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Deborah Fait
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"I 'sì...ma" di alcuni falsi amici di Israele: solidarietà con riserva, il diritto alla difesa israeliano 17/10/2026

"I 'sì...ma" di alcuni falsi amici di Israele: solidarietà con riserva, il diritto alla difesa israeliano

Commento di Deborah Fait

 Deborah Fait
Deborah Fait

 

Hanno massacrato gli israeliani? SI. Hanno rapito i loro figli, genitori, nonni? SI. Hanno colpito Israele con più di 5000 missili in poche ore? SI. Hanno scatenato una guerra? SI. Ma, per carità, non esageriamo con la difesa: potremmo disturbare le coscienze dei nostri raffinati moralisti.

Questa è l’ipocrisia di certuni che si dichiarano amici di Israele. Quelli che ti concedono il diritto di essere massacrato, purché tu non pretenda di sopravvivere.

C’è una parola che ormai conosco fin troppo bene e che mi fa andare in bestia. È una parola piccola, apparentemente innocua, ma capace di rivelare tutta la miseria morale di certi discorsi. Questa parola è MA. «Sì, il 7 ottobre è stato un orrore assoluto... MA Israele ha esagerato».

Ecco, ci siamo. Il rituale è completo. Si riconosce il massacro, ci si concede un minuto di commozione per gli israeliani assassinati, si ammette persino che i rapimenti siano stati una cosa brutta. Poi, finalmente, si arriva al punto che interessa davvero: Israele deve essere messo sul banco degli imputati perché non si fa la guerra così, con tanto di bombe, che diamine! Anzi non si deve fare la guerra ai palestinesi. Punto! Qualunque cosa loro facciano, noi israeliani dobbiamo lasciare che ci scannino in santa pace. Se ci difendiamo allora scatta il buonismo da salotto e si incomincia a parlare dei palestinesi come vittime. Qui sta l'errore frutto di una propaganda ormai decennale. Mettiamo in chiaro una cosa importante: I palestinesi non sono vittime di Hamas, come affermano quasi tutti i buonisti ipocriti, per giustificare le loro azioni barbare. I palestinesi vogliono Hamas e ne sono parte, lo hanno voluto nel 2007. Lo hanno appoggiato mentre ammazzava gli avversari di Fatah, mentre scaraventava gli omosessuali dai tetti dei palazzi. Lo hanno aiutato mentre distruggeva le serre e le bellezze costruite da Israele di cui godeva anche la popolazione di Gaza. I palestinesi hanno sempre voluto Hamas e se facessero le elezioni nei territori che occupano in Giudea e Samaria, il gruppo terrorista le vincerebbero senza problemi. 

Ma torniamo a noi. I morti del 7 ottobre? Sì, certo, una tragedia. I bambini, le famiglie, i giovani del Nova massacrati, le donne violentate, gli anziani strappati dalle loro case, i 255 ostaggi trascinati a Gaza a morire per fame, stupri, torture. Tutto riconosciuto. E poi, dopo un paio di giorni dai massacri, tutto archiviato. E adesso, per favore, basta parlarne perchè avete rotto le palle: bisogna occuparsi delle colpe di Israele.

Israele ha esagerato, dicono! Ma esagerato cosa?

Sono stati uccisi circa 1.200 esseri umani, 255 persone sono state rapite e portate a Gaza, mentre su Israele si abbatteva una pioggia di razzi.5000 in poche ore, eravamo nei rifugi, non facevamo in tempo a risalire che dovevamo nuovamente ritornarvi. L’attacco del 7 ottobre non fu una manifestazione degenerata in violenza, una protesta finita male o un incidente di frontiera. Fu un’aggressione organizzata da anni con il fine di cancellare Israele. Si, volevano un altro genocidio di ebrei , quelli sopravvissuti alla Shoah, con incursioni nei kibbutz, nelle abitazioni, nelle basi militari e al festival musicale Nova. Fu una giornata di massacri, rapimenti e violenze in perfetto stile islamo-nazista, che ha lasciato una ferita profonda e indelebile nella società israeliana.

Eppure, per certi raffinati commentatori da salotto, il vero scandalo comincia quando Israele reagisce.

E allora è inevitabile chiedersi perché il diritto di Israele a difendersi viene sempre accompagnato da un asterisco, una riserva, una condanna preventiva. L'accusa di genocidio è uscita prima ancora che Israele attaccasse Gaza. E oggi non esiste essere umano al mondo che non la ripeta come un mantra, convinto sia la verità.

Perché quando viene aggredito Israele, la sua risposta deve essere sottoposta a un esame morale che sembra non avere mai fine, mentre chi ha scatenato la guerra viene relegato sullo sfondo, e , nei casi peggiori, persino giustificato?

Perché il carnefice scompare dalla scena e la vittima, appena tenta di reagire, diventa la protagonista del processo? Perchè i palestinesi che nella loro breve storia di meno di un secolo, hanno fatto solo terrorismo e non solo in Israele, sono tanto amati? E' una domanda che mi pongo quotidianamente. Perchè? Hanno ammazzato in Italia e in ogni paese europeo dove arrivavano. Eppure, li amano, li difendono dalle porcate che fanno. Li esaltano. La bandiera fasulla di un popolo inventato per cacciare gli ebrei dal Medio Oriente, la bandiera fasulla di un paese che non c'è, che mai è esistito, è diventata la bandiera plurinazionale dell'Europa. 

È un capolavoro di immoralità. Non basta che gli israeliani siano stati massacrati: devono anche dimostrare di avere reagito con sufficiente moderazione per meritarsi la solidarietà altrui. Non basta essere aggrediti: bisogna anche comportarsi in modo da non disturbare la coscienza di chi osserva comodamente da lontano e giudica, arrivando persino a negare il 7 Ottobre.

Gli amici di Israele. Quelli sinceri, quelli che hanno amici ebrei, che hanno visitato Gerusalemme, che ricordano la Shoah, che si dichiarano indignati per l’antisemitismo. Quelli che, davanti a un israeliano, magari gli stringono la mano e gli dicono: "Io sono dalla vostra parte". Eh si, sono  dalla tua parte purchè... 

Purché Israele non combatta troppo. Purché non vinca troppo. Purché non faccia vedere la propria forza. Purché accetti di essere giudicato da chi non ha mai dovuto correre in un rifugio mentre suona una sirena, da chi non ha mai atteso notizie di un figlio rapito, da chi non ha mai vissuto con la consapevolezza che il nemico vuole cancellare il proprio Paese. E soprattutto, purché Israele perda il diritto di decidere come difendere i propri cittadini. Però è sbagliato generalizzare!Tra questi amici con il pelo sullo stomaco vi sono anche quelli veri, anche tra i politici e i giornalisti: Abbiamo sentito le parole di Luigi Marattin, del partito Liberaldemocratico, e di Maurizio Gasparri, alla commemorazione delle vittime del 7 Ottobre. Parole forti, emozionanti, parole sentite con il cuore che mi hanno fatto venire un nodo alla gola e il desideio di abbracciarli. E poi giornalisti, citerò i più conosciuti che mi vengono in mente, come Nicola Porro, Daniele Capezzone, Tommaso Cerno, Giuliano Ferrara, Mario Giordano, Paolo Liguori, Aessandro Sallusti, David Parenzo e pochi altri che non hanno mai pronunciato quel...ma o quel...però...

I giornalisti alla Formigli, per intenderci e politici corrotti si sentono in dovere di far sorgere il dubbio nell'opinione pubblica, sempre facilmente manipolabile, che Israele sia il mostro della situazione. E i palestinesi le vittime. Barbari, sgozzatori, tagliagole, stupratori ma vittime!

I falsi amici concedono sostegno alla vera vittima (Israele) finché resta immobile, silenziosa e possibilmente morta. 

Sì, avete subito un massacro, ma…

Sì, vi hanno rapito i figli, ma…

Sì, vi hanno sparato addosso migliaia di razzi, ma…

Sì, avete il diritto di difendervi, ma non così.

E allora come? Con quale manuale di guerra scritto nei comodi uffici europei? Con quale regolamento scritto da chi pretende di sapere esattamente quanta paura, quanto dolore e quanta distruzione una nazione possa sopportare prima di essere autorizzata a reagire?

E chi stabilisce il momento in cui la difesa diventa «esagerazione»? Chi decide quanto debba durare la pazienza di un popolo sotto attacco? Quanti allarmi, quanti funerali, quanti ostaggi, quante minacce siano sufficienti prima che gli spettatori si degnino di riconoscere che Israele non sta partecipando a un dibattito accademico, ma sta combattendo per la propria sicurezza e la propria vita.

Non esiste una risposta semplice a ogni questione militare. Ma esiste una domanda alla quale gli amici del «sì, ma» dovrebbero rispondere:avrebbero preteso la stessa moderazione da qualsiasi altro Paese occidentale colpito in quel modo? No! Avete mai visto cortei e manifestazioni contro la Russia di Putin? Avete mai sentito di turisti russi buttati fuori dagli hotel, o dalle università? NO! Eppure la Russia massacra l'Ucraina da 4 anni. Mai vista una sola bandiera ucraina nel cortei.

C'è poi un'altra domanda, ancora più scomoda: che cosa significa davvero essere amici di Israele?

Significa partire dai fatti, riconoscere chi ha aggredito chi,  non trasformare automaticamente ogni reazione israeliana nella prova di una colpa originaria. Significa non dimenticare il 7 ottobre appena la cronaca cambia argomento. Significa non trattare la sicurezza degli israeliani come un fastidio.

E allora, cari amici del «sì, ma», provate a togliere quel ma. Provate a dire: "Sì, il 7 ottobre è stato un massacro. Sì, Israele ha il diritto di difendersi. Sì, la sicurezza degli israeliani conta quanto quella degli altri popoli". ».

Il 7 ottobre non è un dettaglio da ricordare, en passant, prima di passare alle accuse contro Israele. È il punto di partenza senza il quale il resto della discussione diventa manipolazione.

Un amico che ci riconosce il diritto di difenderci con riserva,  soltanto quando non lo eserciti non è un amico. È uno spettatore che vorrebbe scegliere lui stesso come e se io, israeliana, possa sopravvivere.

Quel ma meriterebbe un'indagine internazionale. Israele Ha il diritto di difendersi, purché non faccia troppo sul serio. Purché non sconfigga il nemico troppo in fretta, ma neppure troppo lentamente. Purché protegga i suoi cittadini senza provocare immagini sgradevoli. Purché combatta una guerra vera in un complesso urbano con la delicatezza di un seminario sulla pace.

La sua sicurezza non è una questione di immagine. È una necessità concreta, scritta nella storia degli ebrei e rinnovata ogni volta che qualcuno annuncia che lo Stato ebraico non dovrebbe esistere. È una richiesta uscita proprio in questi giorni dalla bocca di Francesca Albanese: "Israele deve sparire". Parole inqualificabili, sconvolgenti e indecenti che nessuno ha mai pronunciato per nessuna Nazione al mondo. Dette da un'italiana, sorridente quando si augura la morte e la sparizione degli ebrei, fa provare una sensazione infernale. Ma non c'è stata nessuna reazione. Il mondo accetta tutto contro gli ebrei e consegna le chiavi di molte sue città al più barbaro antisemitismo. 

Israele deve dimostrare continuamente di meritare il diritto di sopravvivere, mentre chi lo attacca può contare sulla comprensione di chi è sempre pronto a spiegare perché lo abbia fatto.

E allora, cari amici del "sì... ma", abbiate il coraggio di dire che il 7 ottobre è stato un massacro. Dite che i rapimenti sono stati un crimine. Dite che Hamas è responsabile delle proprie scelte. Dite che Israele ha il diritto di difendere i propri cittadini, nel rispetto del diritto internazionale. Non vi cadrà la corona dal capo. Non sarete accusati di aver rinunciato alla vostra intelligenza. Facendo così avreste soltanto dimostrato di saper distinguere fra la critica e il pregiudizio, fra la responsabilità e la colpa automatica, fra l'amicizia e l'ipocrisia. Perché quel ma non è sempre un innocente segno di punteggiatura. A volte è il punto esatto in cui la solidarietà si interrompe e comincia il processo alla vittima.

E dopo il 7 ottobre, dopo gli assassinati, dopo i rapiti, dopo le famiglie distrutte, Israele non ha bisogno di amici che gli concedano il diritto di difendersi a condizione che...

ABBIAMO BISOGNO DI AMICI CHE NON CONFONDANO LA DIFESA CON LA COLPA, LA CRITICA CON LA CONDANNA PREVENTIVA E LA PACE CON LA RESA.

Un'amicizia che dura soltanto finché Israele porge l'altra guancia non è amicizia. È una richiesta di resa incondizionata. E' il permesso aI gazawi di ripetere quanti 7 Ottobre vogliono che tanto saranno senpre giustificati, e, in alcuni casi, troppi,  osannati. 

Non accetterò mai quei ma e quei però di supposti amici che fanno più danni degli antisemiti dichiarati perché sono un lasciapassare morale per chi, tra la gente comune, non sa da che parte stare. Chi non sa niente della storia di Israele, chi per tutta la vita ha sentito parlare con pregiudizio degli ebrei, chi è dubbioso, prende quei ma e li fa suoi. E' così che si diffonde l'antisemitismo,  soffiando sul fuoco con aria innocente.

Deborah Fait 


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