il prossimo ottobre il Teatro Bataclan, il luogo di una carneficina attuata con fanatica ferocia in nome del fondamentalismo jihadista, possa esibirsi un popolare rapper di nome Médine Zaouiche con una canzone intitolata proprio Jihad e un’altra in cui si accenna con artistiche metafore alla «crocifissione» dei laici, questo fatto può essere certo letto come un sintomo di sottomissione. Di rassegnazione. Di accondiscendenza. Di mancanza di reazione.
Il cantante islamista Médine, ma non dovrebbe essere un reato inneggiare al terrorismo?
Perché ovviamente non è in questione la libertà d’espressione e la possibilità per un rapper di cantare le sue canzoni dal testo incendiario nei luoghi in cui si svolgono i concerti in Francia. È in questione l’insensibilità, e anzi la pulsione di prepotenza con cui si è deciso di esibirsi proprio lì. Proprio in un luogo che non è un santuario ma che comunque resta lo scenario di una strage voluta e realizzata come atto di guerra religiosa. Di una jihad, anche se il rapper Médine dice di voler dare a questa espressione un significato del tutto diverso. Una decisione arrogante. Offensiva nei confronti dei parenti delle vittime che infatti sono restati interdetti da questa scelta sciagurata. E comunque, se Médine si dice sconvolto per la morte di tutti quei giovani, cosa gli costa cambiare sala da concerto? Sarebbe la prova della sua buona fede, la dimostrazione della sua asserita volontà di stare vicino a chi ha perso un proprio caro al Bataclan. Se invece non lo farà, sarà uno schiaffo per Parigi. La libertà d’espressione resti intatta. Un po’ lontano dal Bataclan, però.
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