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Deborah Fait
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Mostra del Cinema di Venezia, 30 denari per 25 minuti di odio e propaganda 15/09/2026

Mostra del Cinema di Venezia, 30 denari per 25 minuti di odio e propaganda

Commento di Deborah Fait

 Deborah Fait
Deborah Fait

 

Che straordinaria ironia. 

Pensate che Israele permette ai suoi critici e odiatori anche israeliani di accusarlo pubblicamente nel mondo. E lo permette anche se il docu-fake viene ideato e girato da israeliani traditori, i soliti registi comunisti che svenderebbero il Paese agli arabi. Paese dal quale meriterebbero un calcio nel sedere. Invece a Venezia hanno preso il Leone speciale della Giuria.

Ma guarda che strano! Arriva un documentario stracolmo di schifose menzogna e lo premiano solo perché diffama Israele. Qualcuno è sorpreso? Io no!

Israele è una democrazia nella quale due cittadini possono realizzare un film durissimo contro il proprio governo e contro il proprio esercito, presentarlo a Venezia e ricevere un premio internazionale. E la risposta dell'Europa qual'è? Applaudire il film e contemporaneamente dimenticare proprio quella libertà che lo ha reso possibile. Mancava soltanto il martelletto del giudice.

Per il resto, processo perfetto.

L'accusa? Gravissima.

Le prove? Testimonianze anonime, la cui identità, ruolo e possibilità concreta di conoscere i fatti non sono verificabili.

Ma tranquilli: a Venezia basta che la storia piaccia.

E quale storia piace di più, ormai, nei salotti culturali europei?

E' sempre quella in cui Israele è il mostro.

Non importa che il 7 ottobre abbia aperto questa guerra con un massacro deliberatamente perpetrato contro civili israeliani. Non importa che Hamas abbia costruito la propria macchina militare nel cuore della popolazione di Gaza. Non importa che Israele abbia il diritto di difendersi e che ogni operazione militare debba essere giudicata sulla base di fatti concreti, non di sceneggiature ideologiche.

Bisogna arrivare alla conclusione già confezionata: Israele è colpevole.

E se a dirlo sono due israeliani, tanto meglio!

Questa è la parte più tragicomica.

Improvvisamente un israeliano di sinistra diventa "la voce di Israele". Uno solo, o due, possono parlare per milioni di persone, per l'intero esercito, per un Paese intero.

È la versione cinematografica del vecchio trucco: «Lo dice perfino un ebreo!»

E allora via con gli applausi.

Ventitre, ventiquattro, venticinque minuti. A Venezia non si sono risparmiati: venticinque minuti di applausi per NAZA, 25 minuti di odio. il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, (ricordate bene i nomi dei Giuda),  che ha conquistato il Premio Speciale della Giuria e che racconta la guerra di Gaza attraverso una serie di testimonianze anonime di presunti militari e uomini dell'intelligence israeliana con i volti nascosti e la voce alterata.

E' strano che nessun cinematografaro finora sembra avere alcun interesse a raccontarlo come si comporta una dittatura. Iran, Sudan, Russia, Turchia, Cina non toccano le coscienze di nessuno. Nelle università non c'è nessuna tenda per ricordare le donne afghane o per onorare i giovani iraniani massacrati dal regime di quel Paese. Niente di tutto lo schifo che c'è nel mondo tocca la nostra "brava gente" e i media italiani. 

Ma i palestinesi, vuoi mettere i palestinesi

I carnefici vanno onorati se sono di Gaza o di Ramallah.

Quelli vanno per la maggiore. Fa più notizia (con l'immancabile condanna a Israele) un terrorista se viene arrestato o ucciso dall'IDF che una ragazzina iraniana ammazzata a calci per la strada a Teheran per aver avuto il velo storto sul capo. 

Le femministe? Non pervenute. L'Iran è un paese amico!

I media? Viene sempre prima una donna di Gaza che fa spettacolo davanti alle telecamere, urla e si strappa i capelli. E dietro i cameramen bambinetti palestinesi saltano e ridono per la sceneggiata.

 

Ma ritorniamo a Venezia. Naza: Volti nascosti, voci alterate, identità non verificabili. Eppure, per il pubblico del Lido, tutto sembra essere già deciso: Israele colpevole, IDF criminale, Gaza vittima assoluta. Applausi a non finire, bandiere palestinesi che sventolano in sala, la gente impazzisce di odio.

Ho dovuto trattenere il vomito guardando il documentario che ha dato ai due registi i loro 30 denari. Purtroppo loro non andranno a impiccarsi al primo albero. 

Eccoli fotografati mentre alzano con orgoglio il Leone, premio speciale della Giuria del Festival del Cinema di Venezia. 

Da quando ne è presidente Pietrangelo Buttafuoco, convertito all'islam col nome di Jafar al Siqilli, la Mostra è diventata la casa del filopalestinismo. Da domani il docufilm sarà proiettato in tutte le sale italiane e aspettiamo ondate di odio violento e profondo.

E naturalmente arriva il coro dei media.

Titoli indignati, commenti solenni, parole enormi: "crimini", "uccisioni deliberate", "genocidio". Tutto rigorosamente senza la necessità di aspettare che le accuse vengano dimostrate perché quando si parla di Israele, la presunzione d'innocenza sembra essersi presa una vacanza.

E il principio diventa semplicissimo:

se un israeliano accusa Israele, allora è vero.

Se l'IDF contesta e chiede verifiche? Propaganda.

Se Israele presenta la propria versione? Propaganda.

Se esistono dubbi sulle fonti? Propaganda.

Se qualcuno ricorda il 7 ottobre? Ah, quello è "cambiare discorso"…e poi, si sa che si sono ammazzati da soli per avere la scusa di attaccare i poveri gazawi, così innocenti e innocui.

Comodo, no? Comodo e terrificante!

La guerra viene raccontata come se fosse cominciata quando Israele ha reagito ai massacri dei gazawi assetati di sangue.

È una tecnica narrativa straordinariamente efficace: cancellare il primo capitolo e poi accusare il protagonista di essere comparso senza motivo,  improvvisamente, nella scena, per uccidere. 

E così il massacro del 7 ottobre diventa quasi una nota a piè di pagina, mentre ogni accusa contro Israele viene trasformata in un evento storico decisivo.

Poi c'è Gaza. Una tragedia umana terribile, senza dubbio, voluta fortemente da Hamas e dai loro capi che mandavano ordini dal Qatar"Che muoiano più donne e bambini possibile!". Queste parole terribili sono state pronunciate chiaramente dal capo supremo Mashal ma riprese solamente da un paio di giornali, quelli che i comunisti non leggono.  

Ma proprio perché Gaza è una tragedia, dovrebbe essere raccontata con serietà, verifiche, responsabilità e soprattutto con il coraggio di guardare tutta la realtà.

Non soltanto quella che fa comodo.

Perché se il cinema vuole diventare tribunale, almeno dovrebbe accettare il diritto alla difesa. Altrimenti non è un processo. Uno spettacolo di infimo ordine. E' un linciaggio.

E a Venezia lo spettacolo è riuscito benissimo.

Venticinque minuti di applausi. Urla, bandiere palestinesi sventolanti portate da casa o forse addirittura distribuite a Festival. 

Un tempo lunghissimo per applaudire un film che condanna Israele. E' lunghissimo anche pensando all'odio che lo ha provocato.  Sarei curiosa di sapere: qualcuno si è posto il dubbio se tutto ciò che viene raccontato sia stato davvero verificato? Non credo, ehhh…"lo dicono gli stessi ebrei"

Forse il prossimo anno potrebbero istituire direttamente un nuovo premio:

Leone d'Oro per la migliore requisitoria contro Israele.

La giuria avrebbe vita facile. Il pubblico applaudirebbe. I giornali titolerebbero menzogne non provate.

E Israele, come sempre, potrebbe tranquillamente sedersi sul banco degli imputati.

Colpevole anche senza prove.

Perché ormai, in una parte dell'Europa, non è più necessario odiare solo gli ebrei. È sufficiente odiare Israele, chiamarlo cultura e cambiare ebreo con sionista. Fa meno vergogna. E' persino più elegante e moderno. 

"I vertici dell'IDF negano che il docu-film sia veritiero poiché si basa su testimonianze anonime di individui la cui identità non può essere verificata, compresi dettagli sul loro eventuale servizio nelle Forze di Difesa Israeliane, sul ruolo ricoperto o sul loro coinvolgimento nelle vicende oggetto delle accuse", si legge nella dichiarazione. L'esercito ha dichiarato che il documentario conteneva affermazioni riguardanti la strategia nazionale e militare che erano "chiaramente al di là delle conoscenze dei soldati di grado inferiore". 

"L'esercito ha dichiarato di colpire obiettivi militari e di compiere "sforzi senza precedenti per ridurre al minimo i danni ai civili", accusando al contempo Hamas di aver infiltrato i propri agenti e le infrastrutture militari nelle aree civili.

"Quando emergono sospetti specifici di violazioni della legge da parte di un soldato delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), le IDF si impegnano a fondo per indagare su tali violazioni e assicurare alla giustizia i responsabili attraverso meccanismi di applicazione della legge indipendenti", si legge nella dichiarazione.

"Per quanto riguarda le accuse sull'uso dell'intelligenza artificiale nelle decisioni relative agli obiettivi, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno affermato che "le decisioni riguardanti la selezione e l'approvazione degli attacchi nelle IDF sono prese esclusivamente da personale umano, in conformità con le linee guida delle IDF, e non dall'intelligenza artificiale". 

È il secondo anno consecutivo che un film incentrato sulla guerra di Gaza attira grande attenzione e premi a Venezia, dopo "La voce di Hind Rajab", 

Aspettiamo l'anno prossimo per vedere cosa si inventeranno ancora per diffamare Israele. Vi sono buone speranze.

 

Deborah Fait


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